giovedì 13 Giugno 2024
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Cinque domande (libere e brutali) ai partecipanti agli Stati Generali dei Liberali Italiani

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Questo articolo è il seguito de “Gli Stati Generali dei Liberali: Il contributo scritto“, pubblicato ieri.

Prima domanda

Se avete capito (e condividete) che è lecito lasciare “aperte” le porte di casa propria ma è del tutto fuori luogo pretendere che si aprano anche le porte di casa altrui; se sospettate (e dovreste farlo) che tale pretesa, motivata da ragioni “buonistiche”, sia diretta in realtà a favorire la politica di un certo capitalismo finanziario di cui chi vi fa la richiesta è parte integrante per le grandi quantità di denaro accumulata nelle sue casse; se ritenete (non fasciandovi la testa, per beghe di mestieranti della politica) che chi ha intravisto l’esatta realtà delle cose (ma, purtroppo, senza la lucidità necessaria, impedita da una mente incline all’irrazionalità e volta a credenze, riti magici, a sogni e orpelli fantasiosi) ha bisogno che sia resa credibile con argomenti logici la sua confusa intuizione; se queste premesse vi convincono almeno in parte, perché, da laici, quale dite di essere, non avversate le pretese ingerenze di uno Stato Estero, invasivo e impertinente, e di un’avida congrega di Finanzieri stranieri negli affari italiani e non date sostanza razionale a quella “confusa intuizione” altrui, liberandovi, per giunta, da quel destino di mosca cocchiera sul groppo di cristiani e socialisti, più o meno democratici, che vi ha quasi fatto scomparire dalla vita politica dei Paesi dell’Eurocontinente? Che cosa vi suggerisce di “accodarvi” a partiti che sono sostenuti economicamente dal credito (e non solo) delle banche e aiutati dal sistema mass-mediatico in mano dei Paperonidella Finanza, perché contrari a ogni turbamento dello status quoe favorevoli al suo mantenimento, costi quel che costi ai Paesi caduti nella trappola di un’Unione di Tecnocrati? E che cosa vi induce a sperare che la gente, sapendovi, sul problema dei rapporti con l’Unione Europea, sulle stesse posizioni degli ex democristiani e dei post-comunisti voti per voi e non per quelle due, ben più motivate e decise, forze di massa? Siete veramente convinti che continuando a recitare il rosario, sostituendo a un mistero gaudioso la formula: “più Privato e meno Stato” e mostrando, allo stesso tempo, sia pure in modo falsamente pudico, grande considerazione per la cultura della “gauche” sottrarrete consensi a democristiani e comunisti?

Seconda domanda

Vi siete mai chiesti perché nella parte continentale dell’Europa sono mancate, e soprattutto mancano, grandi tempre politiche come quelle di Winston Churchill, di Margareth Thatcher, di Donald Trump (e a quanto sembra promettere) di Boris Jonhson (per limitarci agli esempi più recenti, che, certamente, non possono piacere a chi ne invidia la forte personalità) e sono, invece, allignati (sperando che, in futuro, ci siano risparmiati) tiranni spietati (enumerarli è inutile) o uomini politici da barzelletta, spesso teleguidati da burattinai stranieri? Può darsi che abbiano la loro parte di colpa sia le radici giudaico-cristiane sia la mancata memoria del luminoso mondo greco-romano, vero faro di civiltà nell’evo antico, empiristico, razionale, pragmatico, concentrato sulla realtà sperimentabile e lontano da astratte visioni metafisiche e “salvifiche”?

Terza domanda

Per quanto tempo ancora, ritenete che i popoli dell’Eurocontinente assisteranno al solito spettacolo di leadere uomini politici comprimari del cosiddetto liberalismo continentale che si affannano a spiegare ai postulanti-elettori che i trattati internazionali vanno rispettati (pacta sunt servanda) e dimenticano il verso: Figliol mio, codeste istorie le so ben, le ho lette anch’io…. E perchè da “amanti della libertà” degli individui (e, augurabilmente delle collettività organizzate che da individui sono formate) non assumete un deciso e chiaro impegno politico perché le norme restrittive siano modificate e si riallarghino, i margini di sovranità dello Stato, cui appartenete (e apparteniamo)…. possibilmente non “a babbo morto”, (come dicono i toscani)? E perché, da uomini liberi, vi accodate, oggi come ieri (nel secondo dopoguerra italiano) ai fideisti democristiani e ai fanatici post-comunisti?

