Mentre proseguono le trattative per la formazione di un governo 5 Stelle, PD e Liberi e Uguali, Salvini continua a premere affinchè i parlamentari pentastellati irretiti dall’idea di una alleanza con la sinistra facciano mancare il proprio voto quando si tratterà di votare la fiducia al nuovo governo.

Quello di Salvini, ormai simile ad un orso caduto in una trappola in cui si dibatte furiosamente non è un calcolo sbagliato, la nuova coalizione ha al Senato solo 4/5 voti di maggioranza, non è dunque nè difficile, nè impossibile manovrare affinchè 6 o 7 senatori pentastellati non votino la fiducia, costringendo in tal modo il Presidente Mattarella a sciogliere le camere del parlamento e ad indire nuove elezioni, cosa che Salvini voleva sin dall’inizio (salvo poi decidere che sarebbero state le ultime).

Matteo_Salvini
Matteo Salvini

Si può evitare che tutto ciò accada? E’ certo che i senatori grillini si uniformeranno alle direttive del movimento e voteranno compatti la fiducia al nuovo governo, ammesso che le trattative in corso abbiano esito positivo? Qualche dubbio sembra legittimo e la posta in gioco è molto elevata.

Una soluzione c’è: l’uscita dall’aula del Senato, al momento del voto, dei senatori di Forza Italia, ciò che abbasserebbe il numero legale e quindi quello dei senatori necessari per la fiducia al nuovo governo. Ciò non significherebbe di fatto l’adesione di Forza Italia alla nuova maggioranza parlamentare, nè un appoggio esterno al governo: si tratterebbe solo di un espediente tecnico per evitare nuove elezioni e marcare le distanze dalla Lega, sempre più vicina alle posizioni della destra estremista.

25 anni fa, nella convention svoltasi a Fiuggi nel salone del Grand Hotel delle Terme (Tajani era magrolino e Tiziana Parenti aveva tutti i capelli rossi), subito dopo le elezioni che segnarono il successo di Forza Italia, Berlusconi fece ai nuovi eletti, deputati e senatori, il suo (allora) movimento un discorso per segnare la linea da seguire: impronta liberal democratica, laica, europeista. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti del Tevere, molti errori sono stati commessi da Berlusconi e dai suoi fedelissimi, primo tra tutti la fiducia accordata a Salvini: è ora per Berlusconi di tornare all’inizio per ricollocarsi al centro dello schieramento politico, tagliando netta ogni tentazione sovranista, antidemocratica, illiberale. Oggi sembra gli si presenti un’occasione d’oro in questo senso. Saprà coglierla? Sono in molti a domandarselo.

Post Scriptum

Perchè il nuovo governo non coglie l’occasione dell’orso in trappola, da sempre nemico di Roma Capitale, per inserire nel suo programma anche una legge speciale per Roma capitale in attuazione di un preciso disposto Costituzionale? Tra poco più di due anni a Roma ci saranno le nuove elezioni comunali. Si vuole lasciare spazio alla Lega per tentare il colpo grosso, come sembra sia nei suoi progetti? Forse è meglio evitarlo.


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Mario Pacelli
Mario Pacelli è docente di Diritto pubblico nell'Università di Roma La Sapienza, per lunghi anni funzionario della Camera dei deputati. Ha scritto numerosi studi di storia parlamentare, tra cui Le radici di Montecitorio (1984), Bella gente (1992), Interno Montecitorio (2000), Il colle più alto (2017). Collabora con il «Corriere della Sera» e «Il Messaggero».

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