Esiste un modo “soft” per cominciare a capire qualcosa della situazione Israele.Palestina? Non so, ma se esiste, forse è attraverso la lettura del libro di Laura Canali “Israele e Palestina in 10 mappe”, Laura Canali che, tra gli altri incarichi, si occupa di realizzare le cartine della rivista di geopolitica Limes, Rivista Italiana di Geopolitica da 33 anni.
Attraverso i vari capitoli si capisce come in questa regione nulla è mai come sembra. Quante volte, guardando i telegiornali o leggendo le notizie sulla guerra in corso tra Israele e Palestina, hai avuto la sensazione che la sola narrazione verbale non bastasse a spiegare davvero le cose?
Esiste un linguaggio capace di bypassare le retoriche di parte e la polarizzazione del dibattito, permettendoci di vedere la realtà materiale dei fatti: la cartografia.
Nel suo saggio Israele e Palestina in 10 mappe, Laura Canali — storica cartografa e geopoetessa della rivista Limes — ci dimostra che in Medio Oriente la geografia non è soltanto un fondale inerte su cui avvengono gli eventi, ma il motore implacabile del potere e delle sue tragedie.
1. La geografia in costante mutamento
«In Medio Oriente niente è come sembra. La sua geografia è sempre in movimento, in continua mutazione, e gli spazi ridotti in cui si sviluppano gli eventi rendono prezioso ogni metro.»
A differenza dell’idea convenzionale di una carta geografica statica, i confini nella regione si spostano, si frammentano e si sovrappongono quotidianamente. Ogni metro di terra ha un valore tattico, identitario e vitale.
2. Chi disegna la mappa, controlla il futuro
«Linee tracciate all’apparenza nel vuoto desertico che, lette con lo strumento ermeneutico giusto, rivelano di ricalcare esattamente le faglie geologiche ricche di idrocarburi. Chi disegna la mappa, possiede già il futuro.»
Le mappe non sono mai neutrali. Canali sottolinea come la tracciatura delle linee di confine — siano esse storiche o geopolitiche contemporanee — nasconda la contesa per l’accesso alle risorse strategiche, dal gas offshore all’energia.
3. La tirannia dell’«Oro Blu»
«L’acqua dolce in Israele non è una questione ambientale, ma di pura sicurezza nazionale.»
Uno dei fili conduttori del libro è il controllo delle risorse idriche. Le mappe mostrano chiaramente come la gestione delle falde acquifere, dei bacini idrici e dei corsi d’acqua (dalla West Bank alle alture del Golan) condizioni la sicurezza, la sovranità e la vita di milioni di persone.
4. Il crollo del confine «invalicabile»
«Il crollo di quel confine “invalicabile” dopo il 7 Ottobre non è stato solo un fallimento di intelligence, ma il collasso di un’intera concezione spaziale e psicologica.»
Analizzando la svolta del 7 ottobre 2023 e la successiva operazione militare su Gaza, la cartografia evidenzia una verità profonda: l’illusione che una barriera ad alta tecnologia potesse separare per sempre due realtà umane contigue è definitivamente crollata, lasciando spazio a una devastante frattura geopolitica.
5. La mappa come strumento di apertura
«La mappa diventa uno strumento che permette di non chiudere il discorso ma di aprirlo, mettendo in relazione spazio, storia e potere.»
Invece di fornire verità dogmatiche o risposte facili, la cartografia ci offre la bussola per porre le domande giuste, spingendoci a osservare la realtà fisica — le sabbie, l’asfalto, le risorse e le enclave — per comprendere le ragioni dell’altro.
In conclusione
Se vogliamo davvero comprendere le dinamiche del conflitto israelo-palestinese al di là dei titoli ad effetto, dobbiamo tornare a “leggere” il territorio. Israele e Palestina in 10 mappe è una guida visiva e concettuale indispensabile per chiunque desideri orientarsi nell’intricata geografia di questo territorio.
Buona lettura e al prossimo approfondimento!




