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La “Louise Michel” e Banksy salvano vite nel mediterraneo

L’arte parla di politica, compie gesti più coraggiosi della politica, riesce laddove altri falliscono anche quando ci provano, raggiunge con immediatezza gli animi delle persone e può con sottile raffinatezza colpire l’opinione pubblica.

Burriana, a nord di Valencia, è da un po’ di tempo il porto delle navi delle ONG, molti fanno finta di non saperlo ma è la verità. Qualche giorno fa attracca un’ ex motovedetta francese, ha un motore potente e veloce, affidabile, ma soprattutto, attira l’attenzione perchè è stata tutta ridipinta di bianco e rosa. Non è certo una consuetudine vederne una simile e poi  non poteva certo passare inosservata.  Sulla fiancata c’è un opera dello street artist più famoso del mondo : Banksy. Una bambina che tiene per mano un salvagente a forma di cuore, una firma, un simbolo forse di più, una speranza. La nave si chiama “ Louise Michel”, in memoria di un’attivista francese con una lunga storia, una protagonista della “Comune”, una rivoluzionaria a cui fu ispirato anche un film francese del 2008 premiato al Sundance Festival. Sulle fiancate c’è una grande scritta “ Rescue”. Salpa per la prima volta il 18 agosto alla volta del Mediterraneo tra le coste libiche e le coste italiane.

Tutto incomincia come racconta il The Guardian nel settembre del 2019, lo street artist  invia una email a Pia Klemp, ex capitana di varie barche di ONG che hanno salvato migliaia di migranti negli ultimi anni. “Ciao Pia, ho letto la tua storia sui giornali. Sono un artista del Regno Unito e ho fatto alcune opere ispirate alla crisi dei migranti. Ovviamente non posso tenere per me i soldi. Potresti usarli tu per comprare una barca o qualcosa del genere? Fammi sapere per favore, buon lavoro, Banksy”.
La Klemp pensa ad uno scherzo, ma ben presto si rende conto che è tutto vero. Così – senza rivelare la cifra donata da Banksy – ha acquistato uno yacht a motore lungo 31 metri, in passato di proprietà delle autorità doganali francesi. La nave è più piccola di altre in dotazione alle ONG che soccorrono i migranti, ma con una velocità di 27 nodi è più rapida sia di queste che di molte unità della guardia costiera libica, utilizzate finora per rimpatriare barche e gommoni di migranti che provano a raggiungere l’Italia o Malta: dunque può riuscire a batterle sul tempo nelle operazioni per trovarli e trarli in salvo. “Vogliamo impedire che i libici li riportino nei campi di detenzione in Nord Africa”, afferma la capitana.

La “ Louise Michel” batte bandiera tedesca ed è composta da un gruppo internazionale di marinai, professionisti del mare e del salvataggio”. Sino a venerdì aveva già salvato 89 migranti ma sabato il suo appello alla Guardia Costiera italiana , un mayday  che dice che ha 219 immigrati a bordo e sta cercando di proteggerne altri 33 che si trovano su un gommone di salvataggio in difficoltà. La Guardia Costiera italiana giunge in soccorso e recupera le 49 persone più vulnerabili tra quelle messe in salvo dalla Louise Michel, e purtroppo anche il corpo di una vittima; per quanto riguarda le altre, la nave riceve l’assistenza della Sea Watch4, un’altra nave che si occupa di soccorsi nel Mediterraneo e che attualmente ha a sua volta 201 migranti a bordo, ma è più grande e attrezzata della Louise Michel. Tutto questo avviene in una area SAR , termine che specifica l’area di competenza in cui prestare soccorso, ossia “Search and Rescue” , ma  anche su questa definizione legale Banksy e la sua operazione di salvataggio danno la loro interpretazione e nell’account Twitter della Louise Michel, SAR si trasforma in  “Solidarity and Resistance”. Malta nega l’aiuto e sembra non esistere e non rispettare gli accordi, a differenza dell’Italia. Questa volta la potenza mediatica di un artista potrebbe alzare i riflettori su ciò che sta accadendo in quello specchio di mare. Sui social non ci sono solo apprezzamenti per l’iniziativa ma anche critiche , certo Banksy è un artista milionario , ma certo è anche l’unico che manifesta le sue idee, che provoca, che combatte per le ingiustizie sociali, per la pace, per coloro che si impegnano nel sociale, Banksy è davvero una guida per chi crede che la vita non sia solo guardare dalla finestra, ma impegnarsi, combattere, rischiare. Molti personaggi famosi vivono su un altro pianeta , Banksy non ci mette la faccia , perché rimane anonimo, ma lui sì che scende in campo e lo fa sapendo che nessuno lo fermerà per strada dicendogli “ grazie”. La storia dell’immigrazione e della tragedia continua di questi anni, vede protagonista anche lo street artist, chissà se su quella motovedetta non salga ogni tanto confondendosi tra l’equipaggio, chissà  se non siano le sue braccia a trarre in salvo qualche migrante, chissà se non si sia sulla banchina in attesa del ritorno della sua “ Louise Michel” . Il suo video su Instagram, social prediletto, è un pugno nello stomaco , spiega senza mezzi termini il perché abbia comprato l’imbarcazione:” Le autorità europee dormono mentre le persone in mare muoiono”. L’ultimo fotogramma mostra un hashtag che non lascia dubbi anzi rilancia #ALLBLACKLIVESMATTER.

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Tiziana Buccico

Tiziana Buccico, napoletana verace, classe 1969, da sempre appassionata di politica, cultura e Medio Oriente. Un passato di uffici stampa tra cui l’Istituto italiano per gli Studi filosofici. Poi giornalista di pagine di cultura e società, come “moscone” per i quotidiani “La Città” e "il Corriere del Mezzogiorno”. Ha lavorato per uffici stampa politici e istituzionali (Regione Lazio e Consiglio Regionale del Lazio), organizzando eventi e campagne elettorali. Pezzi di vita vissuti tra Gottingen, Vienna e Parigi, viaggi avventurosi e curiosi. Per otto anni, sino al 2017, è stata in Iran per seguire marito e famiglia ma occupandosi a tempo pieno della Scuola Italiana “Pietro della Valle” di Teheran, come Vice Presidente . Da allora la passione per i viaggi e le culture diverse è cresciuta e si è anche trasformata in una rubrica Treccani dal titolo “Via della Seta”. Rientrata in Italia si occupa di social, politica, giornalismo ed eventi culturali mantenendo così un filo diretto con quella parte del mondo che le ha cambiato la vita. Social media manager dell’Istituto Garuzzo per le Arti Visive.

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