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domenica 31 Maggio 2020

Anteprima News Conte, la Coca Cola e Giuseppe Garibaldi

Conte, la Coca Cola e Giuseppe Garibaldi

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Giuseppe Garibaldi nel 1872 arrivò a Roma divenuta finalmente italiana. All’arrivo alla stazione termini fu accolto da una folla trionfante che staccò i cavalli dalla carrozza per portarla a spalla fino all’albergo Dragoni, davanti a Palazzo Chigi, dove Garibaldi prese alloggio. Fino a questo punto non sembra esservi alcun rapporto con la nuova tassa sulle bevande che contengono zucchero come ad esempio la Coca Cola: un rapporto invece c’è ed emergerà alla fine di questa noterella.

Il fatto è che la nuova tassa non ha alcuna motivazione che non sia quella di limitare l’eccessivo consumo di zucchero in quanto nocivo alla salute: si tratta però di una strada un po’ pericolosa, in quanto una volta intrapresa, dovrebbe logicamente riguardare merendine, marmellate, confetti e persino i lecca lecca. Per il cioccolato al latte può nascere qualche dubbio ma non è escluso che anche ad esso sia applicabile la nuova tassa.

Merendine e dolciumi

Sorge anche il problema dell’uso delle parole che possono indurre in tentazione, come zucchero o miele e più in generale tutte le parole “dolci”, comprese quelle che si sussurrano gli innamorati e che possono essere evocatrici di ciò che si vuole contrastare con la nuova tassa.

Non ci vorrà molto anche ad impedire la circolazione di un film come “La dolce vita” di Federico Fellini, che già nel titolo sembra una tentazione ad una comoda esistenza tra i caffè di Via Veneto e Fontana di Trevi: occorrerà invece diffondere, anche nelle scuole, il film “La vita agra” tratto dal romanzo autobiografico di Luciano Bianciardi, in cui si parla di tutte quelle cose che rendono la vita tutt’altro che dolce.

La situazione economica, il debito pubblico, il Prodotto Interno Lordo che non aumenta, non consentono una vita dolce ma solo agra: è una verità di cui gli italiani dovranno rendersi conto.

Già circa un secolo fa c’era stato chi aveva dichiarato che essi erano contro la vita comodo ma a dire la verità poi non finì molto bene. Ed è a questo punto che torna in scena Giuseppe Garibaldi: infastidito dalla folla che continuava ad applaudirlo fino a tarda notte, si affacciò dal balcone dell’albergo e rivolse agli italiani un ammonimento “Siate seri!”.

Chissà se quella frase è rimasta nell’aria, chissà se entrerà in una finestra aperta del vicino Palazzo Chigi…






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