Questo articolo è il seguito naturale di “Siamo storie, siamo solo storie e delle nostre storie seminiamo tracce che altre storie dovranno elaborare”.

bambina

E adesso che faccio? Rifiuta ancora di guardarmi in faccia tanto devo averla annoiata con i miei discorsi che non ho più nulla da raccontarvi. Speravo di mostrarvi i risultati del mio tentativo di animare le sue foto che tanto mi hanno colpito, peccato, fine della storia? No, perché invece voglio raccontarvi cosa è successo, anche grazie a voi, del mio racconto precedente dopo la sua pubblicazione su queste pagine.

Ha avuto una certa evidenza, in prima pagina, illustrato con le immagini che derivavano da un’altra collaborazione da me avuta con un fotografo ed un pittore molti anni fa. Un buon numero di lettori attenti e concentrati (si misura il tempo di permanenza sulla pagina). Grazie!

Sul fondo della pagina, come avete visto e vedrete, appaiono alcuni banner pubblicitari che sono necessari alla casa editrice per avere un piccolo contributo alle spese di messa in onda e permettervi di leggere queste note. Quei banner non sono scelti dalla redazione in funzione dei temi trattati dall’articolo, ma direttamente da Google tramite uno dei famosi algoritmi di intelligenza artificiale che governano molte delle nostre scelte e delle nostre azioni. Alcuni lettori ci hanno segnalato una curiosità a proposito di quei banner che ha incuriosito talmente anche me da averla studiata durante la settimana e riferirvene oggi.

La mia storia era incentrata su un dialogo tra un regista ed una fotografa a proposito della manipolabilità delle immagini come conseguenza della rivoluzione digitale. Riconversione di significati e di contesti in ambito diverso da quello nativo. Avevo deciso che fosse un dialogo tra due persone e, regola vuole che uno sia l’antagonista dell’altro. Devono supportare pareri diversi e diverse posizioni per mettere in moto la dinamica del ragionare e indurre il lettore a prendere una posizione in favore dell’uno e dell’altra. Regola valida da Omero a Google, per il futuro si vedrà.

Con la signora che avevo di fronte si è parlato di rapporto tra mimesi e rappresentazione, tema all’origine della rivoluzione che avvenne ad Atene nel periodo classico, di realtà e verità, tema caro al teatro dalle origini a Shakespeare, della poesia che può essere contenuta in un frammento d’immagine e del tempo impassibile ed inafferrabile corridore o variabile relativa al contesto in cui l’evento avviene. Sono temi non facili, ma ragionevoli per due persone colte e per una rubrica come questa che raccoglie le vostre sensazioni ed i vostri commenti.

Ovviamente una storia in un modo o nell’altro deve finire e questa ho deciso di farla finire con la donna che chiede di poter andar via e riflettere sulla quantità di stimoli che due artisti sono in grado di scambiarsi per cui, con la faccia coperta dalle mani la cena finisce e la storia anche.

Ora devo farvi una confessione, gli argomenti trattati in quella cena erano completamente inventati nel momento in cui mi sono seduto a scrivere, ma non quello che sto per dirvi, segno che la realtà supera qualsiasi tipo di fantasia. Dovete sapere che oltre voi anche l’algoritmo di Google ha letto l’articolo con lo scopo di scegliere quale tipo di pubblicità suggerire al lettore sulla base del tipo di racconto. l’Ultima macchina fotografica sul mercato? Il libro pubblicato da Raffaele Cortina sulla filosofia della fotografia? Un DVD con i sei personaggi in cerca d’autore? No, nulla di tutto questo, il banner, dopo un lungo e profondo consulto tra intelligenze artificiali, proponeva l’abbonamento ad un sito di dating on line. Avete capito benissimo, uno dei luoghi dove incontrare la persona giusta affinché la cena finisca diversamente da come è finita la mia. Ho provato ad estrarre il livello di competenza di quella intelligenza artificiale.

Seguiamo il ragionamento secondo quello che penso io, modesta ed umile intelligenza naturale: Tra teatro greco, l’idea di tempo nella fisica relativistica, e la riconversione di senso e significato nell’era della rivoluzione digitale l’unica cosa che l’algoritmo deve aver capito è che la cena è andata a buca. Proprio con quella stronza dovevi uscire a cena? Si deve essere detto. Abbonati da noi, abbiamo un ampio ed articolato catalogo di single che ti permetteranno di provare un’altra cena, trovando la persona giusta. Magari lascia perdere il tempo siderale e parlale di “ballando con le stelle” in modo da non annoiare il prossimo e farlo scappare. Non ho la benché minima idea di come funzionino i siti di appuntamenti, ma se la scelta del partner la facesse un algoritmo simile a questo meglio scappare, voi che dite?

