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lunedì 21 Giugno 2021

Quattro chiacchiere con... Intervista esclusiva al Prof. Nicola Dinapoli

Intervista esclusiva al Prof. Nicola Dinapoli

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Il salotto virtuale di Moondo ha avuto l’onore di ospitare il Prof. Nicola Dinapoli – Medico dell’Area Radioterapia Oncologica del Policlinico Gemelli di Roma. Ringraziamo in anticipo la nostra collaboratrice Veronica Ruggiero per l’interessante intervista che troverete alla fine dell’articolo.

Il professor Nicola Dinapoli ci racconta la sua esperienza nel campo della medicina e della ricerca scientifica. Specializzato in una tipologia di tumore, il sarcoma, che si sviluppa nella parte alta del tratto gastro intestinale, da 23 anni si occupa di radioterapia ed oncologia e nel corso degli anni ha visto cambiare il lavoro in maniera radicale, grazie all’innovazione ed anche all’avvento dell’intelligenza artificiale. Il professor Nicola lo ha vissuto appieno ed è passato dal dover intuire dove si trovava il tumore, a poterlo vedere con apparecchiature diagnostiche con un imaging di qualità estremamente elevate che permettono di identificare in maniera precisa il cancro dalla sede iniziale, nelle sedi limitrofe e nei linfonodi. Stesso discorso riguarda anche le tipologie e le modalità di somministrazione dei trattamenti.

Inoltre, il prof. Dinapoli impegna molto tempo alla ricerca clinica e metodologica in radioterapia. Proprio riguardo la ricerca scientifica, sostiene che il covid ha avuto da un punto di vista generale il merito di portare alla ribalta nell’audience della popolazione non avvezza ai discorsi della ricerca medica, il problema e l’urgenza della ricerca in senso generale. Persone che non hanno mai avuto contatti con argomenti di tipo scientifico si sono scoperte appassionate a queste tematiche e che, interessate hanno approfondito l’argomento e hanno potuto dare contributi importanti alla ricerca.

Quanto si investe oggi nella ricerca?

In Italia paghiamo il conto di scelte politiche da molti anni non hanno lungimiranza. La ricerca in oncologia, ad esempio è un investimento sulla lunga distanza. Quello che oggi si investe per una ricerca di base, per la scoperta di un nuovo farmaco, deve essere sperimentato in vitro, su cellule, su animali di laboratorio e poi solo dopo molti anni sulle persone, diventa terapia per il malato non prima di 10/15 anni.

Ci siamo chiesti anche se il covid ha in qualche modo ostacolato la ricerca per quanto riguarda ciò che è stato definito “il male del secolo”, ovvero il cancro. Il professor Nicola ci conferma che in realtà l’oncologia non si è mai fermata perché, purtroppo, “il cancro non va in quarantena”. Il timore dei medici riguardava maggiormente la paura che i pazienti oncologici potessero avere nel recarsi negli ospedali per affrontare le terapie considerando le limitazioni e l’alto rischio di contagio a cui sarebbero andati incontro. Ma nonostante le problematiche e le limitazioni, i pazienti sono riusciti ad iniziare, portare avanti o terminare il loro percorso terapeutico.

Da un punto di vista complessivo, l’oncologia in generale è uno dei rami della ricerca medica nei paesi sviluppati e soprattutto in Italia più floridi perché il cancro è la seconda causa di morte nei paesi occidentali, lo era prima del covid e lo è ancora oggi.  Il cancro nei bambini è una malattia molto rara eppure il volume di pazienti in età pediatrica è di 90/100 l’anno, vuol dire una media di circa 2 bambini nuovi a settimana. Si tratta in questo caso di un impegno umano, oltre che tecnologico, oncologico e di pianificazione ed esecuzione del trattamento. C’è una psicologa interamente dedicata ai pazienti oncologici in età pediatrica e per le loro famiglie. Inoltre è stata dipinta una sala di terapia dedicata ai pazienti pediatrici come se fosse un sottomarino con pesci e delfini, per aiutare i bambini di entrare nella sala di terapia ed avere meno paura possibile, anche se spesso non è facile.

Il professor Nicola Dinapoli inoltre fa parte anche dell’ESTRO, European Society for Radioterapy and Onclogy, una delle principali società nel mondo che aggregano professionisti della stessa sua specialità. Oltre a scopi di aggregazione e condivisione scientifica hanno anche scopi improntati alla didattica, cioè alla condivisione del sapere e alla trasmissione di nuove tecnologie e nuove conoscenze a studenti che vengono non solo dall’Europa ma dal resto del mondo.

La guarigione di una persona dal cancro è per me una sorta di seconda nascita. Una persona che guarisce dal cancro è una persona che è nata una seconda volta. Purtroppo non sempre è possibile guarire, oggi in Italia si è superata la quota del 50% di guarigione. Ma è estremamente importante aiutarli anche senza guarirli perché il sollievo dalla sofferenza non è meno bello della guarigione dalla malattia.

Intelligenza artificiale e medicina

Come anticipato, negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha preso piede anche per scopi scientifici. L’intelligenza artificiale ormai è entrata nelle nostre vite e nel campo della medicina è in espansione più che esponenziale. Il professor Nicola si sta occupando dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale con finalità di valutazione diagnostica e prognostica, cioè per capire un tipo di tumore come si comporterà prima di essere operato.

Il professor Dinapoli ci saluta con un appello a nome di tanti colleghi: fidatevi di chi fa questo lavoro e lo fa da tanto tempo. Diffidate da Google cercando le risposte in rete. Un medico, per essere specialista deve impiegare non meno di dieci anni della sua vita sui libri e tante feste mancate, tante estete passate con le tazze del caffè sui libri la notte, tanti Natali, tante Pasque e questi sacrifici servono ad ottenere non soltanto la laurea e la specializzazione, ma anche la fiducia dei pazienti perché possano fidarsi di tutto ciò che un medico dice e prescrive loro.






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