“Buchi neri” del Cosmo e della poltica italiana

La speranza che le scoperte degli astrofisici rischiarino la mente degli essere umani, ottenebrata, da molti millenni, da dogmi, da verità assiomatiche e indimostrabili, da racconti fantastici e irreali (tutti, per loro natura, sottratti a ogni sindacato di razionalità) e che l’umanità possa dedicarsi a risolvere finalmente i propri problemi concreti di una migliore sopravvivenza sul Pianeta al lume della logica e della ragione è piuttosto remota.
Sembra che senza falsità ridondanti e pseudo grandi valori che alterino e/o indirizzino la loro sfera emotiva gli esseri umani non riescano a vivere.
E ciò, anche se la Storia sin qui vissuta ha fornito numerose e ripetute prove degli inganni perpetrati, nei secoli, dai furbi imbonitori di verità salvifiche in danno dei gonzi creduloni.

Anche la notizia, quindi, della prima immagine di un buco nero nel Cosmo, che conferma la teoria della relatività gravitazionale di Albert Einstein, se rappresenta un motivo di giustificato orgoglio degli astrofisici dell’intero Pianeta è destinata a restare priva di ogni effetto positivo sulle facoltà raziocinanti degli individui. Alla pari di tutte le news strombazzate ai quattro venti come foriere di stravolgimenti “epocali” nella visione scientifica degli infiniti Universi sembra essere condannata a lasciare le cose come si sono sedimentate nella mente umana, senza mutare di una sola virgola le fantasiose credenze coltivate da millenni.
C’è da chiedersi perché.

buco nero prima foto
L’ombra del buco nero al centro di M87, una galassia a circa 55 milioni di anni luce dalla Terra

Probabilmente, per dare un significato alla loro presenza terrena, gli individui non s’accontentano del prodigio (inspiegabile secondo le proprie, ridotte possibilità di conoscenza) dell’esistenza in sé: sentono il bisogno di immaginare che i miliardi di galassie, di oggetti celesti, di masse solari (e non), di pianeti, di satelliti, di meteoriti non stiano dove sono da sempre e per sempre ma rappresentino invece un dono di Dio, neppure concesso (non si sa quando) a tutti i corpi presenti nell’etere, ma esclusivamente per la gioia e per la felicità dei minuscoli esseri viventi autogeneratisi su uno dei tanti, miliardi di pianeti, la minuscola e infinitesimale palla terrestre.

Il religioso non si lascia facilmente abbacinare da foto scientifiche di cui non vuole cogliere il senso allo stesso modo in cui la mente predisposta a “credere”, da abitudini millenariamente contratte, induce i fanatici di un’idea pur semplicemente “umana” ad abbandonarsi e a cullarsi in visioni politiche “di sogno”, elaborate da guru chiamati “maestri del pensiero”.

L’Italia, dove quelli che pensano con la propria testa, senza subire l’influenza di un credo religioso (in stragrande prevalenza, cattolico) o di una fede politica derivante dall’idealismo tedesco post-hegeliano (fascista o comunista) rappresentano una percentuale minima, forse addirittura incalcolabile, del pensiero veramente libero e incondizionato, rappresenta uno dei casi più sintomatici dell’intero Occidente di statica fissità mentale.

Quando Giacomo Leopardi cantava: O Patria mia, vedo le mura e gli archi e le colonne… ma la gloria non vedo, non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi i nostri padri antichi, si rendeva conto che la rovina del pensiero greco-romano, libero, allegramente e sanamente pagano, attento alla concretezza dei problemi da risolvere, non aveva ancora conosciuto le ferite mortali inferte all’Occidente dalla diffusione dell’idealismo, da Platone a Hegel, e delle religioni monoteistiche mesopotamiche.
Le stesse prove ritenute inconfutabili, raccolte al momento degli eventi (o per loro percezione diretta o per il racconto dei presenti) di feroci stermini popolari, di genocidi di intere popolazioni, di assassini di massa e individuali di cui si sono macchiati, nel corso dei secoli, Cristiani, Nazi-fascisti e Social-Comunisti, nel Bel Paese (anche se non solo in esso), diventano materia di scontro frontale e feroce, distante mille miglia da considerazioni pacate e non emotive della realtà storicamente accertata. Ciascuna delle tre forze assolutistiche e ugualmente intolleranti, che serpeggia sotto la pelle degli Italiani diversificandoli politicamente, è disposta a denunciare i massacri compiuti dalle altre due ed è, per converso, pronta a ignorare, se non proprio a negare, quelli compiuti dalla schiera dei suoi “fedeli” o “adepti”, sia pure soltanto nel passato.

