Con il pezzo di oggi dal titolo  “Il capitano Salvini prepara la frittata”, dopo la breve pausa estiva, riprendono i “dialoghi” tra il Direttore Giampaolo Sodano ed il Prof. Mario Pacelli. Uno sguardo attento, arguto e sarcastico sulla situazione politica italiana e su più o meno prevedibili scenari futuri.

Prof. Pacelli: “Salvini è diventato il Capitano, gli basterà o vorrà essere il caro capo” ?”

Caro Direttore,

la vicenda del guarda coste “Diciotti” e dei profughi eritrei raccolti nel Mediterraneo, mentre cercavano di raggiungere la terraferma si è conclusa. Gli eritrei troveranno una sostituzione in parte in Albania ed Irlanda ed in parte (la più numerosa) in strutture della Chiesa Cattolica.

Salvini, il Capitano, ha vinto solo formalmente al sua battaglia: gli emigranti, molti dei quali malati e duramente provati dalla detenzione in Libia, dopo 5 giorni di sequestro a bordo del guarda coste ancorato nel porto di Catania, malgrado i molti proclami del Ministro che annunciava che mai avrebbero toccato il suolo italiano, sono vivi e vegeti in Italia e qui resteranno, ospiti delle diocesi. Bella figura, che tra l’altro ha fruttato a Salvini l’essere indagato, dalla procura di Agrigento, per vari reati, dal sequestro di persona all’abuso d’ufficio. A Pinzolo, la sera stessa che si è diffusa la notizia dell’apertura del procedimento a suo carico, si è vantato di aver agito per difendere l’interesse dell’Italia ed i suoi confini, ed ha sfidato i magistrati a “prenderlo”. Un po’ come faceva Totò, inseguito dal panciuto Aldo Fabrizi nel film “Guardie e Ladri”.

Il capitano Salvini
Photo credit: LA7

Salvini almeno questa volta è stato sincero: non gli interessa infrangere questa o quella legge, questa o quella norma costituzionale perchè a suo avviso il popolo italiano condivide la sua azione e ciò lo rende non censurabile da parte di qualsiasi autorità dello Stato, magistrati compresi. E’ una tesi quanto meno singolare, anche se non nuova: chiunque pensi di sovvertire l’ordine costituito, adduce a suo favore motivazioni analoghe.

L’esperienza storica a prima vista gli da ragione, nel 1922 un Re sciagurato incaricò di formare un nuovo governo un tal Benito Mussolini, che con le squadre d’azione a lui fedeli garantiva di voler restaurare l’ordine pubblico in Italia. A ben guardare però questa volta contro il Capitano, condottiero e Duce della Lega, si è schierato il Capo dello Stato, che ha intimato all’Avvocato del Popolo Presidente del Consiglio di intervenire per far cessare un chiaro abuso di potere, è intervenuto un magistrato coraggioso che ha iniziato un procedimento penale nei confronti del Ministro Salvini. Sono intervenute le organizzazioni sindacali che hanno manifestato ininterrottamente sotto la nave per chiedere lo sbarco dei profughi ed altrettanto hanno fatto le organizzazioni umanitarie, mentre la stampa cattolica bollava con pesanti accuse la violazione delle fondamentali regole della convivenza, i grandi giornali d’informazione nazionali mostravano chiaramente di non voler condividere lo scontro istituzionale con la magistratura di un Ministro del Governo che mostrava di voler ad ogni costo dar prova della sua forza politica.

Lo scenario è apparso subito diverso da quello del 1922, le istituzioni repubblicane hanno tenuto e tengono duro contro un populismo sempre più truce ed aggressivo. La magistratura ha svolto e svolge una funzione di garanzia costituzionale rispetto ad una linea politica carente, ambigua e spesso in contrasto con la costituzione.

Di Maio, il capo politico dei 5Stelle, ha dichiarato di non condividere la linea politica del Ministro degli Interni e di rispettare le funzioni della magistratura, nel tentativo di tenersi fuori dal conflitto istituzionale. Forse inizia a rendersi conto che Salvini, da quando è Ministro e Vice Presidente del Consiglio, sta applicando gli insegnamenti di un tale Lenin che sosteneva che “per fare una frittata, bisogna rompere le uova”. Le istituzioni liberal democratiche della repubblica nel loro complesso stanno reggendo bene rispetto agli strappi continui della Lega e del suo Capitano: saprà la politica dar loro una mano?

Il Presidente del Consiglio Conte, al quale l’articolo 85 della Costituzione demanda la responsabilità della politica del Governo, tace. Forse troppo preoccupato per una crisi di governo che non gli consentirebbe più di essere l’Avvocato del Popolo, anche se finora pochi sono stati quelli che se ne sono resi conto.

Malgrado l’assoluta novità di governare un paese con Facebook, prescindendo dalle leggi vigenti, preoccupati solo di rincorrere un facile consenso, l’Italia va avanti: forse riuscirà anche a superare e far dimenticare il Capitano.

La risposta del Direttore Giampaolo Sodano

Caro Pacelli,

è compito certamente lodevole quello di esercitarsi in una costante e attenta analisi, come cerchiamo umilmente di fare sul nostro “Moondo”, di ogni iniziativa dei governanti attuali e di ogni loro dichiarazione convinti come siamo che da questi dipende in buona misura non solo la condizione attuale di molti cittadini, basti pensare alla incertezza in cui vivono migliaia di lavoratori dell’ILVA, ma soprattutto il destino prossimo venturo del nostro Paese.

Non sono necessarie molte parole oltre quelle che abbiamo già spese per richiamare l’attenzione sui pericoli che corre la nostra comunità nazionale, dal punto di vista della condizione economica e sociale perché è chiaro ed evidente che continuando sulla strada intrapresa presto o tardi ci troveremo a vivere in un paese chiuso nelle sue frontiere, felice della sua decrescita, magari con una nuova moneta svalutata, che sulle ceneri dell’Unione europea si fa alleato dei paesi dell’Est e della Russia di Putin.

Cosa voglio dire? Hai ragione nel sottolineare che malgrado i ripetuti tentativi di scardinare leggi e norme che regolano da decenni la convivenza civile e che le istituzioni repubblicane hanno dimostrato di essere talmente forti da reggere l’urto degli “sfascisti”, tuttavia se non si organizza fin d’ora una opposizione in grado di contrastare questo progetto di “piccolo mondo antico” ci troveremo a vivere certamente in una Repubblica, ma in cui si vivrà molto male. E allora che fare? L’unica ricetta sembra essere quella di una terapia intensiva che possa restituire un po’ di vita al Partito Democratico. Ultimo in ordine di tempo il Veltronipensiero: “un partito orizzontale, fatto di cittadini e movimenti. Un partito a vocazione maggioritaria perché aperto” in definitiva il PD della Sua segreteria oppure “inventare una forma originale di movimento politico del nuovo millennio”. Non si capisce chi sarebbe chiamato a scegliere fra le due “idee” visto che l’autore si è chiamato fuori e fuori vuole rimanere.

La verità è che la situazione è molto più complessa e la soluzione non sta nella formula organizzativa di un partito, nuovo o vecchio che sia. Tanto più che stiamo parlando di un PD che non è mai nato come dice  Cacciari oppure che è nato talmente male da essere incurabile. Certo è che continuare sulla vecchia strada con le vecchie idee non porta da nessuna parte. E allora professore, che facciamo? Che ne pensa?


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