Di Maio, Salvini, Tria, Savona: 4 uomini a cavallo galoppano verso il cuore dell’Europa simili ai 4 cavalieri dell’Apocalisse, con l’intenzione di provocare una sorta di distruzione globale affinchè ci sia il famoso cambiamento. Non hanno armi: sventolano ciascuno un’asta con una grande bandiera tricolore e lanciano pesanti insulti, come è ormai consuetudine di Salvini in particolare, contro questo o quello esponente della UE. Una volta sotto mira sono i burocrati, il giorno successivo i politici, Salvini si è ormai specializzato e le sue grida, come quelle sulla sobrietà o meno di Junker, lasciano il segno. Nessuno ci fa più gran caso: c’è chi sorride per farli contenti, come quando si ascoltano le barzellette dei bambini e chi ricorda il famoso “a regazzì, se vengo lì, te pijo pe quà e te sbatto là” di Gustavo Cacini, comico romano del secolo scorso.

Di Maio, Salvini, Tria, Savona: i 4 cavalieri dell'Apocalisse
I Cavalieri dell’Apocalisse (1887) rappresentati da Victor Vasnetsov.

Intanto sui mercati internazionali i titoli del debito pubblico italiano perdono valore, le agenzie finanziarie internazionali si preparano per ulteriori valutazioni negative del sistema economico e finanziario italiano, i risparmiatori si mordono le mani, gli italiani si preparano a pagare in qualche modo i maggiori interessi del debito pubblico.

Mattarella ha tentato finora di arginare la deriva, ma con scarsi risultati. Conte, il Presidente del Consiglio ombra, è stato chiamato a rapporto al Quirinale, ma sembra si sia ancora una volta trincerato dietro la sua funzione notarile, rispetto alle decisione dei Vice Presidenti.

Tria ha accettato la parte del cattivo difensore dei conti pubblici, redento dalla fede gialloverde. Savona ha mostrato ancora una volta di che pasta è fatto, grande banchiere, abituato a giocare al coperto ed al coperto a tessere le sue sottili trame.

Salvini e Di Maio dimostrano progressi nello studio del niente come contenuto della politica. I 4 cavalieri riusciranno a realizzare il loro obiettivo? Sembra un po’ difficile che vi riescano. Hanno contro di loro una Europa che cedere alle pressioni italiane la indebolirebbe enormemente alla vigilia delle elezioni europee del prossimo anno, che hanno una importanza decisiva per la sopravvivenza stessa dell’Unione. Dovranno superare gli ostacoli parlamentari che certamente non mancheranno quando la legge di bilancio sarà discussa dall’una o dall’altra camera, oltre alla prevedibile resistenza del Presidente della Repubblica ad avallare con la sua firma provvedimenti legislativi di dubbia costituzionalità. Ci sarà poi l’elettorato che, a quanto sembra dai sondaggi, appare poco convinto da un reddito di cittadinanza che conviene soprattutto ai fabbricanti di divani, di cui certamente ci sarà grande richiesta per attendere comodamente la fine del mese con i suoi 780,00 euro, da spendere con l’App, per evitare agli interessati il fastidio di andarli a ritirare in banca o all’ufficio postale.

Ultimamente i cavalli dei 4 splendidi cavalieri sembrano un po desiderosi di cessare di galoppare e di tornare alle loro stalle…


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Mario Pacelli
Mario Pacelli è docente di Diritto pubblico nell'Università di Roma La Sapienza, per lunghi anni funzionario della Camera dei deputati. Ha scritto numerosi studi di storia parlamentare, tra cui Le radici di Montecitorio (1984), Bella gente (1992), Interno Montecitorio (2000), Il colle più alto (2017). Collabora con il «Corriere della Sera» e «Il Messaggero».

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