giovedì 12 Marzo 2026
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Intervista a Paolo Borzacchiello

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Comincio la mia nuova avventura come direttore editoriale di Moondo con un’intervista a Paolo Borzacchiello. Spero che gradirete.

RB: Il 1 aprile segnerà una data particolare per la vostra community. Cosa dobbiamo aspettarci da questa evoluzione e in che modo rivoluzionerà l’accesso alla formazione sulla comunicazione umana?

PB: non si tratta di un semplice aggiornamento, ma di una rivoluzione tecnologica dedicata alla formazione integrata. Dal 1 aprile 2026 – e non è un pesce d’aprile – il nuovo portale diventerà un ecosistema completo: ospiterà centinaia di moduli teorici e pratici, i miei contenuti RealLife in costante aggiornamento, la più vasta raccolta di ricerche scientifiche sulle interazioni umane e un assistente AI dedicato.

Ma il vero punto di rottura è etico, non solo tecnico. La nostra missione è che ‘la conoscenza rende liberi’ e volevamo dimostrarlo con un gesto eclatante: abbiamo deciso di abbattere le barriere economiche della formazione d’eccellenza. Con il pagamento una tantum di una piccola quota d’iscrizione al nostro Club, l’utente otterrà l’accesso gratuito a tutti i corsi presenti e futuri, webinar compresi, per sempre. È un valore immenso che mettiamo a disposizione di chiunque voglia investire su se stesso senza limiti.

RB: nel tuo libro “USA IL CERVELLO” spieghi come ‘hackerare’ i processi decisionali del cervello. Dove tracciare il confine sottile tra l’aiutare qualcuno a prendere la decisione migliore per sé e la manipolazione pura?

PB: è un tema semplicemente filosofico e non esiste una risposta: il mondo si divide in due, come ha evidenziato Richard Thaler parlando di Nudge, ovvero di “manipolazioni gentili” messe in atto per far fare cose utili alle persone, come mangiare più frutta, prendere le medicine che servono e così via. Non esiste confine, è proprio e solo una questione di approccio. Io sono favorevole a usare “tecniche” in questo senso ma riconosco che non esiste un Tribunale che decida cosa è assolutamente giusto e cosa non lo è.

RB: spesso pensiamo al cambiamento come a un atto di volontà, ma tu ne parli in termini chimici. Se dovessi isolare un singolo ‘interruttore’ che impedisce alle persone di applicare i consigli di questo libro, quale sarebbe e come lo si disinnesca?

PB: direi che l’overthinking, che ci impedisce di agire, ha sede nella corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC) che è la regina del ragionamento analitico, del problem solving, del “valutiamo tutte le opzioni possibili così non sbagliamo”Quando esagera, entra in loop: analizza, rianalizza, simula scenari, prevede catastrofi improbabili. La disinneschi “facendo”, cioè mettendo fisicamente in atto il comportamento. Come dico sempre, “si cambia cambiando.

RB: molti manuali di self-help spingono sul ‘pensa positivo’ e tu sei alquanto critico su questo aspetto: in Usa il cervello,  suggerisci un approccio molto più chirurgico e meno rassicurante. In che modo il tuo metodo si distanzia dalla narrazione motivazionale tradizionale che, a volte, rischia di essere controproducente?

PB: in realtà, non è un “mio metodo”, così come non si tratta di una “mia opinione”: il cervello funziona così e la scienza e la ricerca lo hanno ampiamente dimostrato. L’approccio più sensato e rispettoso del modo in cui funzioniamo è una sorta di bi-pensiero, come lo chiama Wiseman: certamente pensarci un po’ in positivo, soprattutto per quanto riguarda il breve periodo, aiuta a sentirci meglio nell’immediato. Ma non dobbiamo esagerare, perché altrimenti rischiamo delusioni o stasi. Quindi, dobbiamo sempre pensare anche in negativo, pensare a scenari poco positivi e a come risolverli, a come superare gli eventuali ostacoli, soprattutto per quel che riguarda il lungo periodo. Siamo pessimisti nel Breve e troppo, troppo ottimisti nel lungo: dovremmo tenerne conto.

RB: affermi che le parole che usiamo riscrivono letteralmente i nostri circuiti neurali, in qualche modo plasmano la realtà che ci circonda e i nostri pensieri. Premesso che è un puro esercizio stilistico, perché se ho capito un po’ questo libro, affinché funzionino, le persone devono cambiare loro le parole che usano, se potessi eliminare dal vocabolario quotidiano dei tuoi lettori tre parole specifiche per migliorare istantaneamente la loro igiene mentale, quali sceglieresti e perché?

PB: Non te lo posso dire, perché non esistono. O meglio, esistono ma ciascuno ha le sue. Ognuno ha le sue parole “critiche” ma non esiste appunto una parola che in assoluta “sporchi” il cervello. E poi dipende anche dal contesto. A volte, una parola in apparenza “brutta” serve a svegliare il cervello. So che non è una risposta comoda o semplice, ma è così che stanno le cose. La via facile, in questo caso, non c’è.

RB: in una società che delega sempre più il pensiero alle IA, il tuo libro invita a riprendere il controllo del ‘software’ biologico. Qual è l’unica funzione cognitiva umana che nessuna intelligenza artificiale potrà mai replicare o ottimizzare?

PB: amare. Questa è l’unica cosa che AI non saprà mai fare. Si comporterà come se amasse, ma l’Amore è tutto nostro e, anche se non pensiamo all’Amore come a una capacità cognitiva, in effetti e da molti punti di vista invece lo è.

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