Elogio del limite (Ediciclo 2012) è un libro in cui Fabrizio Pistoni racconta la propria partecipazione all’edizione 2010 del Tor des Géants, nella quale si è piazzato in un’onorevolissima ventesima posizione.

Ma chi è Fabrizio Pistoni? E cos’è il Tor des Géants? E, infine, com’è fatto questo volume? Nel breve spazio a nostra disposizione daremo una risposta-lampo a ciascuna di queste tre domande.

Chi è Fabrizio Pistoni

Classe 1963 e sportivo eclettico, Pistoni si definisce “afflitto da dipendenza da endorfine”. Pur avendo scoperto la corsa sulle lunghe distanze solo in età matura, non ha certo un passato da sedentario: è stato campione italiano junior di discesa di canoa fluviale (categoria C2); nel 1994 ha partecipato ai mondiali di rafting con il fratello Marcello, Walter Cecchinelli e Pietro Berga, arrivando secondo nello slalom e terzo nella discesa; ha compiuto diverse grandi traversate con gli sci su e giù per il mondo; ha partecipato ad alcune gare di triathlon (Ironman Embrun ed Elba nel 1996); ha partecipato nel 1998 al Camel Trophy in Argentina e Cile.

Gli mancava solo l’ultratrail…

Cos’è il Tor des Géants

Ogni anno, nel mese di settembre, 750 individui con una spiccata inclinazione masochistica si danno appuntamento a Courmayeur (luogo di partenza e di arrivo della gara) per cimentarsi in uno dei trail più duri al mondo: si tratta di percorrere 330 chilometri in regime di semi-autosufficienza, attraversando le Alte Vie della Valle d’Aosta, il parco nazionale del Gran Paradiso e quello regionale del Monte Avic. È una corsa a tappa unica, con 24.000 metri di dislivello e un tempo limite di 150 ore. Così, per ridere.

E a proposito di limite: come descrive Fabrizio Pistoni la propria esperienza al Tour des Géants?

elogio del limite

Elogio del limite

Chi pratica uno sport di endurance ha chiari due concetti: il paesaggio che si attraversa, per quanto suggestivo sia, non lo si può certo ammirare, però lo si può sentire; il secondo concetto è che, superato un certo numero di chilometri, ci si ritrova in una situazione psicologica bizzarra, dove due opposte sensazioni coesistono, anzi sembrano proprio coincidere: la massima euforia, la totale consapevolezza di sé (Pistoni la chiama “fase eroica”), e la sensazione di perdita assoluta del proprio io, di abbandono di ogni pur minima certezza.

E in Elogio del limite Fabrizio Pistoni ci restituisce fedelmente entrambi i concetti. Il meraviglioso scenario valdostano non viene colto nelle sue peculiarità, ne viene fornita una descrizione primordiale, come è inevitabile che sia in simili frangenti. Un uomo allo stremo delle forze è infatti compenetrato dalla natura, che viene letta nei suoi caratteri essenziali: il cielo stellato, i profili montuosi, gli odori, i colori, la presenza degli animali (“in fondo sono un animale anch’io, e a nessuna bestia hanno mai proibito di correre” si legge a p. 125).

Ma il libro è soprattutto l’appassionato resoconto di un’avventura, un lungo soliloquio dove l’ironia, che affiora nei tratti in cui le energie confortano l’autore, lascia il posto allo spaesamento negli attimi di difficoltà psicofisica. Non mancano i momenti di socializzazione con altri atleti, i ricordi personali, i pensieri rivolti alla propria famiglia e neppure le considerazioni esistenziali.

Perché ogni gara sulle lunghe distanze è veramente una vita concentrata in poche ore, dove tuttavia sono pressoché assenti i compromessi e abbondano, al contrario, le scelte radicali, frontali. Per poi tornare, ahinoi, alla prosaica quotidianità: “Tutti gli scherzi che la testa si è potuta permetter in questi giorni finiranno sepolti sotto un mare di carte, di cose da fare, e lì resteranno, dimenticati; magari li ritroverò per un attimo, giocando con il telecomando e finendo sul canale dove qualche collega di Wanna Marchi tranquillizza la casalinga di Voghera che tanto il marito non la tradirà, almeno non questa volta. E andandomi a lavare i denti subito dopo penserò che, anche se quell’uomo metterà lo stesso le corna alla casalinga pantofolata, al Tempo non interesserà molto, e la Terra continuerà a girare intorno al Sole ancora per un po’, con tante scuse a Nieremberg che non sarebbe contento di saperlo”, p. 154.


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