A Kiev è legge marziale. Russia allo scontro

A Kiev è legge marziale. Russia allo scontro

Mentre l’Unione europea sta valutando nuove sanzioni nei confronti di Mosca per lo scontro con l’Ucraina avvenuto nello stretto di Kerč’, il Parlamento di Kiev ieri ha approvato 30 giorni di legge marziale in risposta al sequestro delle tre navi della marina militare da parte dei russi. Nel frattempo il ministro degli esteri Lavrov ha rifiutato l’offerta di mediazione avanzata da Parigi e Berlino e due dei 123 marinai ucraini arrestati sono stati condannati a due mesi di prigione da un tribunale della Crimea.

«Una video confessione. È questa l’arma usata dal Cremlino per dimostrare la legittimità dell’azione di domenica scorsa, condannata da quasi tutti i Paesi occidentali. Due dei tre marinai arrestati sono apparsi in un video sulla tv di Stato russa. “Le richieste radio dalle guardie di frontiera russe sono state deliberatamente ignorate, c’erano armi e mitragliatrici a bordo: ero consapevole che si trattava di una provocazione”, ha dichiarato il comandante Vladimir Lesovoy. Una confessione che, secondo i servizi di sicurezza ucraini, è stata estorta» [Ricci Sargentini, CdS].

L’uomo che ha ucciso 90 donne

«Avrebbe massacrato almeno novanta donne nel corso di un’intera vita: e ha deciso di confessarle tutte proprio ora che, a settantotto anni, dovrà comunque restare in carcere per tutto il resto della sua vita per gli omicidi, scoperti praticamente per caso, di tre donne. Sì, perché Samuel Little, fu arrestato per una questione di droga in un rifugio per senzatetto in Kentucky nel 2012. Fu allora che si scoprì che il suo Dna coincideva con quello di tre omicidi rimasti insoluti: e per i quali è già stato condannato a tre ergastoli. Quando, mesi fa, l’uomo ha cominciato a raccontare anche delle altre donne che avrebbe ucciso, le sue parole erano state prese con scetticismo: ma la dovizia di particolari ha portato a riaprire almeno 34 casi: e l’Fbi sta lavorando su altri ancora. Gli omicidi sarebbero avvenuti in diversi stati fra 1970 e 2005» [Rep].

Amori

La Regina Elisabetta ha vietato l’uso a Corte della parola «pregnant» (incinta), per indicare la gravidanza di Meghan Markle. Ritiene il termine volgare.

  • Secondo il settimanale Chi Asia Argento e Fabrizio Corona si sono lasciati. Sarebbe stata lei a troncare la relazione. Pochi giorni fa lui aveva pubblicato un video in cui cantava Quando finisce un amore e fingeva di piangere. Asia si era sfogata su Instagram scrivendo «scendo da ‘sta giostra» (cioè, come ha detto in un’intervista a Repubblica, non vuole più saperne neanche del #MeToo). Già una settimana fa Dagospia aveva scritto che la storia tra i due era solo una finzione: Corona avrebbe pagato la Argento 100 mila euro per fingere l’innamoramento e prestarsi a servizi e interviste su stampa e tv.
  • Lei, che nella trasmissione Verissimo ha rivelato di essere stato tradito, perché ha fallito con le donne? «Non ero attrezzato. Ho affrontato la maratona del matrimonio con le infradito anziché con le scarpe adatte. Sicché oggi non faccio nemmeno la fatica di partire. Volevo intitolare il nuovo film Gli evitanti, quelli che non ci provano più».
  • Intende dire che non è innamorato? «No, per carità. Preferisco guardare dalla finestra le altre coppie per intuire a che distanza sono dalla rottura. L’amore dura solo tre anni e dal primo giorno inizia il conto alla rovescia, come a San Silvestro. Ormai sono rimasti insieme solo Minnie e Topolino» [Leonardo Pieraccioni a Gloria Satta, Mess].
  • La vicenda di Rita Porta, 85 anni, e Benito Bruno, 86 anni, sposati da 62 anni e morti lo stesso giorno, a distanza di poche ore, lei nella loro casa di Alessandria dov’era allettata per la rottura del femore, lui in ospedale dove era ricoverato da alcune settimane. Nella cerimonia funebre celebrata lunedì nella chiesa di San Pio V, il figlio Gianluca ha raccontato che il padre aveva detto che, se la moglie fosse morta, lui l’avrebbe subito seguita. Rosa si è spenta venerdì mattina, Benito, sempre venerdì, poco prima della mezzanotte [Palazzo, Rep].

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Giorgio Dell'Arti
Nasce a Catania il 4 settembre 1945. Giornalista dal ’69 a Paese sera. Passa a Repubblica nel ’79: inviato, caposervizio, redattore capo, fondatore e direttore per quattro anni del Venerdì, editore del mensile Wimbledon. Dirige l’edizione del lunedì de Il Foglio, è editorialista de La Stampa e La Gazzetta della sport e scrive per Vanity fair e Il Sole 24 ore. Dell’Arti è uno storico di riconosciuta autorevolezza, specializzato in biografie; ha pubblicato (fra gli altri) L’uomo di fiducia (1999), Il giorno prima del Sessantotto (2008) e l’opera enciclopedica Catalogo dei viventi - 7247 italiani notevoli (2008, riedizione de Catalogo dei viventi - 5062 italiani notevoli, 2006). Tra gli ultimi libri si ricordano: Cavour - Vita dell’uomo che fece l’Italia (2011); Francesco. Non abbiate paura delle tenerezza (2013); I nuovi venuti (2014); Moravia. Sono vivo, sono morto (2015); Bibbia pagana (2016).

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