Le mie corse natalizie

Ben trovati, sportivi: come avete trascorso le feste? Hanno vinto gli allenamenti o i carboidrati complessi?

Vorrei raccontarvi in poche parole come sono andate le mie vacanze natalizie dal punto di vista podistico.

Sono tornato a Genova, città in cui sono nato, dal 22 dicembre al 2 gennaio. Dalla fine di novembre mi sto preparando per la maratona di Massa-Carrara del prossimo 24 febbraio.

Lenti (tanti) e ripetute

Preparare una maratona non è meno avvincente che correrla: magari un giorno parleremo più diffusamente delle varie fasi del programma di avvicinamento alla gara regina.

Per quanto mi riguarda, in queste prime settimane mi toccano un’infinità di lenti, che corro intorno ai 5’00” al chilometro (per i profani: tra runner non si parla di chilometri orari ma di quanto tempo si impiega per coprire un chilometro: non si dirà dunque correre ai 12 km/h bensì correre a 5’00”); e poi ci sono le ripetute: quelle in piano sui 200, 400 e 500 metri, e le mitiche ripetute brevi (o sprint) in salita, alle quali il mio coach Fulvio Massini fa seguire sei-otto chilometri in piano al ritmo del lento o appena più veloci, in modo da trasformare la forza in velocità (questa frase mi spaventa ogni volta che la pronuncio).

Ma come e dove ho svolto, qui a Genova, i miei allenamenti, specie i più intensi?

VillaGentile31-12-18
Villa Gentile, 31 dicembre 2018 ore 8.15

Righi, la Sciorba e Villa Gentile

Ogni volta che torno nella mia città mi sento, podisticamente parlando, un privilegiato. In effetti, abitando a Tortolì ho a disposizione pressoché qualsiasi tipo di tracciato, che posso percorrere a qualunque ora del giorno senza rischiare la ghirba. I runner genovesi, che correndo dribblano ostacoli di qualsivoglia natura, dai cassonetti della spazzatura ai motorini (non necessariamente parcheggiati), mi sono sempre sembrati degli eroi.

E io che eroe non sono, durante i miei soggiorni genovesi ho tre luoghi deputati al podismo, ben al riparo dal traffico cittadino: due campi di atletica (la Sciorba e Villa Gentile) e il percorso ginnico del quartiere Righi.

Voglio citare giusto due allenamenti impegnativi che, specie per il motivo che svelerò nel terzo e ultimo paragrafetto, rimarranno a lungo nella mia memoria.

Il primo, effettuato a Righi, era così strutturato: un robusto riscaldamento, dieci sprint in salita di 60 metri con recupero tornando al passo al punto di partenza, otto chilometri da correre sotto i 5’00” e cinque allunghi finali. Il fatto è che, a Tortolì, la salita dove eseguo le ripetute ha una pendenza ragionevole, e il successivo tratto è davvero in piano. Non così a Righi: la salita è praticamente un’arrampicata, e il chilometro di asfalto del percorso ginnico che ho coperto quattro volte avanti-indietro è un saliscendi di tutto rispetto. L’allenamento, che si è quindi rivelato decisamente più duro del previsto, il giorno successivo mi ha assicurato un discreto dolore alla muscolatura di cosce e glutei.

A Villa Gentile ho invece corso 18 chilometri di lento: nulla di trascendentale dal punto di vista dell’impegno fisico; ma vi assicuro che trottare per quarantacinque giri (non di musica bensì di pista) a un ritmo uniforme è una prova di resistenza psicologica degna di un monaco Zen.

Paolo
con Paolo dopo l’allenamento a Righi

Paolo e Matteo

Ma dicevo che questi due allenamenti, così come altri del periodo natalizio, sono stati importanti soprattutto per un altro motivo: ho ritrovato due amici fraterni, nonché miei primi compagni-maestri di podismo ormai quasi dieci anni fa, quando abitavo ancora a Genova e avevo iniziato a sgambettare.

Paolo ha corso con me il riscaldamento a Righi; poi, per uno dei suoi soliti eccessi di modestia, ha preferito proseguire con qualche chilometro a ritmo blando. E dire che se riprendesse a riallenarsi con continuità darebbe la paga a tanti runner (sì Paolo, questo è un invito, e nemmeno troppo subliminale).

Matteo mi ha invece agganciato negli ultimi quattro chilometri del mio tour de force in pista, fornendomi le energie mentali per terminare l’allenamento in scioltezza. Beh: tutti i corridori vorrebbero avere al proprio fianco un tizio come Matteo, impareggiabile motivatore. Personalmente ho goduto del privilegio di averlo con me in tre delle quattro maratone che finora ho corso, e mi auguro di sentire ancora a lungo i suoi alé! pronunciati sempre al momento giusto.

Insomma: correre a Tortolì e correre a Genova per me significano comunque correre a casa, ma per ragioni del tutto differenti.

Chissà se anche voi, amici runner, avete la vostra Tortolì e la vostra Genova podistica.

Matteo
con Matteo dopo l’allenamento a Villa Gentile

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