Di Maio, Renzi, Salvini: tre grandi capi politici, veri astri del firmamento (anche se uno è un po’ azzoppato ma fa finta di niente!), questa volta l’hanno fatta grossa, profittando del gran caldo e della preferenza accordata dagli italiani alle ferie estive più che alla lettura dei giornali, stanno cambiando la Costituzione.
Durava dal 1948, era ormai un po’ vecchiotta: zitti zitti la stanno aggiornando anche per evitare troppe lungaggini burocratiche e perdite di tempo nelle decisioni.

Per ora la prima misura portata sembra riguardi il Parlamento, con i suoi dibattiti defaticanti, lo scambio di opinioni diverse, la formulazione di accuse infamanti magari come quella di aver tentato qualche piccolo affaruccio per rimediare le classiche 4 palanche… Meglio evitare queste cose che sanno tanto di naftalina: oggi si può parlare al popolo sovrano anche senza affacciarsi dal balcone, sia quello di Palazzo Venezia e di Palazzo Chigi, direttamente con Facebook: ha tra l’altro il pregio di farti parlare senza che nessuno possa replicare salvo che applaudire, come faceva Tigellino quando parlava in Nerone di Petrolini.

Di Maio, Renzi, Salvini: i tre piccoli birichini
Di Maio, Renzi, Salvini: i tre piccoli birichini (www.tpi.it)

Il Presidente del Consiglio annuncia che la TAV si farà: Di Maio può dire ai suoi fedelissimi che non può fare nulla per impedirlo non avendo la maggioranza in Parlamento: nessuno potrà chiedergli se non lo sapeva fino a ieri, quando ancora parlava dicendo che la TAV non si sarebbe assolutamente fatta.
Salvini può elencare tante belle cose, fatte proprio ieri per gli italiani: nessuna domanda su cosa ne pensi del petrolio Russo o se per caso non stia vantando con propri meriti personali una decisione assunta dal CIP per i prossimi anni.
Renzi può enunciare le strategie del PD in parlamento: nessuna domanda su chi decida le strategie politiche del suo, almeno per ora, Partito.

Facebook è decisamente preferibile al Parlamento: nessuna meraviglia dunque se in un domani non lontano Montecitorio e Palazzo Madama resteranno chiusi, aperti magari solo per una visita delle scolaresche, curiosi di sapere quello che sui libri viene chiamato Parlamento.

Fa caldo: meglio non pensare a cose così complicate, meglio mare, sole, montagna, confidando sempre nella benevolenza nello stellone italico per salvare la democrazia, le istituzioni Repubblicane, il Parlamento…
Sarà difficile con questi birichini!


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Mario Pacelli
Mario Pacelli è docente di Diritto pubblico nell'Università di Roma La Sapienza, per lunghi anni funzionario della Camera dei deputati. Ha scritto numerosi studi di storia parlamentare, tra cui Le radici di Montecitorio (1984), Bella gente (1992), Interno Montecitorio (2000), Il colle più alto (2017). Collabora con il «Corriere della Sera» e «Il Messaggero».