I Cristiani tendono a dimenticare la distruzione dei pagani a Roma, e nell’intera area del continente europeo, gli assassini degli ebrei e dei mussulmani, con l’epilogo in Terra Santa delle Crociate, le ecatombi dei Maya e degli Atzechi nel centro-America, le condanne a morte dell’Inquisizione (i roghi, comunque, sarebbero stati di minor numero rispetto a quelli previsti dalle sentenze, secondo la posizione ufficiale rassicurante della Chiesa Cattolica), i patiboli del Papa-Re e via dicendo.

I Nazi-fascisti, dal loro canto, s’indignano se si ricordano (in scritti o nei discorsi) i lager, i forni crematori, le fucilazioni di massa di Ebrei, Polacchi e di altri popoli Europei.

I Social-Comunisti, infine, tendono a cancellare dalla loro memoria i gulag, le foibee gli altri omicidi collettivi della loro tetra storia bolscevica.

Naturalmente, non vi sono guerre senza alleanze tra le forze in campo: portatori di pensieri diversi, anche se ugualmente assolutistici e intolleranti, possono stabilire intese di “cobelligeranza” (nel caso euro-continentale e soprattutto italiano, i clerico-fascisti o i catto-comunisti sono spuntati sistematicamente nell’orizzonte della vita politica).

E ciò non solo nella piazza o nei caffè dello sport. Basta frequentare i salotti borghesi, della capitale o della provincia, per rendersi conto che “grattando, grattando” sotto la corteccia, divenuta abilmente camaleontica, degli abitanti più a la page dello Stivale, c’è, in alternativa o in concomitanza un credente religioso, sia pure annacquato e sedicente libero o laico (talvolta persino per sincero pudore) e un ex fascista o un post-comunista, che sostengono entrambi di avere rinnegato le loro ideologie apportatrici di lutti nel “secolo breve”.

Andare a votare per candidati che esprimono gli “spiriti” risorgenti delle aberrazioni assolutistiche di sempre, è per l’Italiano un vero supplizio: può scegliere solo per “il meno peggio”.

Che fare allora? Dare la preferenza alla forza politica che dichiara di voler risolvere nel senso da lui auspicato almeno uno (possibilmente, quello da lui considerato “il principale”) dei problemi che sono sul tappeto.
Domanda: E se quella stessa forza dichiara di voler dare soluzioni ritenute incongrue, retrograde e incivili ad altri aspetti della vita civile e sociale?
Ai tempi della prima repubblica, Indro Montanelli riteneva che gli Italiani potessero votare solo turandosi il naso. La ricetta è tuttora valida; a dispetto dei progressi dell’astrofisica e dei “buchi neri” fotografati.


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Luigi Mazzella
Nato a Salerno il 26 maggio del 1932. Giudice. Vicepresidente della Corte costituzionale, di cui è membro dal giugno 2005 (eletto dal Parlamento) al 2014. Ministro della Funzione pubblica nel Berlusconi II (2004-2005, in sostituzione di Franco Frattini passato agli Esteri). Di estrazione socialista, si laurea in Giurisprudenza a Napoli nel 1954. Nominato avvocato generale dello Stato il 13 dicembre del 2001, ha ricoperto negli anni diversi incarichi: vicecapo di gabinetto del vicepresidente del Consiglio De Martino dal 1970 al 1973; capo dell’ufficio legislativo del ministero dei Lavori pubblici dal 1973 al 1975; consigliere giuridico del ministro della Difesa dal 1979 all’83. Sposato con Ylva Rubertson, due figli.

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