Attenzione: dietro una definizione si nasconde Il trucco.
È vero, è un post politico, ma nel senso più nobile del termine.
Dicevamo: salario giusto o salario minimo? Così sia il salario minimo è chiaro, anche se alzerei un po’ l’asticella da 9 a 10 Euro lordi l’ora.
Ma il salario giusto?
Nella visione del Governo Meloni, cristallizzata nel recente Decreto Lavoro (DL n. 62 del 30 aprile 2026), la definizione di salario giusto si discosta nettamente dal concetto di “salario minimo legale” (una cifra fissa stabilita per legge, come i 9 euro l’ora proposti dalle opposizioni, che io alzerei almeno a 10 Euro lordi l’ora).
Per l’esecutivo, il salario è “giusto” quando risponde a tre criteri fondamentali:
1. Il primato dei Contratti Collettivi (CCNL)
Il governo definisce “giusta” la retribuzione che non è inferiore ai minimi tabellari stabiliti dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro stipulati dalle associazioni sindacali e datoriali “comparativamente più rappresentative”.
Se un’azienda applica il contratto leader del suo settore, quel salario è considerato legalmente e moralmente “giusto”.
2. Il legame con gli incentivi all’occupazione.
La novità del 2026 è l’uso del “salario giusto” come requisito di accesso. Il decreto stabilisce che i datori di lavoro privati possono accedere a sgravi fiscali e bonus solo se garantiscono ai lavoratori trattamenti economici non inferiori a quelli dei CCNL maggiormente applicati.
L’obiettivo: combattere i cosiddetti “contratti pirata” (firmati da sigle poco rappresentative per abbassare le paghe) senza imporre una soglia rigida per legge.
3. La lotta al “Caporalato Digitale”
La definizione di salario giusto è stata estesa anche ai lavoratori delle piattaforme digitali (rider e simili). Il governo impone che anche per queste categorie la retribuzione debba essere parametrata ai contratti nazionali di settori affini, introducendo l’obbligo di annotare mensilmente nel Libro Unico del Lavoro il numero di consegne e i compensi, per garantire trasparenza ed equità.
In sintesi: per il governo, il salario giusto non è un numero, ma un processo. È il risultato della trattativa tra chi lavora e chi assume, mediata dai grandi sindacati, che lo Stato si limita a “certificare” e premiare attraverso la leva fiscale.
Sulla carta sembrerebbe quindi positiva la definizione di salario giusto data dal governo. Tuttavia c’è un grosso problema. Siete seduti/e? Io vi avevo avvertito.
Ebbene, secondo le stime sono all’incirca 3,6 milioni di persone che stanno sotto la soglia del salario minimo di 9 Euro l’ora, ma che hanno un CCNL firmato da uno o più rappresentanti dei sindacati più rappresentativi. Ed ecco a voi l’escamotage! Poi basta non aver bisogno di soldi pubblici e il gioco è completo.




