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martedì 4 Agosto 2020

Cuore inquieto Ricordi...

Ricordi…

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In questo periodo sto incontrando alcuni amici e amiche d’infanzia o di gioventù. Mi rendo conto che la mia memoria, come capita a tutti, non è geometrica: gli episodi più lontani sono vicini mentre sbiadisce il ricordo di avvenimenti più recenti. A dire il vero non è soltanto uno scherzo della memoria ma sono i ricordi che coinvolgono il cuore ad avere la priorità. Mi ricordo lucidamente i momenti in cui era coinvolto il cuore…

Ora che vivo una vita di fede accomuno il ricordo di tanti giovani di allora in una specie di comunione dei santi. Voglio trasmettere a loro l’energia positiva della preghiera. Nello stesso tempo il cuore si intenerisce pensando alle tante chiacchierate e avventure passate insieme. Sento un debito di gratitudine verso di loro: un dovere di ricordarli davanti a Dio.

Come ho già scritto, recentemente al festival d’Autunno di Catanzaro ho ascoltato Mogol che raccontava come erano nate le parole di alcune canzoni di Lucio Battisti. Era innamorato con cuore da bambino di una piccola delle elementari dalle guance rosse e un anno in più d’età … poi la storia cresce con gli anni e vien fuori l’immagine di un mare che diventa nero a causa di una perdita di petrolio laddove prima si poteva scorgere anche un sassolino sul fondo. Poi il poeta si ferma a cantare l’angoscia per il destino della ragazza che si allontanava da lui con altre storie d’amore.

Ma l’incanto è per le immagini dei ricordi lontani:

Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi
Le tue calzette rosse
E l’innocenza sulle gote tue
Due arance ancor più rosse…
Ma ti ricordi l’acqua verde e noi
Le rocce e il bianco fondo
Di che colore sono gli occhi tuoi?
Se me lo chiedi non rispondo…
Oh mare nero, oh mare nero, oh mare ne
Tu eri chiaro e trasparente come me
Le biciclette abbandonate sopra il prato e poi
Noi due distesi all’ombra…

Ma ti ricordi le onde grandi e noi
Gli spruzzi e le tue risa…
Oh mare nero, oh mare nero, oh mare ne
Tu eri chiaro e trasparente come me
Il sole, quando sorge, sorge piano e poi
La luce si diffonde tutto intorno a noi
Le ombre di fantasmi della notte
Sono alberi e cespugli ancora in fiore
Sono gli occhi di una donna ancora pieni d’amore.

Tagliare i versi più erotici, come ho fatto, può sembrare uno sciocco moralismo ma nel mio cuore pesano maggiormente i momenti incantati dello stare insieme, del rapporto come persone. Nell’amore e nell’amicizia. Ricordo le avventure con un amico in Calabria, prima da bambini, poi da pescatori subacquei. Ora lui è in cielo e i suoi figli li sento miei. Oppure i sogni sul nostro futuro con un compagno di Napoli: tante ipotesi o progetti poi andati in tutt’altra maniera con la Provvidenza che ha fatto da direttrice d’orchestra…

Penso all’aldilà. I teologi assicurano che non solo conserveremo la nostra identità ma anche il nostro corpo sarà sostenuto dall’anima a sua volta piena di Spirito Santo, tanto che assomiglierà al corpo glorioso di Cristo: un corpo con virtù particolari (passava attraverso le pareti e scompariva) ma un corpo vero, non quello di un fantasma, ha precisato Gesù. Ed è Cristo stesso che dipinge la vita eterna come un banchetto in cui si beve il vino… “d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio” Matteo 26,29.

Mi commuove questa umanità di Gesù, niente spiritualismi, niente astrazioni. Si starà a tavola insieme proprio come nei momenti più felici di questa terra. Niente che avrà coinvolto il nostro cuore andrà perduto…






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