Banksy ruba la scena a tutti, sui giornali, social, gli addetti ai lavori e i suoi estimatori non parlano di altro. Un suo dipinto è stato venduto all’asta da Sotheby’s di Londra a 11,1 milioni di euro, una cifra record per l’artista britannico noto soprattutto per i suoi provocatori murales da strada. Si tratta di “Devolved Parliament“, che raffigura, in stile accademico, la Camera dei comuni di Westminster in cui i deputati sono tutti scimpanzé. Il precedente record per un’opera di Banksy apparteneva a “Keep it Spotless”, che nel 2008 andò all’incanto per Sotheby’s a New York per 1,8 milioni di dollari.

Devolved Parliament
Devolved Parliament

La base d’asta per il quadro, che, quando è apparso, ha fatto impennare l’interesse in sala e anche online dopo una seduta senza grandi emozioni, era stata fissata a 1,5-2 milioni di sterline al massimo. “Oggi abbiamo fatto la storia”, ha commentato il battitore quando la vendita per Banksy si è chiusa alla cifra record. Il dipinto, largo quasi quattro metri e mezzo e alto due e mezzo, raffigura un parlamento di scimmie, con un titolo che è un gioco di parole: “Devolved Parliament” cioè ‘devoluto’, ma con un’allusione a un regresso evolutivo rappresentato dalle scimmie. Fu dipinto nel 2009 ed esposto a Bristol, sua città natale.

Un anno fa esattamente, un’altra opera di Banksy, “Girl with Balloon” (Ragazza con palloncino) fece clamorosamente notizia quando, durante l’asta del solito Sotheby’s, davanti ai presenti esterrefatti, l’opera fu distrutta da un tritacarta nascosto nella cornice. Banksy inonda i social  con il suo trasgressivo Parlamento, il termine più usato è “genio”. E come dargli torto, c’è chi cita Hobbes :”L’uomo non è un animale politico”.

Su twitter c’è chi deride il Parlamento inglese tanto quanto quello degli altri paesi e chi  parla di potenza artistica. È inutile dire che l’artista è molto di più, è un personaggio che trascende dall’arte, la sua capacità di provocare e sorprendere è davvero unica. Di pochi giorni fa, a Croydon, la sua ultima idea mettere in vetrina delle opere, in un negozio in disuso, un negozio in cui però non si può entrare. Il Corriere della Sera su twitter nella foga di pubblicare sbaglia e scrive Bansky e giù commenti più o meno gentili, per molti l’artista di Bristol è un mito, è il simbolo della ribellione dei nostri tempi. Senza dimenticare cosa ha messo in scena pochi mesi fa a Venezia per accendere i riflettori sulle navi da crociera in Laguna.

Ma credo che le sue parole su Istagram, dopo l’asta, siano davvero esplicative, tradotte dall’inglese, citazione del critico d’arte Robert Hughes: “L’arte ci dovrebbe far sentire in maniera più chiara e più intelligente. Dovrebbe darci sensazioni coerenti che diversamente non avremmo provato. Ma il prezzo di un’opera d’arte fa ormai parte della sua funzione, il suo nuovo compito é di essere attaccato sul muro e diventare sempre più caro. Piuttosto che essere la proprietà comune dell’umanità, come può esserlo un libro, un’opera d’arte diventa la proprietà particolare di un individuo che se lo può permettere. Supponiamo che ogni libro meritevole del mondo costi $1,000,000  – immaginiamo quale effetto catastrofico sulla cultura avrebbe. Banksy è il megafono raffinato, originale di chi crede che l’arte e le immagini possano essere uno strumento per cambiare il mondo, una sua frase famosa inizia così – ”La razza umana è una competizione sleale e stupida. Un sacco di corridori non hanno nemmeno scarpe da tennis decenti o acqua potabile…” -.


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Tiziana Buccico
Tiziana Buccico, napoletana verace, classe 1969, da sempre appassionata di politica, cultura e Medio Oriente. Un passato di uffici stampa tra cui l’Istituto italiano per gli Studi filosofici. Poi giornalista di pagine di cultura e società, come “moscone” per i quotidiani “La Città” e "il Corriere del Mezzogiorno”. Ha lavorato per uffici stampa politici e istituzionali (Regione Lazio e Consiglio Regionale del Lazio), organizzando eventi e campagne elettorali. Pezzi di vita vissuti tra Gottingen, Vienna e Parigi, viaggi avventurosi e curiosi. Per otto anni, sino al 2017, è stata in Iran per seguire marito e famiglia ma occupandosi a tempo pieno della Scuola Italiana “Pietro della Valle” di Teheran, come Vice Presidente . Da allora la passione per i viaggi e le culture diverse è cresciuta e si è anche trasformata in una rubrica Treccani dal titolo “Via della Seta”. Rientrata in Italia si occupa di social, politica, giornalismo ed eventi culturali mantenendo così un filo diretto con quella parte del mondo che le ha cambiato la vita. Social media manager dell’Istituto Garuzzo per le Arti Visive.

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