Quarta domanda

Perchè continuate a mantenere un tale atteggiamento “pilatesco” a fronte di una richiesta che, sia pure in via indiretta, è anche, se non soprattutto, a tutela di un diritto individuale di libertà d’iniziativa economica che dovrebbe essere al centro di un pensiero veramenre liberale? Perché non ammettete che l’autonomia e l’indipendenza degli Stati Euro-continentali subisce forzature senza precedenti nella storia del vecchio continente con forme mascherate di vere e proprie “colonizzazioni” e soprattutto con appropriazioni brutali e fraudolente di beni di un Paese da parte di un altro (per l’Italia: industria pesante, catene commerciali dagli alimentari ai beni di lusso e altro); e ciò, in forza di marchingegni disciplinati da quei trattati internazionali in corso di validità che vi rifiutate di cambiare, non denunciando neppure a chiare lettere la complicità frequente di uomini politici (corrotti o stupidi?) degli stessi Paesi “espropriati”?

Quinta domanda

Che cosa pensate che possano fare gli Euro-continentali che vorrebbero cambiare le cose e mutare normative ed equilibri tra i vari Stati membri se siete proprio voi, liberali, a rifiutarvi di fare una battaglia che consentirebbe all’Italia di risalire la china e ritornare a essere una delle maggiori potenze industriali del pianeta? Perché da uomini amanti della libertà (e con voi i Confindustriali) vi rifiutate di vedere che la classe imprendoriale italiana è stufa di elemosinare crediti dalle banche mondiali ed europee e che la gente è stanca di dover accogliere “schiavi del terzo millennio” per mantenere in piedi manifatture zoppicanti? Fino a quando, nel vostro (dichiarato ma non osservato) intento di difendere la libertà d’iniziativa economica dei singoli, compromessa dalle misure costrittive e restrittive dell’Unione Europea, continuerete a usare con snobistico disprezzo termini come “sovranisti” e “populisti”, senza rendervi conto: a) che i primi a dover difendere la sovranità-libertà degli Stati, anche a garanzia dei diritti dei singoli, dovreste essere proprio voi, per la vostra identità liberale; b) che il terminepopulusin latino è l’esatto equivalente di quello greco demose che disprezzare il popolo non è da liberal-democratici?

Stati generali dei liberali
Stati generali dei liberali

Conclusione di un liberale “sciolto”e senza legami di partito

Ciò che è avvenuto di recente in Italia, costituisce la prova più evidente che i tecnocrati di Bruxelles e gli ispiratori della loro politica di Wall Street e della Citynon intendono subire altri smacchi oltre quelli inferti loro dalla Brexite da Donald Trump e non vanno troppo per il sottile se devono intervenire (tanto il sostegno dei mass-mediaè garantito!).
Una cosa è la regola del pacta sunt servanda altra cosa è la politica furbesca degli Stati-membri dell’Unione Europea che rifiutano, persino, ogni discussione sul cambiamento (se non si tratta di “pannicelli caldi”). L’impresa degli Stati Generali è seria ma molto disperata.
Non può dare risultati apprezzabili se farà registrare soltanto qualche isolata vox clamans in deserto. E ciò non solo per colpe degli over75, come dice Gianni. E’ vero, però, che solo i giovanissimi possono lavorare in una direzione utile più che allo svecchiamento del partito, alla nascita di una realtà nuova, con leadership non compromesse dalla “politica-politicante”.
E ciò le nuove generazioni dei millennials possono fare, avendo un forte aiuto:

a) da un ridimensionamento della carta stampata e della radiotelevisione, entrambe sotto il dominio delle Banche;

b) dal doppio beneficio della navigazione on linee della produzione di film e serialanglosassoni, liberi e disincagliati dalla cosiddetta “cultura tradizionale”, strapiena di idee tanto antiquate quanto false.

Solo a processo compiuto, idest a unità dei liberali su basi anglosassoni, empiristiche, laiche, pragmatiche, sovranistee populiste (nel senso corretto e non distorto dal politichese di provincia), l’Occidente potrà ancora riunirsi e proseguire, unito, su una “strada” non più disturbata nè da favole e utopie né dalle deleterie lusinghe di un capitalismo asfittico perché prevalentemente monetario.






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