Prendo spunto dalla vicenda della casa editrice Hoepli – che sicuramente ha anche altre cause specifiche sulle quali non ho elementi per esprimermi – per affrontare un tema che interessa tutte le case editrici: in Italia si legge poco.
I dati ISTAT
Secondo i dati ISTAT, oltre la metà degli italiani non ha letto nemmeno un libro nell’ultimo anno. Un dato che ci pone stabilmente ai piedi della classifica europea. Ma è davvero solo una questione di “pigrizia” o c’è dell’altro?
Analizzando il fenomeno, emergono quattro ragioni strutturali che bloccano il nostro rapporto con la pagina scritta:
1. La scuola e il “dovere” della lettura.
In Italia, spesso, il primo approccio al libro avviene tramite l’imposizione scolastica. Leggere viene percepito come un compito, un esercizio di analisi testuale o un dovere legato ai classici. Questo approccio rischia di uccidere il piacere della scoperta, trasformando il libro in un oggetto “respingente” una volta terminati gli studi. Forse sarebbe il caso di “svecchiare” i libri che vengono fatti leggere scegliendo dei libri più adatti a delle persone dalla giovane età.
2. Una questione di “Capitale Culturale”.
La lettura è un’abitudine ereditaria. Statisticamente, chi cresce in una casa senza libri difficilmente diventerà un lettore forte. In Italia il divario territoriale e sociale è enorme: la carenza di biblioteche di pubblica lettura in molte aree (specialmente al Sud) e la chiusura delle librerie indipendenti rendono il libro un oggetto fisicamente lontano dalla quotidianità di milioni di persone.
3. La competizione digitale e il tempo frammentato.
Viviamo nell’era della “doomscrolling”. La nostra soglia di attenzione si è abbassata e preferiamo micro-contenuti passivi. Leggere richiede uno sforzo cognitivo attivo e un tempo dilatato che molti sentono di non avere più, o che preferiscono investire in piattaforme di streaming e social media, percepiti come meno faticosi.
4. L’analfabetismo funzionale.
Un dato allarmante riguarda la difficoltà di una fetta della popolazione nel comprendere testi complessi. Se leggere diventa una fatica perché non si maneggiano con facilità gli strumenti linguistici, il libro smette di essere uno svago e diventa una barriera.
Qual è la soluzione? Non ho la ricetta magica, però è abbastanza chiaro che avanti così non possiamo andare per molto.
Non basta dire “leggete di più”. Serve rendere il libro un oggetto quotidiano, accessibile e, soprattutto, non elitario. La lettura deve tornare a essere percepita per quello che è: una forma di libertà e di intrattenimento, non un piedistallo per pochi intellettuali.
E tu, quanti libri hai letto negli ultimi 12 mesi? Qual è l’ostacolo più grande che ti impedisce di aprire un libro la sera?




