Il vero problema della Chiesa non è la polemica sullo IOR, sui preti pedofili, o altre questioni del genere. Il vero problema è la formazione alla fede del laicato. In teoria questa non è una novità: il messaggio centrale del Concilio Vaticano II è la chiamata universale alla santità. In altre parole il Concilio ha ribadito che non sono chiamati alla santità soltanto i preti, i monaci, i frati, le suore ma tutti i battezzati.

Certamente, dalla conclusione del Concilio a oggi sono apparse molte iniziative e realtà che hanno come scopo la formazione del laicato. Alcune di queste realtà hanno avuto origine prima del Concilio, basti pensare all’Opus Dei, Comunione e Liberazione, i Focolarini, la Comunità di Sant’Egidio e così via. Altre sono nate o cresciute dopo, come il Rinnovamento dello Spirito, i Neocatecumenali e, recentemente, Nuovi Orizzonti di Chiara Amirante, una fondatrice che è nata addirittura dopo la conclusione del Concilio.

il vero problema della chiesa
Il vero problema della chiesa è la formazione alla fede del laicato

Tuttavia nella mentalità comune ancora resta lontana l’idea che il Battesimo e la Cresima siano davvero una prospettiva di santità. Ancora si pensa che il buon cristiano è uno che sente il dovere di andare a Messa la domenica, punto e basta.

La Provvidenza provvede e sta alla grazia di Dio il compito di far dilagare l’incendio dell’amore per Gesù, che ci ha amati per primo e ci ha manifestato chiaramente che in Cielo non abbiamo un Controllore ma un Padre, anzi un papà, che ci segue con una pedagogia che spesso non riusciamo a interpretare, fatta di dolori e di dolcezze, ma che è più buono dei padri affettuosi di questa terra. Ma la Provvidenza richiede anche la collaborazione di noi mortali. “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi” dice Gesù ai suoi discepoli e non mancano le parabole che invitano a vigilare e a impegnarsi: la casa sulla roccia e non sulla sabbia, le lucerne provviste dell’olio che non si può acquistare all’ultimo momento, i talenti che vanno impegnati e fatti fruttare. La chiamata di Gesù è una chiamata alla sveglia.

Nello stesso tempo Gesù ci invita a non preoccuparci troppo: “non vi affannate” dice, piuttosto guardate gli uccelli del cielo e i fiori dei campi: il Padre celeste provvede a nutrirli. Cosicché si ha l’apparente paradosso che il cristiano da una parte è un inviato da Dio e dall’altra è come un bambino che si abbandona alla sicurezza di avere un Padre che ci pensa. Non vi affannate…

Non è un impegno da poco perché da una parte occorre avere la fortezza dei martiri e la consapevolezza dei grandi santi e dall’altra una fede tale da non preoccuparsi delle forze contrarie al messaggio evangelico, forze che sembrano gigantesche. Devo vivere sereno e fiducioso. Perché? Perché ho fiducia in mio padre Dio.

Un sacerdote napoletano, morto in odore di santità e venerato non solo a Napoli, don Dolindo Ruotolo, ha diffuso un messaggio ricevuto da Gesù:

Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me, produce l’effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose… Se mi dite davvero: “sia fatta la tua volontà”, che è lo stesso che dire: “pensaci tu”, io intervengo con tutta la mia onnipotenza, e risolvo le situazioni più chiuse.

Nel mio animo questa convivenza fra impegno e abbandono non si esaurisce con l’assenso di un momento, perché il mio stato d’animo è mutevole. Ecco che devo mettere a fuoco un’idea centrale: il mio spirito ha l’esigenza di un continuo nutrimento così come avviene per il mio corpo. Normalmente ho bisogno di colazione, pranzo e cena e talvolta anche di uno spuntino tra l’uno e l’altra. Ebbene per la mia anima succede lo stesso. Ho bisogno ogni giorno di una serie di brevi appuntamenti con Dio che mi servono da alimento. Lo Spirito soffia dove vuole dice Gesù, ma una cosa è certa: se non tengo le finestre aperte lo Spirito non può entrare. Fuori di metafora occorre che io mi confessi periodicamente, che riceva Gesù nell’Eucarestia il più spesso possibile, che tenga viva la mia cultura cristiana con opportune letture (soprattutto dei Vangeli), che coltivi la devozione alla Madonna, che dedichi un po’ di tempo alla preghiera a tu per tu con Dio… Eh ma che esagerazione! Questo è il punto. I santi non lo sono diventati oziando e disperdendo la loro attenzione, lo sono diventati pregando e operando.

Se la Chiesa potrà essere formata da cristiani che vivono così, sereni e impegnati, ben alimentati spiritualmente, allora avverrà quello che diceva Sant’Agostino: “Se i cristiani fossero davvero cristiani non ci sarebbe nessun pagano”. Gesù pensaci tu…


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Giuseppe Corigliano
Ingegnere, napoletano, si è occupato di formazione giovanile e di comunicazione. Ha pubblicato per Mondadori nel 2008 "Un lavoro soprannaturale" per il quale ha ricevuto il premio Capri San Michele. Nel novembre 2010, sempre per Mondadori, è apparso"Preferisco il Paradiso. La vita eterna com’è e come arrivarci", che ha avuto sei edizioni ed è stato ripubblicato negli Oscar Mondadori. Nel giugno 2012 per l'editore Cantagalli è uscito un suo libro intervista ad Ettore Bernabei. Nel gennaio 2013 ha ricevuto il premio giornalistico "Le buone notizie" mentre nel febbraio 2013 è uscito per Mondadori "Quando Dio è contento/ Il segreto della felicità". Nell'ottobre 2015 pubblica con Mondadori "Siamo in missione per conto di Dio/La santificazione del lavoro"e nel novembre del 2017 "Cartoline dal Paradiso 2”. Nel 2019 con Mondadori pubblica “Il cammino di San Josemaría”. Collaboratore di Rai Vaticano, dirige la Fondazione Perseus, ollabora con la rivista Tempi. Ha realizzato documentari su S. Josemaría Escrivá, S. Alfonso de’ Liguori, sull’Introduzione al Cristianesimo di Joseph Ratzinger e sul magistero della Chiesa. Dal'70 all'80 ha fatto parte della direzione dell'Opus Dei per l'Italia ed è stato direttore della comunicazione dell'Opera in Italia per quarant'anni (dal 70 al 2011).

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