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sabato 4 Dicembre 2021
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Covid, in cauda venenum

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Siamo alla coda del Covid. Da giorni in Italia siamo oltre l’80% della popolazione vaccinata, riscontriamo dai 3000 ai 4000 nuovi casi al giorno e quasi nessun vaccinato finisce in Rianimazione. Eppure il timore è sempre grande perché nessuno può dimenticare i camion carichi di bare che lasciano Bergamo nella notte e tutti ricordano i drammatici giorni del Lock Down della primavera 2020.

Una gran parte della popolazione ha perso di Covid un parente, un amico, tra gli oltre 130.000 morti di questo triste biennio, altri hanno perso il lavoro, il benessere faticato per anni negli esercizi commerciali o nelle fabbriche o nelle professioni, mentre nell’isolamento e  nel distanziamento si sono dissolti legami sociali, amicali, anche d’amore, che negli anni precedenti erano stati costruiti con dedizione e passione.

Siamo alla coda del Covid?

Probabilmente sì, perché la vaccinazione di massa ha tolto al virus il proprio terreno di cultura. Probabilmente no, perché i problemi lavorativi, economici, familiari, formativi, culturali ed anche di salute, presto presenteranno un conto salato.

L’ostinazione con la quale un gruppo di insipienti seguita a rifiutare la vaccinazione rappresenta il primo pericolo per loro stessi e per gli altri. Tutti i giorni le cronache riportano decessi dei Novac e manifestazioni di piazza dei Nopass, invero sempre più numerosi i primi sempre meno folte le seconde alle quali aderiscono facinorosi politici per lo più ipocriti perché vaccinati!

Questa riserva di varie centinaia di migliaia di persone rappresenta il favorevole ambiente di moltiplicazione del virus e della mancata estinzione della pandemia: inoltre rappresentano la fonte dei contagi anche per i vaccinati che però nella quasi totalità dei casi non ha conseguenze cliniche, ma che a loro volta possono essere fonte di contagio. Quanto è successo a Trieste è dimostrativo: la facinorosa occupazione per più giorni del porto e delle piazze della città da parte dei Novac-Nopass ha prodotto il raddoppio del numero dei contagiati da una settimana all’altra.

Vaccinazione obbligatoria?

Ora il Governo ha giustamente imposto il Green pass a tutti i  lavoratori pubblici e privati, superando qualche difficoltà politica dovuta ai populisti meno intelligenti ai quali forse la batosta elettorale servirà di lezione politica. Aspettiamo che il Governo trovi la forza per fare il secondo passo quello della vaccinazione obbligatoria come già esiste per molte altre malattie gravi,  vedi la poliomelite, che in tale maniera sono state eradicate. La nostra civiltà ha imposto la vaccinazione polivalente ai bambini in età scolare che  in tal maniera hanno avuto un’infanzia felice e poi una vita senza problemi e senza conseguenze. Quando furono prese queste decisioni non sorsero Novac, perché era una società fiduciosa nella scienza, spaventata dagli orrori della guerra, bisognosa di serenità e salute. Purtroppo ed incredibilmente gli attuali atteggiamenti negativi  sono frutto del benessere che col trascorrere degli anni ha dimenticato anzi non ha conosciuto le disgrazie del passato.

Longcovid

Ma nella coda del Covid c’è di peggio, ossia l’aumento della povertà e della disoccupazione, il fallimento di attività commerciali e produttive, il deperimento della formazione scolastica, il crollo del turismo che è sempre stato un punto centrale dell’economia italiana. Non c’è bisogno di elencare le altre disgrazie perché sono ben note. Il governo cerca di consolare il paese parlando di straordinaria crescita del prodotto interno lordo superiore al 6%, ma il 6% di che? Del Pil dell’anno precedente che era caduto nel buco nero del Lock Down? Contentiamoci del fatto che ci sia ripresa e  realisticamente consideriamo che molti dal buco nero non sono ancora usciti trattenuti al fondo dai debiti, dalla perdita del lavoro ed anche dalla salute non ritrovata.

