Cari lettori, se cercate un libro dal taglio divulgativo, che in modo chiaro e semplice (e con una grafica accattivante) vi dia le prime indicazioni per un corretto approccio all’alimentazione senza imporvi atroci privazioni, lo avete trovato: il suo titolo è L’indice di equilibrio, lo ha pubblicato Mondadori Electa ed è stato scritto da Iader Fabbri, consulente nutrizionale, mental coach, divulgatore scientifico ed ex ciclista.

Contro il terrore delle diete

Nella prima parte del libro, Iader Fabbri si occupa di demistificare una serie di diete che ci hanno accompagnato (ma forse dovrei dire perseguitato) per decenni, nonostante muovessero da presupposti scientifici quanto meno opinabili. Vengono presi di mira tutti i regimi dietetici basati sul rigido controllo della quantità, con particolare attenzione alle diete ipocaloriche e al principio della dissociazione dei pasti.

Insomma: non occorre seguire rigidi vincoli alimentari che abbiano come unico riferimento la bilancia e che non tengano in considerazione la differenza tra dimagrire (perdere peso) e digrassare (perdere massa grassa a favore di un aumento della muscolatura).

L'indice di equilibrio

La dieta del buon senso

Come agire, allora, per raggiungere una più che dignitosa condizione fisica mantenendo un rapporto cordiale con la tavola?

Iader Fabbri passa in rassegna alcuni parametri qualitativi (l’indice glicemico, il carico glicemico e l’indice insulinico) per poi indicare i due principali obiettivi del libro, e probabilmente della sua attività di consulente nutrizionale. Il primo è quello di formare una coscienza alimentare, che consenta a chiunque di seguire un percorso in autonomia adattandolo alle varie esigenze pratiche (ci sono consigli per gli sportivi che si allenano a qualunque ora del giorno ma anche per chi, ad esempio, deve affrontare un pranzo di lavoro o è spesso in viaggio). Il secondo e fondamentale obiettivo lo leggiamo direttamente dalle parole di Iader: “L’individualizzazione, o personalizzazione, dell’alimentazione significa per me intervenire sullo stile di vita di ciascuno, inteso come gestione dei pasti, degli impegni della giornata e dei cibi che si è abituati a mangiare o che sono particolarmente graditi, soprattutto mediante l’utilizzo strategico degli abbinamenti per cercare di mitigare l’aumento della glicemia, principale responsabile dell’obesità e delle patologie di questo secolo”, p. 55.

Consigli e altro

Prima si accennava ai consigli pratici, e questo volume ne contiene davvero molti. Forse il più importante, che riassume il concetto-cardine del libro, lo troviamo a p. 136: “quando usi carboidrati ad alto indice glicemico (pane, pasta, patate, pizza, dolci, gelati, eccetera) abbina sempre le proteine”.

Vengono inoltre sfatati numerosi falsi miti, come quello – tuttora in voga – per cui si demonizzano ingiustificatamente le uova. Ne L’indice di equilibrio troviamo, poi, espedienti ingegnosi: ad esempio, per far assumere ai propri figli un giusto quantitativo di ogni macronutriente, occorre ricordarsi che i bambini non badano all’ordine dei piatti di portata.

Integratori e movimento: due approcci innovativi

Nei capitoli finali sono affrontati in modo inedito due caposaldi della dietologia più recente: gli integratori e il movimento.

Suggerendo la locuzione supporti quotidiani, Fabbri reinterpreta il concetto di integrazione: non viene più presa in considerazione la loro assunzione una tantum, riservata magari agli sportivi, con la solita tripartizione prima-durante-dopo l’attività fisica. Iader cita una gamma di micronutrienti di cui la letteratura scientifica segnala carenze sempre più frequenti, e che invece dovrebbero essere consumati con continuità da ciascuno di noi.

Il movimento, infine, per Fabbri è certamente un’attività irrinunciabile, ma da inserire in una prospettiva più ampia che miri al benessere psicofisico: “Un atleta dovrebbe badare nell’ordine all’alimentazione, al riposo e in ultimo all’alimentazione, ma di solito si fa esattamente il contrario”, p. 215.

In conclusione, L’indice di equilibrio accompagna il lettore verso una nuova idea di dieta: consapevolezza, autonomia e atteggiamento gioioso verso la tavola sostituiscono timori, privazioni e… quasi inevitabili rigetti.

Era l’ora!


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