Ora la mia considerazione continua cercando di indagare in mano a chi stiamo mettendo le nostre vite, le scelte, le indicazioni. Viviamo senza più capacità di orientamento ed in balia di cartelli stradali che potrebbero mandarci da un’altra parte solo e semplicemente per l’utilità economica e politica di chi li pianta. Non si tratta più di spostare enormi masse di danaro da una parte all’altra del pianeta, si tratta di condizionare coscienze, elezioni, schieramenti, democrazia. Chi scrive si sente immune da una serie di condizionamenti solo e semplicemente perché ha avuto la fortuna di andare scuola negli anni ’60 – ’70 quando ci si chiedeva senso critico capacità di ragionare, ma vivo in questo mondo e con questo devo fare i conti.

Proprio la capacità di ragionare mi ha fatto leggere le pubblicazioni della Prof Gloria Mark della Columbia University e del Prof Michael Merzenich neuro scienziato di fama mondiale e professore alla Università della California, i loro studi sono raggiungibili on line in maniera molto semplice e vi consiglio di leggerli anche se suggeriti da una modesta e umile intelligenza naturale come la mia. Lo studio antropologico dimostra come i comportamenti seguenti all’uso continuo di una smartphone e degli algoritmi conseguenti siano condizionamenti tutt’altro che psicologici. L’attenzione continua ai messaggi in arrivo genera una superproduzione di cortisolo che produce un aumento di glicemia e colesterolo. Immaginate di riceverne qualche centinaio in un giorno e capirete che il condizionamento porta ad un problema fisico, non psicologico. Il secondo studio, essendo legato alle funzioni celebrali arriva a dimostrare come sia la biologia ad essere influenzata da questi strumenti attraverso la diminuzione di funzioni di astrazione (sono le funzioni attraverso cui si elabora e si costruisce la coscienza e la conoscenza).

Da un paio di generazioni a questa parte l’effetto Flynn, cioè l’aumento costante del quoziente di intelligenza da una generazione all’altra si è invertito. Io non capisco come faccia un genitore a non essere terrorizzato di questo ed ad esserlo invece per cose che sono molto meno pericolose come correre sui prati, dondolarsi sull’altalena, andare in gita scolastica, prendere un aereo, andare in motocicletta. Una delle dimostrazioni più interessanti che riguardano l’evoluzione del nostro cervello è la funzione di time sharing ovvero la capacità di compiere in parallelo più azioni o di processare due cose diverse nello stesso tempo come fanno alcuni calcolatori. Bene, per noi che abbiamo un cervello umano frutto della evoluzione darwiniana (non per chi si senta un supereroe naturalmente) questa funzione è esclusa. L’uomo non è in grado di svolgerla. È in grado di commutare le azioni da una parte e dall’altra, ma non di svolgerle in parallelo. Per cui quando qualcuno che vi ascolta si mette a chattare rispondendo ai messaggi e vi dice: “vai pure avanti ti ascolto” sappiate che non lo sta facendo perché non può farlo. Durante il messaggio la sua mente non è in grado di acquisire simboli astratti e complessi come le parole. Immaginate quel signore, magari un manager, quante decisioni avrà potuto prendere su cose che non ha compreso fino in fondo perché rispondeva a whatsapp.  Per favore combattete, se non per voi, per le generazioni a venire.

Ora una parte di questo combattimento l’ho visto iniziare nella presentazione che Apple ha rivolto al mercato presentando prodotti per l’editoria, ma sopratutto una strategia di attuazione che a mio parere ribalta molte delle cose a cui siamo abituati e che cominciamo a dare per scontate.

Premesso che Apple è un grande gruppo industriale che costruisce tecnologie con lo scopo di fare profitto, conquistare mercato, utenti, spazio, nella loro visione per il futuro hanno deciso di parlare con parole d’ordine diverse, non nuove, ma diverse, forse per distinguersi dalla concorrenza che piano piano ha imparato a fare tablet che una volta erano unici per possibilità e tecnologia. Fatto sta che la strada che propone è altra, vediamola. Il loro punto di partenza: “Great stories can change the world”. Che bello, non esiste una strategia più Greco Mediterranea di questa. Certamente l’industria americana conosce la differenza tra le parole Mito e Historia che la lingua greca ci ha regalato, il mito è un racconto che non ha un tempo definito e nemmeno un dove, riguarda tutti noi e condiziona il nostro esserci dentro, l’historia è un racconto che è accaduto a quegli uomini, solo a quelli e in quel tempo. Ha cause ed effetti, ma non è detto che ci riguardi se non per la nostra capacità di studiarla e saperla interpretare.

