Il Consiglio dei ministri in serata ha approvato la nota di aggiornamento al Def, il documento di economia e finanza che contiene gli obiettivi della manovra per il 2020. Una manovra che sarà di circa 29 miliardi. Sono previsti interventi, tra nuove entrate e riduzioni di spesa, per circa 14,4 miliardi. Di questa cifra, 7 miliardi arriveranno dalla lotta all’evasione (compresa «la diffusione di pagamenti tracciabili»), 1,8 milioni dalla spending review, il resto da tagli ai sussidi o da altre misure fiscali specie di natura ambientale. Il rapporto tra deficit e Pil sarà del 2,2% sia nel 2019 sia nel 2020. Il che significa che il governo è riuscito a strappare nella trattativa con Bruxelles uno 0,8% in più, che si traduce in 14,4 miliardi di euro di flessibilità sui conti pubblici. Il deficit è stimato in calo all’1,8% nel 2021 e all’1,4% nel 2022. La nota conferma lo stop all’aumento dell’Iva, come già annunciato in mattinata da Giuseppe Conte: «Sterilizziamo l’aumento dell’Iva, i 23 miliardi necessari sono stati trovati». Inoltre, secondo il testo approvato ieri, già a partire da luglio del prossimo anno il cuneo fiscale calerà dello 0,1%: ne beneficeranno i lavoratori con reddito annuo fino a 26 mila euro. In attesa che la nuova Commissione europea si insedi il primo novembre, a fine ottobre la vecchia Commissione guidata da Jean-Claude Juncker darà un primo giudizio sulla proposta di bilancio 2020 e, se dovesse ritenerlo necessario, potrà chiedere correzioni. Il giudizio finale è atteso per il 20 novembre.

Per incentivare l’uso dei pagamenti elettronici il governo sta pensando al cosiddetto cashback, una restituzione tra il 2 e il 4 per cento dell’Iva sugli acquisti pagati con carta. A questa misura si aggiungerebbe un bonus Befana – ribattezzato così perché arriverebbe l’anno successivo – che premierebbe con un rimborso del 10 per cento chi ha pagato con carta beni a rischio evasione. Per ottenerlo bisognerà spendere almeno 2.500 euro l’anno in ristoranti, idraulici, elettricisti etc. Il tetto massimo del rimborso è fissato a 475 euro.

Italiani poveri, tra tasse ed evasori
Sempre meno contante?

«Sempre le buone intenzioni, la difesa dell’ambiente, sono dietro al taglio di 1,8 miliardi dei cosiddetti incentivi inquinanti. Voce che va tradotta come un incremento di tasse per le imprese, in particolare quelle dell’autotrasporto e dell’agricoltura, che con i carburanti nel mirino degli ecologisti ci mandano avanti l’attività» [Iacometti, Lib.].

«Gualtieri si è trovato in poche ora a dover fronteggiare un buco di 5 miliardi di euro nei conti. Per ora Tesoro e Palazzo Chigi sono riusciti a trovare soltanto una soluzione tampone. I cinque miliardi mancanti sono stati caricati sotto la voce “lotta all’evasione”, che, nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza approvato dal consiglio dei ministri di ieri, è stata quantificata nella stupefacente cifra di 7,2 miliardi di euro, lo 0,4 per cento del Pil italiano. Una cifra senza precedenti da recuperare in un solo anno» [Bassi, Mess.].

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Giorgio Dell'Arti
Nasce a Catania il 4 settembre 1945. Giornalista dal ’69 a Paese sera. Passa a Repubblica nel ’79: inviato, caposervizio, redattore capo, fondatore e direttore per quattro anni del Venerdì, editore del mensile Wimbledon. Dirige l’edizione del lunedì de Il Foglio, è editorialista de La Stampa e La Gazzetta della sport e scrive per Vanity fair e Il Sole 24 ore. Dell’Arti è uno storico di riconosciuta autorevolezza, specializzato in biografie; ha pubblicato (fra gli altri) L’uomo di fiducia (1999), Il giorno prima del Sessantotto (2008) e l’opera enciclopedica Catalogo dei viventi - 7247 italiani notevoli (2008, riedizione de Catalogo dei viventi - 5062 italiani notevoli, 2006). Tra gli ultimi libri si ricordano: Cavour - Vita dell’uomo che fece l’Italia (2011); Francesco. Non abbiate paura delle tenerezza (2013); I nuovi venuti (2014); Moravia. Sono vivo, sono morto (2015); Bibbia pagana (2016).

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