“Eat & Run”, il sentiero di un campione

Proposto finalmente al pubblico italiano da Piano B (nella traduzione di Antonio Tozzi e con la prefazione di Alex Bellini), “Eat & Run” è un best seller scritto da Scott Jurek in collaborazione con Steve Friedman, sinora tradotto in ventuno paesi.

Mai titolo è stato più indovinato: i due verbi, mangiare e correre, sintetizzano perfettamente l’essenza della vita di Jurek, campione di ultramaratona e personaggio mitico per molti appassionati delle gare podistiche sulle lunghe distanze.

Eat & Run

Correre

Ci permettiamo di invertire l’ordine dei due verbi, se non altro perché nella sua coinvolgente narrazione Scott Jurek dimostra di aver ben chiaro fin dalla giovane età la propria predisposizione per la corsa, assai più che quella per una sana alimentazione.

Jurek, che racconta davvero senza reticenze, ci spiega come un padre estremamente severo (al contrario della madre, che ancora giovane si ammalerà di sclerosi multipla e alla quale il runner-scrittore sarà sempre molto legato) lo abbia educato alla pazienza e alla fatica.

Così prende il via il godibilissimo resoconto degli allenamenti, sempre più lunghi e duri, spesso in compagnia dell’inseparabile Dusty, spirito libertario, inguaribile donnaiolo e fido battistrada (il battistrada è colui che può affiancare un ultramaratoneta per spronarlo nell’ultimo tratto di gara). Resoconto degli allenamenti ma soprattutto delle corse, che hanno permesso a Jurek di inanellare una serie di prestigiose vittorie in alcune competizioni internazionali… davvero estreme (come la 24 ore in pista, la Badwater Ultramarathon e la Spartathlon).

Perché per Scott Jurek la corsa sulle lunghe distanze, nella sua ripetitività estenuante, equivale alla ricerca della propria identità più profonda: “Dusty, Jones, Newton e Cerutty: tutti loro avevano affrontato i limiti dei loro corpi e delle loro menti per cercare di crearne di nuovi. Per loro correre non era un esercizio o un hobby, e neppure una questione di competizione. Fondamentalmente erano degli esistenzialisti in pantaloncini, e anch’io volevo essere come loro”, p. 103.

Mangiare

Anche noi podisti amatori sappiamo quanto una corretta alimentazione influisca positivamente non solo sulla salute ma anche sulle prestazioni sportive. Persino l’atleta più incline ai cibi spazzatura, se si allena con costanza viene quasi obbligato dal proprio corpo a virare verso una dieta sana; figurarsi uno come Jurek, campione di caratura mondiale.

C’è di più: la scelta di un’alimentazione prima vegetariana e poi vegana (alla fine di ogni capitolo, peraltro, ci attende una delle ricette vegane dell’autore) rappresenta un percorso lungo e non privo di momenti difficili, che conferma la volontà del nostro Scott di vivere all’insegna della massima consapevolezza di sé. Come? Correndo e mangiando, naturalmente: “È facile restare coinvolti in scadenze e debiti, vittorie e sconfitte. Le persone che amiamo ci lasciano. La gente soffre. Una gara di 160 chilometri – o di 5000 metri o una corsa intorno all’isolato – non allevieranno il dolore di nessuno. Un piatto di guacamole e cavolo nero non libereranno nessuno dal dolore.

Ma puoi esserne trasformato. Non in una notte, ma a lungo termine. […] Noi tutti tendiamo verso un obiettivo, ed è importante se lo raggiungiamo o meno – ma non è la cosa più importante. Quel che conta è come ci muoviamo verso quell’obiettivo. Ciò che è fondamentale è il passo che stiamo facendo in questo preciso momento.

Ognuno segue un sentiero diverso. Mangiare bene e correre libero ha aiutato a trovare il mio, e potrebbe aiutarti a trovare il tuo. Non puoi mai sapere dove ti porterà il tuo sentiero” (pp. 261-2, corsivo nel testo).


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