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lunedì 19 Ottobre 2020

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Cosa sarà della nostra vita quando tutto finirà?

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Cosa sarà della nostra vita? I nostri rapporti, la routine, il lavoro, la voglia di fare una valigia e partire all’avventura, cosa accadrà quando tutto questo finirà?

Nessuno, che sia politico, medico, scienziato , tuttologo o influencer è in grado di esaurire le nostre domande, ma una cosa è certa per tutti ” TUTTO NON SARA’MAI COME PRIMA!”

Fino a quando non verrà scoperto un vaccino per il covid-19 oppure una pillola miracolosa in grado di limitare i danni e trasformare il virus in una semplice influenza, ciò che tutti noi speravamo all’inizio di questa terribile pandemia, nulla potrà mai essere come prima.

Saremo vulnerabili nel girare, guarderemo il prossimo con diffidenza, ci abitueremo a toglierci le scarpe all’ingresso, a lavarci sempre le mani prima di toccarci, a respirare dietro una maschera e ad aver voglia di fare.

I ragazzi vorranno andare a scuola, quella struttura sempre cosi odiata, che sarà per lo più online da casa e nelle università con accesso a numeri ridotti di studenti.

I più grandi non vedranno l’ora di tornare al lavoro, di sorridere al solito collega scontroso, e a fare qualche straordinario in più per un capo che avevano sempre criticato, anche se alcuni di loro continueranno, se possibile, a lavorare da casa tramite lo smart-working.

Riapprezzeremo i piccoli gesti, gli abbracci, quelli stretti al petto, affettuosi, che avevamo dato troppo per scontato.

Elimineremo quel tormentato rancore, quell’antipatia conservata da tempo nei confronti di qualcuno che vorremo solo sentire e accertarci che stia bene.

Gli amici, i parenti, gli amanti s’incontreranno di nascosto fra le file dei supermercati, in coda in farmacia, per un tempo limitato e poco segreto.

Continueremo a cucinare, a riscoprire la nostra tradizione culinaria sfogliando i vecchi ricettari della nonna, meno conservanti e più artigianalità.

Avremo voglia di correre, pedalare, nuotare, praticare ogni tipo di sport che produca endorfine , serotonina, che ci colori con i raggi del sole e ci faccia sentire finalmente liberi.

Vorremo abbonarci in palestra e frequentare quei corsi strapieni, ma saremo costretti a procuraci l’attrezzatura adatta per allenarci con un personal online.

Avremo fame e poco sonno, ci sentiremo spossati , prigionieri, limitati pur essendo nati e cresciuti in un’ epoca tecnologica e all’avanguardia.

Vorremo volare via, lontano, ma anche quello sarà difficile.

abitudini
unsplash.com

Le misure di sicurezza che si dovranno adottare saranno rigorose e impeccabili. Le distanze fra i passeggeri rispetteranno le direttive, la capacità diminuirà notevolmente, gli imbarchi saranno esclusivamente con i finger, i tempi d’ imbarco raddoppieranno e i termo scanner saranno una routine con la presentazione del documento di viaggio.

Le serate fuori diventeranno complicate. I ristoranti dimezzeranno i coperti per fare spazio alle distanze, i camerieri ci serviranno con i strumenti di protezione, l’organizzazione in cucina sarà problematica e macchinosa, ed alcuni ristoranti continueranno a proporre il take-away, comodo e sicuro.

Avremo voglia di bere un bicchiere di vino con i nostri amici e parlare, ridere a crepapelle, piangere, confortare, esserci senza l’ aiuto di uno schermo, una chiamata multipla di WhatsApp, o il solito cellulare che da sempre occupa uno spazio fisso sul tavolo.

Desidereremo l’ arte, la musica, il teatro, ma potremo permettercelo sempre con le dovute distanze, protetti e con biglietti comprati anticipatamente online.

Saremo controllati, scannerizzati in ogni momento. La nostra posizione sarà importante, i tempi fermi, le persone che frequenteremo, il nostro grado di salute, tutto sarà registrato in file e la privacy non sarà più un nostro legittimo diritto.

Si evidenzieranno le differenze sociali, le classi d’ appartenenza: le 4 mura accoglienti, con giardino e piscina e le pareti strette, claustrofobiche per famiglie numerose, e le gabbie di tortura per delle donne costrette a subire maltrattamenti incessanti senza attimi di pace.

Saremo preoccupati per la nostra salute, per il nostro futuro, ma continueremo ad essere combattivi e magari alla fine di tutto saremo diventati delle persone migliori, con una sanità pubblica fortificata, con la consapevolezza che un medico, un infermiere, un carabiniere non possano percepire uno stipendio mediocre, che i rapporti umani sono vita, che la libertà non è per nulla scontata e che il mondo, che senza di noi ha ripreso a respirare va rispettato e amato, e che il Dio denaro in tragedie simile non può comprare assolutamente niente!

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