Salvini da Trump, Conte a cena con l’ambasciatore cinese, chi la spunterà?

«Altro che governo isolato. Nella fragilità dell’Unione europea l’Italia è un punto di riferimento per gli Stati Uniti. Siamo il paese a cui i dirigenti americani si sentono più vicini, siamo l’alternativa allo strapotere franco-tedesco, e io sono venuto a rinsaldare questa vicinanza valoriale».

Così Salvini, che si trova a Washington dove ha incontrato il vice presidente Mike Pence e il segretario di Stato Mike Pompeo. Ieri in conferenza stampa ha fatto sapere di condividere le preoccupazioni dell’amministrazione americana sia nei confronti della Cina che nei confronti dell’Iran. La posizione dell’Italia con l’Iran è già cambiata: nessuno si può permettere di dire di voler cancellare uno stato dalla faccia della Terra, come Israele, e avare relazioni normali».

E poi: «abbiamo una visione comune sul Venezuela e verso la pre-potenza cinese verso l’Europa e l’Africa. In questo quadro, mentre altri Paesi europei hanno scelto una strada diversa, l’Italia è il più solido e coerente alleato degli Usa».  L’obiettivo di Salvini è quello di diventare il principale referente in Europa degli Stati Uniti: «L’Italia è il primo, più credibile, interlocutore degli Usa nell’Unione europea», ribadisce il vicepremier. Per lui, in questo momento difficile con l’Ue, è importante avere il sostegno di Trump. E per assicurarselo promette che l’Italia acquisterà gli aerei da combattimento F35 e valuterà con maggior impegno i rischi del 5G con la cinese Huawei. Chissà se Conte e Di Maio, dopo il memorandum con Xi Jinping, la pensano come lui.

«Salvini annuncia una “manovra trumpiana” e usa la riforma fiscale di Trump come una clava contro le regole europee: “Qui hanno ridotto le tasse sulle imprese, come voglio fare io con la flat tax. Risultato: una disoccupazione scesa al 3,6%. Ridurre le tasse è la volontà dei cittadini espressa nel voto. È quello che Bruxelles deve capire”» [Rampini, Rep].

Però, mentre Salvini era a Washington a garantire fedeltà agli americani, «Giuseppe Conte era a Milano alla cena di gala al Principe di Savoia per l’anteprima del nuovo rapporto della Fondazione Italia-Cina, presenti tra gli altri il nuovo ambasciatore cinese in Italia Li Junhua e 200 tra soci e consiglieri della Fondazione, istituzioni, imprenditori e vertici di importanti aziende italiane e cinesi». Conte, con l’occasione, ha ripetuto che «l’Italia vede nella Cina un interlocutore ormai a pieno titolo quale global player ed è determinata a coltivare il fruttuoso percorso». Bisogna anche ricordare che, sempre in contemporanea con le assicurazioni di Salvini agli uomini di Trump, una delegazione grillo-forzista è in Russia per firmare un protocollo di cooperazione con la Russia su lotta al terrorismo e Medio Oriente. Con l’occasione il grillino senatore Petrocelli ha dichiarato a Sputnik, l’agenzia del Cremlino, che «il nostro governo deve trovare alleanze all’interno dell’Ue per superare le sanzioni» [Baroni-Jacoboni, Sta]

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Giorgio Dell'Arti
Nasce a Catania il 4 settembre 1945. Giornalista dal ’69 a Paese sera. Passa a Repubblica nel ’79: inviato, caposervizio, redattore capo, fondatore e direttore per quattro anni del Venerdì, editore del mensile Wimbledon. Dirige l’edizione del lunedì de Il Foglio, è editorialista de La Stampa e La Gazzetta della sport e scrive per Vanity fair e Il Sole 24 ore. Dell’Arti è uno storico di riconosciuta autorevolezza, specializzato in biografie; ha pubblicato (fra gli altri) L’uomo di fiducia (1999), Il giorno prima del Sessantotto (2008) e l’opera enciclopedica Catalogo dei viventi - 7247 italiani notevoli (2008, riedizione de Catalogo dei viventi - 5062 italiani notevoli, 2006). Tra gli ultimi libri si ricordano: Cavour - Vita dell’uomo che fece l’Italia (2011); Francesco. Non abbiate paura delle tenerezza (2013); I nuovi venuti (2014); Moravia. Sono vivo, sono morto (2015); Bibbia pagana (2016).

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