Questa è una recensione atipica, perché atipico è “Era, ora” di Cristiano Boscato ( Post Editori).
È un libro da respirare, vivere, seguire il flusso. Le persone brave e capaci direbbero “follow the flow”. All’inzio del libro cercavo dei punti da sottolineare, dei post-it da mettere, poi ho capito appunto che questo non era un libro come gli altri.
Alla base, il libro mostra come l’IA possa servire ad aiutarci nel lavoro di tutti i giorni, non solo per fare di più in meno tempo, ma per vivere un nuovo modo di essere nelle imprese.
“Era, ora” di Cristiano Boscato è un romanzo che esplora con delicatezza e profondità i temi del cambiamento, del rimpianto e della consapevolezza di sé. Non è solo una storia di finzione, ma una riflessione filosofica vestita da narrativa che spinge il lettore a interrogarsi su come viviamo il nostro tempo. Non è un libro con protagonista principale l’IA, ma i protagonisti restano le persone.
Il gioco linguistico e concettuale del Titolo
Uno dei passaggi concettuali più forti è la scomposizione del titolo stesso. Boscato gioca sul contrasto temporale:
- “Era” rappresenta il passato, il peso dei ricordi, il rimpianto e ciò che siamo già stati (rischiando di rimanere bloccati).
- “Ora” rappresenta il presente, la necessità dell’azione, il risveglio e la consapevolezza del qui e adesso. Il libro mostra come la transizione tra questi due stati sia il vero motore del cambiamento personale e professionale.
La trama in breve
Il protagonista si trova in una fase della vita in cui il passato sembra pesare più del presente. Attraverso riflessioni e incontri, il libro traccia un percorso di “risveglio”. Il titolo, un gioco di parole tra il passato (Era) e la necessità di agire nel presente (Ora), racchiude il messaggio: la transizione tra ciò che siamo stati e ciò che possiamo diventare.
I temi principali
Il tempo: Boscato analizza come viviamo spesso “fuori fase”, incastrati nei ricordi o nelle ansie, perdendo l’unico momento reale: il presente.
La resilienza: parla della capacità di rompersi e ricostruirsi, con le ferite del passato come feritoie per guardare il mondo in modo nuovo.
L’identità: chi siamo senza maschere sociali? Il protagonista compie un viaggio introspettivo per ritrovare la propria essenza autentica.
Le “contaminazioni” artistiche dell’Intelligenza Artificiale
Un aspetto decisamente originale e atipico del testo è l’inserimento di poesie o canzoni ispirate o co-create con l’IA. L’autore non usa la tecnologia solo come argomento di discussione, ma la sperimenta a livello creativo, facendola dialogare con pilastri della cultura di epoche e stili totalmente differenti, che vanno dalla musica di Vasco Rossi all’impegno storico di Goffredo Mameli, fino alla letteratura di Ernest Hemingway. Questo passaggio serve a dimostrare come lo strumento tecnologico possa espandere i confini dell’ispirazione umana.
La metafora delle ferite come “Feritoie”
Nel blocco tematico dedicato alla resilienza, emerge una potente metafora visiva e psicologica: le ferite del passato non sono solo cicatrici da nascondere o traumi da subire, ma diventano “feritoie”. Attraverso queste spaccature interiori, il protagonista (e di riflesso il lettore) impara a guardare il mondo circostante con una luce e una prospettiva completamente nuove e più autentiche.
Il focus sul “Lavoro Vivo” rispetto all’algoritmo
Nonostante l’Intelligenza Artificiale sia il substrato tecnologico del libro, i passaggi più intensi ridefiniscono il ruolo dell’uomo nell’era digitale. Boscato insiste sul fatto che l’IA non serve semplicemente a “produrre di più in meno tempo” (ottica di pura efficienza), ma a liberare tempo ed energie per ritrovare l’essenza delle relazioni umane e un nuovo modo di fare impresa, senza maschere sociali.
Lo stile
La scrittura di Boscato si distingue per:
Introspezione profonda, con flussi di coscienza.
Linguaggio evocativo, ricco di metafore potenti per stati d’animo complessi.
Approccio motivazionale: non un manuale di self-help, ma un invito ispirazionale all’azione.
“Era, ora” è un invito a smettere di guardare l’orologio della vita con nostalgia e a vivere ogni secondo con intenzione.
In sintesi, perfetto per chi vuole fare il punto e una spinta gentile verso il cambiamento personale.
Tra le caratteristiche di questo libro ci sono le tante poesie o canzoni ispirate alla IA: vanno da Vasco Rossi a Goffredo Mameli a Ernest Hemingway.
In un certo senso la postfazione di Sebastiano Zanolli mi conferma la giustezza della mia valutazione che questo sia un libro da respirare e vivere:
Quando ho letto la frase <<tessitura da realizzare insieme>>, ho capito che questo non era un libro sull’intelligenza artificiale. Era un libro su di noi. Su cosa siamo diventati, su cosa possiamo ancora diventare.
Questo è un libro consigliato a tutti e tutte, sia che faccia impresa sia che lavoori nelle aziende e con le aziende.
Come dice anche Sebastiano,
il lavoro vero, quello che trasforma, che genera fiducia, che lascia il segno, non inizia con una strategia. Inizia con una parola diversa dal solito, ma detta insieme. E da lì, tutto il resto.
In ultima analisi il saggio/romanzo ricorda che qualsiasi reale trasformazione o strategia aziendale non nasce da formule matematiche o freddi algoritmi, ma appunto “inizia con una parola diversa dal solito, ma detta insieme”.




