Ieri mattina era tempo bono, e ho deciso de fa na passeggiata al centro de Roma. Da Piazza Venezia a piedi so arivato a Piazza Colonna, che è sempre na gran bella piazza, pure adesso che ce stanno le bariere dalla parte verso Piazza Montecitorio in modo che davanti a Palazzo Chigi, dove c’è la Presidenza del Consiglio, se po arivà solo a piedi.

Ho passato la barriera, so arivato davanti al Palazzo proprio mentre arivavano le machine grandi e scure. Dalla prima è sceso uno con una divisa da pompiere e ho pensato che doveva esse armeno un Dirigente Capo del Corpo dei Pompieri pe avecce na macchina come quella ma me sbajavo: era il Ministro Salvini. Dopo è arivata n’artra machina nera, è scesa na signora col camice bianco ed io ho pensato che se sentisse male qualcuno, ma me sbajavo n’artra vorta, uno vicino a me ha detto che quello era il ministro della Salute. Un’altra macchina con uno vestito con tuta da lavoro e caschetto, questo l’ho riconosciuto subito, era Di Maio, Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico. Me so messo a guardà bene ed ho visto che arivavano tutti gli altri ministri. Erano tutti vestiti con vestiti strani. Poi è arivata una grande macchina nera… nessuno è sceso. Era il Presidente del Consiglio dei Ministri. Dopo di lui l’unica che ma colpito è stata na signora col basco nero e tuta mimetica che camminava svelta svelta, m’hanno detto che era il Ministro della Difesa. Una volta solo non ho capito chi era ed è stato quando è arrivata na signora con un metro in mano, m’hanno detto che era un Ministro che stava cercando de misurà un angolo da 370°, ma ancora nun c’era riuscita.

Ho visto il governo: erano tutti belli!
Salvini vestito da Pompiere. Photo credit: Il Foglio

Io me so divertito tanto, come quanno al cinema ho visto “Miseria e nobiltà” co Totò, dove tutti se vestivano per assomigliare a quelli che non erano, ma è na cosa difficile da spiegare. So tornato a casa contento, e ho pensato che me potrei vestì pure io da quarche cosa, magari da Rugantino, che ogni tanto je ruga*…

*Proprio alla “ruganza”, all’arroganza, Rugantino deve il nome. E quello di “rugà”, di agire e parlare con strafottenza, è il suo tratto caratteristico: provocatore, linguacciuto e insolente. In realtà, il nostro è un can che abbaia ma non morde. Al fondo è anche un po’ vile. “Cerca rogna, je puzza de campà, je rode”, minaccia, promette di darle ma le prende consolandosi con la battuta – divenuta giustamente celebre – : “Me n’ha date tante, ma quante je n’ho dette!”. A proposito di battute, è rimasto negli annali l’episodio che vide protagonista Gaetano Santangelo detto Ghetanaccio, l’attore che rese popolare la maschera di Rugantino al teatro dei burattini. Un giorno fu chiamato dall’ambasciatore di Francia ad esibirsi a Palazzo Farnese, con la raccomandazione di evitare sconcezze (turpiloquio e pernacchie). Ghetanaccio assicurò che non ci sarebbero state parolacce e altre scurrilità, ma disse che una pernacchia doveva farla per forza. Ottenne il permesso. Durante lo spettacolo, un servo annunciò l’arrivo dell’ambasciatore e proprio in quel momento partì un ‘pernacchio romano’ che fece vibrare la sala e inorridire il corpo diplomatico riunito. L’ira dell’ambasciatore fu grande e Ghetanaccio si giustificò così: “Una me n’avete concessa, una ve n’ho fatta!”.  Fonte: romaspqr


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