Ecco allora il Longcovid , ossia le sequele della malattia per chi sfortunatamente l’ha  contratta. L’Inps farebbe bene a informare il Paese dell’aumento dei giorni di malattia e delle richieste di invalidità civile. Molti che fortunatamente sono usciti dalle rianimazioni perché in via di guarigione, conservano i postumi per mesi: l’astenia, l’anoressia, la sonnolenza, difficoltà respiratorie con conseguente inabilità lavorativa, mancato reinserimento sociale, difficoltà nella convivenza familiare.

Anche le città hanno cambiato volto con le strade ossia i marciapiedi e le aree parcheggio per le auto occupate dai tavolini dei ristoranti e dei bar come compensazione residua all’impossibilità a esercitare l’attività di ristorazione all’interno. Il traffico che è sempre stato caotico nelle grandi e nelle piccole città, lo  è diventato ancora di più perché chi può rinunzia ai mezzi pubblici, massima occasione di diffusione del virus, ed utilizza il proprio mezzo privato auto o moto che sia. E su  questa linea di tendenza è dilagato l’uso della bicicletta elettrica e del monopattino causa di aumento del disordine e dei pericoli giacché al riguardo non c’è normativa adeguata!

Fortunatamente ci avviciniamo alla fine dello smart working, troppo spesso occasione di vacanza, consentito anche a chi non possedeva un computer, carenza alla quale la pubblica amministrazione non è stata in grado di provvedere né di verificare. È inutile negare che se non c’è stata la paralisi, però il risultato negativo delle attività amministrative è stato palese. Ma si poteva lavorare dal cellulare? L’unico vantaggio è stato che l’informatizzazione si è espansa tutti i livelli e le capacità dei cittadini in merito sono andate aumentando sensibilmente.

The last but not the least, c’e’ il problema delle malattie non curate durante i 18 mesi del Covid. Purtroppo dei circa 100.000 morti in più del 2020 rispetto agli anni precedenti in Italia, una gran parte fu legata al Covid, ma varie migliaia furono il frutto o di malattie non curate come tumori e cardiopatie: la gente inconsciamente nascose anche a se stessa queste patologie pur di non ricorrere ai luoghi di cura per il timore di contrarre il virus. Tutto ciò non fa solo parte del passato, ma anche del presente perché il dolore per quelle morti e’ ancora vivo tra i sopravvissuti, amici e familiari, non senza qualche senso di colpa. Anche per questo nella coda del Covid ci sono sofferenze, depressioni, ansie crescenti, perdita della gioia di vivere, eccetera, ma soprattutto ci sono quelli che sopravvissuti al Covid  ed alla paura, oggi si ripresentano in massa per essere curati operati e non sempre la macchina assistenziale, devastata dal Covid, è in grado di rispondere adeguatamente e tempestivamente.

Dunque “in cauda venenum” e non poteva essere diversamente. Come dopo una guerra, perché guerra è stato il Covid, ci sono morti e feriti, città devastate, povertà, dolore, sofferenze individuali e collettive. Allora poiché la festa per la sostanziale vittoria è già cominciata, non si può e non si deve abbassare la guardia e dimenticare il triste recente passato.

I dati ufficiali riportano 250 milioni di contagiati al mondo e 5 milioni di morti per Covid ed ovviamente sono cifre sottostimate perchè nulla si sa di quanto succede tra le popolazioni poco censibili del terzo mondo. Questi drammatici numeri non servono ad evitare insensate iniziative in espansione come quelle dei Rave party come quelli di Viterbo e di Torino dove migliaia e migliaia di giovani, non solo italiani, hanno scelto il contrario di quello che una normale intelligenza avrebbe dovuto suggerire loro.

E soprattutto sarebbe il caso che sulla paura e sul dolore cessasse l’indecente speculazione politica.






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