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Coronavirus e fake news: OMS – Non combattiamo solo un’epidemia, ma anche una “infodemia”

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Sapete, ingenuamente credevo che i social contenessero un mucchio di stupidaggini, ma forse sono solo un anziano a rischio, come si direbbe oggi. I social network sono per me una specie di laboratorio. La maggior parte dei post: guarda dove sono stato… la foto di cosa ho mangiato oggi… guardate che bel tramonto… immagino debbano generare una reazione istintiva in grado di capire meglio che in qualunque altro luogo, la differenza tra “sti cazzi” e “me cojoni”, espressioni colorate che sono nel DNA istintivo dei romani e sul cui significato recondito chi è di fuori Roma spesso ci interroga. 

Pensavo fosse tutto innocuo, un po’ stupido, forse, ma innocuo. 

In questi giorni di tragedia, di dolore, in questi giorni in cui la parte migliore dell’Italia riscopre il significato latino di “pietas”, spinto da un collega, fisico come me, ho cominciato ad usare Facebook per discutere di analisi dei dati e curve di interpolazione in modo da cercare un senso e un significato a quello che sta succedendo. Cerchiamo con la testa e col cuore una discontinuità matematica nei benefici delle misure del governo. Cerchiamo, nelle leggi statistiche, la data di inizio del mondo nuovo, quello che uscirà dalla tragedia se non riusciremo mai a dimenticare l’immagine dei carri militari in processione. Succede che tra un grafico e l’altro, proprio lo stesso amico mi segnala un video infamante che gira sulla rete con migliaia di seguaci. Non è anonimo, e per questo molto pericoloso.

Lui si chiama Gianluca Spina e inonda Facebook di prediche in cui, con il tono del santone imbonitore, invita gli italiani ad uscire e a “non prendere per oro colato i dettati dello Stato”. Io esco è il suo slogan. 

Prima di elencare i reati che sono inclusi in queste due affermazioni e segnalarli alle autorità competenti, vorrei provare a seguire il suo astruso percorso mentale passo passo perché, fino ad oggi, avevo dato alla affermazione di Umberto Eco: “Internet? Ha dato diritto di parola agli imbecilli…” una valenza astratta, una possibilità che fosse, e invece mi mi è apparsa davanti la realtà in tutta la sua dimensione di pericolo 

Fake News
Coronavirus e Fake News: una battaglia da vincere. Foto di John Iglar da Pixabay

Andiamo per ordine. Il video si chiama “IO PENSO #3”.

Come fosse un’ode greca, ma vi assicuro che non lo è, il nostro santone comincia con un inno alla ragione, l’unica dea che nel suo soliloquio è sempre completamente assente. Sapete come un illusionista che utilizza un trucco studiato per anni e poi dice “non c’è trucco e non c’è inganno”. 

Poi giù con una inondazione di dati approssimativi e di operazioni matematiche senza senso. Prima però, un avviso drammatico: “non c’è bisogno di essere virologi, fisici, o altro, perché i numeri di cui tratterò sono su internet”. Certo, anche la “Critica della ragion pura” e la “Teoria della relatività” sono su internet, ma non è affatto detto che chiunque possa capirne il senso senza una applicazione profonda. Tutti possono tutto, uno vale uno. Di uno vale uno ci basta il virus per cui tutti sono ugualmente contagiabili, non c’è nessun bisogno di uomini o di organizzazione in rete, che si comportino come virus della nostra mente con questa storia dell’uno vale uno non ne posso più. 

E giù il delirio.

Per esempio prende il numero dei contagiati come redatto dalla pagina del Corriere della Sera e lo divide per il numero degli abitanti della terra per dimostrare che il contagio non esiste.

La matematica che si studia nella statistica dei processi di diffusione di una infezione, caro signore, oltre ad essere un po’ più complicata della semplice divisione, è costruita su solide ipotesi che noi chiamiamo: le condizioni al contorno.

Come capite bene, voi lettori di Moondo, dalla mappa che il Corriere della Sera riporta, i 9/10 della popolazione mondiale non sono tracciati o comunque appartengono a zone del pianeta dove è sostanzialmente impossibile avere dati certificati per assenza di un sistema sanitario. Quindi che senso ha cercare la percentuale mondiale dei contagiati se questo numero è assolutamente sconosciuto?

Serve ad un secondo delirio aritmetico, il confronto tra i deceduti di polmonite dello scorso anno e quelli attuali. Comparare le pratiche mediche necessarie a curare una malattia molto nota, praticata e con ampia letteratura con un virus i cui effetti sono completamente sconosciuti agli stessi medici, serve a sostenere l’impossibilità che le strutture sanitarie possano essere al collasso e lo si fa prendendo i dati nazionali dei ricoverati senza considerare la densità sui territori colpiti.