Resta il fatto che Great stories can change the world e il mondo che ci circonda è proprio quello che vorremmo cambiare. Poi arriva tagliente e incisiva un’altra parola d’ordine che suona rivoluzionaria perché pronunciata da chi ha connesso gli utenti tramite tecnologie di wifi sempre più diffuse e sistemi di comunicazione a distanza. Oggi affermano: “Stories Connect the world”. Non fili, non onde, non chip, non devices, storie. I miti che dagli Argonauti a Pinocchio hanno ricostruito il nostro immaginario popolandolo di sogni. Ecco a cosa servono le nuove strategie, ad imparare di nuovo a sognare e a saper mettere in connessione la vita, il pensiero, la letteratura, le parole, le immagini, i racconti. Saper connettere significa creare cultura niente altro ed oggi la Apple apre ad un nuovo modo di vedere, anzi, molto molto antico. Tanto antico che “connettere cose dette in modo metaforico alla propria vita” in greco antico si diceva “parabola”. Parlare attraverso parabole significa esattamente comparare due cose per estrarre un significato che non sia direttamente espresso in un precetto. Significa mettere in grado chi ascolta di passare dalla applicazione di una legge alla comprensione dei suoi vantaggi. Significa saper comparare, per indurre un comportamento conseguente ad una qualità morale ritenuta consona alla persona. Immagino ricordiate che per parabole è scritto il Vangelo che racconta la storia di un signore bravissimo ad usarle. Si chiamava Gesù, non capiva praticamente nulla di tecnologia, ma in quanto a innovazione, che ci crediate o no non importa, ha cambiato il mondo.

Eccola l’importanza della nostra tradizione che risorge dalle ceneri del fuoco tecnologico, forse anche quel mondo ha capito che il collasso delle menti porterà alla rovina anche loro, questo pensavo a quel punto della presentazione, quando è arrivata una nuova parola d’ordine lanciata attraverso una slide che sembrava la freccia che Paride scoccò contro il tallone d’Achille, la parte debole del pensare contemporaneo: “Artists inspire us”. Ma come, in giro si è sparsa l’idea che tutti siano artisti o possano esserlo, che i contenuti sono generati dagli utenti perché miliardi di film caricati in rete fanno il cinema e voi rivolete gli artisti. Ma allora aspetto ad andare in pensione, forse chiamo al telefono la fotografa che mi ha trattato male e le chiedo di leggere queste note per cambiare idea. Vi servono autori? Servono al mondo che ci ha convinto che l’autore non esiste? Bene. Benissimo. 

A proposito, tanto per essere pedante, “autore” è il participio di un verbo latino: “augeo” che significa aumentare, se aumenti quello che hai in mano sei un autore, altrimenti no. Che Apple sostenga che il mondo digitale abbia bisogno di autori e non di utenti è una novità assoluta con la quale occorre fare i conti a partire da domani producendo, pensando, proponendo. Poiché saranno sempre gli utenti a portare il profitto, ritengo che Apple preveda un nuovo mondo in cui la qualità delle storie attrarrà tanti utenti. Non sapete quanto l’ho sognato anche se stasera andrò a cena da solo per evitare intelligenze artificiali.

PS. Messaggio per la fotografa che ha cenato con me nello scorso racconto e che ancora si copre la faccia. Poiché non mi hai voluto dare le tue foto, e sono stato gravemente turbato, per illustrare questo articolo me le sono fatte da solo. Tiè!

PSS L’atteggiamento della signora fotografa mi ha “gravemente turbato”. Poiché l’espressione è estratta dal testo della nuova legge sulla legittima difesa, se la pubblicità proponesse la vendita on line di armi ho proprio ragione io, scappate finchè siete in tempo.



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Aldo Di Russo
Laureato in Fisica è entrato nel settore della tecnologia per la produzione di audiovisivi di grandi dimensioni nel settore industriale: Eni, Enel, Rai le più importanti esperienze. Ha prodotto oltre un centinaio di documentari industriali e spettacoli in multivisione in tutto il mondo. Negli ultimi 15 anni si è dedicato alla valorizzazione dei beni culturali, ai musei narranti ed alla creazione di libri interattivi per il settore culturale. Ha vinto molti riconoscimenti. È membro del WAVE LAB dell’Università dell’Egeo, membro di Europeana e membro di Artifactory.

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