“Excusatio non petita, accusatio manifesta”, è una locuzione latina di origine medievale, che torna alla mente a sentire il Vice Presidente del Consiglio Luigino Di Maio quando continuamente ripete che lui non è attaccato alla poltrona.

La verità è che il problema della sua poltrona esiste, e lui lo sa bene, e deve cercare di salvarla. In realtà Di Maio si è molto affezionato a questo ruolo e non vuole lasciarlo, così quando il Partito Democratico richiede “discontinuità” lui ci legge, ma forse lo è davvero, una richiesta di mettersi da parte. Ha rappresentato una stagione politica di questo paese, insieme al Ministro Salvini e quindi non c’è dubbio che il suo ruolo in un futuro governo rappresenterebbe un segno di “continuità”.

Luigi Di Maio preoccupato
Luigi Di Maio

Ora io non vorrei che la crisi del governo italiano ruotasse intorno alla poltrona di Di Maio, perchè mi sembrerebbe un’offesa all’intelligenza degli italiani. Questi italiani sempre richiamati in questa crisi da tutti… tutti lavorano per gli italiani! Tutti lo sottolineano, come se fosse una novità, come se si potesse lavorare per qualcos’altro.

E’ chiaro che malgrado l’amore per la propria poltrona, per il proprio ruolo, per la propria responsabilità, poi alla fine nell’azione di governo con buona o cattiva fede al centro c’è l’interesse del paese perche, ad esempio, se per caso il nuovo governo non risolvesse subito il problema IVA e poi tasse, beh questo paese di fronte ad una nuova recessione, andrebbe a fondo.

Come vedete quindi, al di la delle chiacchiere e delle dichiarazioni assolutamente pretestuose ed inutili è chiara e condivisibile da ogni cittadino italiano l’irritazione del Presidente Mattarella, chi non si irriterebbe di fronte a gente che tira il can per l’aia tanto per cercare di trovare compromessi che sistemino se stessi oltre che le sorti della crisi, piuttosto che il destino del Paese.

Seguiamoli questi 4/5 giorni che abbiamo davanti, perchè in realtà in una repubblica parlamentare le ragioni del compromesso sono le ragioni stesse della politica.



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Artigiano, mastro oleario, giornalista e dirigente d’azienda, Giampaolo Sodano è nato a Roma. Prima di vincere nel 1966 un concorso ed entrare in Rai come funzionario programmi svolge una intensa attività pubblicistica come critico letterario e cinematografico. Nel 1971 è giornalista professionista. Nel 1979 è dirigente d’azienda della RAI. Nel 1983 è eletto deputato al Parlamento. Nel 1987 torna all’attività professionale in RAI ed è nominato vice-presidente e amministratore delegato di Sipra e successivamente direttore di Raidue. Nel 1994 è direttore generale di Sacis e l’anno successivo direttore di APC, direzione acquisti, produzioni e coproduzioni della Rai. Nel 1997 si dimette dalla RAI e diventa direttore di Canale5. Una breve esperienza dopo della quale da vita ad una società di consulenza “Comconsulting” con la quale nel 1999 collabora con il fondo B&S Electra per l’acquisizione della società Eagle Pictures spa di cui diventa presidente. Nel 2001 è eletto vicepresidente di ANICA e Presidente dell’Unidim (Unione Distributori). Dal 2008 al 2014 è vicepresidente di “Sitcom Televisione spa”. E’ stato Presidente di IAA. Sezione italiana (International Advertising Association), Presidente di Cartoons on the bay (Festival internazionale dei cartoni animati) e Presidente degli Incontri Internazionali di Cinema di Sorrento. Ha scritto e pubblicato “Le cose possibili” (Sugarco 1982), “Le coccarde verdemare” (Marsilio 1987), “Nascita di Venere” (Liguori editore 1995). Cambia vita e professione, diventa artigiano dell’olio e nel 1999 acquista un vecchio frantoio a Vetralla. Come mastro oleario si impegna nell’attività associativa assumendo l’incarico prima di vicepresidente e poi direttore dell’Associazione Italiana Frantoiani Oleari (AIFO). Con sua moglie Fabrizia ha pubblicato “Pane e olio. guida ai frantoi artigiani” e “Fuga dalla città”.

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