Nelle pandemie del passato la percentuale viene ricavata per estrapolazione dalle zone note e la si ricostruisce su basi proiettive interpolando dati sulla base di ipotesi attendibili. Non dividendo due numeri a caso.

In una pandemia sconosciuta come quella che stiamo vivendo, perfino l’indice di letalità è quasi impossibile da tracciare, per lo stesso motivo: il numero dei deceduti è purtroppo noto, ma il numero dei contagiati: il denominatore della frazione, è assolutamente sconosciuto anche se per contagiati in questi giorni si calcolano quelli il cui tampone sarebbe positivo. Provo a spiegare al sig spina che l’unica comunità ai cui è stato fatto il tampone all’intera popolazione è la nave Diamond Princess, che infatti è considerata modello attendibile, ma non pretendo mi capisca.

Poi aggiunge, nell’unico passaggio del suo discorso francamente condivisibile nella prima affermazione. Attenti!  “Voi direte che sono delinquente, imbecille, deficiente… ma io dico la verità che viene dai numeri”.

I numeri non dicono mai la verità, sono la rappresentazione di una realtà che diventa verità o per fede o per approssimazione razionale attraverso l’uso di strumenti sofisticati e non certo accessibili a quelli come lei.

Uno dei passaggi che mi ha innervosito di più è quando, guardando i sui discepoli dice: “per capire quello che vi dico basta la quinta elementare”.

Caro sig spina (lo scrivo minuscolo di proposito) il sottoscritto era bambino negli anni ’60, quando una moltitudine di italiani avevano la quinta elementare perché la guerra, e a volte la fame, non aveva dato loro la fortuna di andare avanti negli studi, ma avevano una intelligenza delle cose che ha messo questo paese nelle condizioni di decollare. Una delle manifestazioni più evidenti di quelle intelligenze sta nel fatto che mai e poi mai si sarebbero occupati di cose a loro incomprensibili. Quello era compito della metafisica, ma allora la ragione e il pensiero non c’entrano.

Veniamo ai reati. Eludere le prescrizioni del governo è un atto di inciviltà verso la collettività, ma è prima di tutto un reato contro una legge dello Stato. Invitare dal pulpito a non prendere per oro colato quello che lo Stato dice è reato oltre ad essere bandiera di rozza ignoranza di chi confonde il governo con lo Stato. “IO ESCO” usato come slogan è apologia di reato (apologia è greco e non so se spina ci arriva) cioè esaltare e difendere una azione proibita dalla legge. Ieri sera per lo stesso motivo (un video su Facebook) alcuni ragazzi di Catania sono stati identificati e denunciati, in questo caso il sig spina si identifica da solo, temo non sappia di compiere reato perché ciò richiederebbe almeno la quinta elementare.

Vi confesso che sono andato su Facebook per tentare di denunciare la natura terroristica del video e mi è apparso un modulo. Indichi il motivo per cui secondo lei il video è inappropriato. Ho scritto “apologia di reato”. 

“Impossibile trovare una corrispondenza per apologia di reato”. 

In compenso c’è “nudo”. 

Ora io dico: poiché l’apologia di reato (mi sono informato) è l’art 414 del codice di procedura penale, come è possibile che non sia motivo valido per segnalare a Facebook questo signore? Il nudo si e l’istigazione a delinquere no? Che Facebook abbia intenzione di sostituire in codice penale? Ma ospitare un video come questo sulle proprie pagine è o non è complicità? 

Anni fa, proprio a casa del nostro direttore, ho avuto la fortuna di incontrare Suor Nancy Pereira, la religiosa che aveva fatto nascere in India la prima banca etica del microcredito. Una figura leggendaria e carismatica che è stata in grado da sola con fede, etica e azione di cambiare il volto di molti dei villaggi in cui ha operato. Ricordo che le chiesi: come vi comportate se qualcuno non restituisce il prestito visto che vi trovate a lavorare con una clientela in condizioni di estrema povertà? Mi guardò con un sorriso rasserenante e mi disse: “usiamo la pressione sociale, ogni torto fatto a noi si ripercuoterebbe sull’intera comunità e quindi è la comunità che vigila per noi“. Se noi fallissimo, intendeva dire suor Nancy, fallirebbe il sistema. Per questo chiedo ai lettori che con pazienza mi hanno seguito fino ad ora di attivare qualsiasi cosa in loro possesso per aiutare a battere questa infoinfezione che è pericolosa quanto la prima. La prima è nelle mani della scienza, la seconda è nelle nostre mani.

Una volta Ettore Petrolini si sentì offeso per gli schiamazzi che uno spettatore maleducato e ignorante faceva per farsi notare. Smise di recitare, guardò in alto verso la galleria da dove veniva quella voce e con molta calma gli disse: “Vedi, io nun ce l’ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t’hanno buttato de sotto”.






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