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venerdì 5 Marzo 2021

Classici contemporanei Grazie Maestro, grazie Prof. Masullo

Grazie Maestro, grazie Prof. Masullo

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Il professore Aldo Masullo, nato ad Avellino nel 1923, è deceduto venerdi 24 scorso, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo della cultura filosofica non solo italiana. È stato un brillante conferenziere, un virtuoso della parola,uno strenuo e appassionato difensore del pensiero libero.

Non so se è pura vanità, forte sentimento di riconoscenza o una magica fascinazione la mia ma scrivere, anche se poche righe, su un grande come Aldo Masullo, un contemporaneo che è già un Classico, è stato irresistibile. Se, come avverte Calvino, un classico è sempre attuale, il prof Masullo non smetterà mai di parlare al nostro cuore prima che alla nostra mente.

Ho avuto il piacere di conoscerlo di persona, addirittura di averlo come ospite a casa. Invitato dal sindaco del tempo, venne nel mio paese, Sessa Cilento, “senza code” per parlare di Filosofia all’interno di un programma culturale “Filosofia in piazza”. Aveva accolto l’invito, con grande entusiasmo sia per la sua gioviale disponibilità, sia per la sua attitudine a non tirarsi mai indietro di fronte ad ogni occasione in cui potesse offrire un contributo di PENSIERO, anche se l’occasione era offerta da un piccolissimo paesino cilentano come il mio. Era una splendida sera di inizio estate e a termine dell’incontro accettò di venire a casa per un buffet insieme a tutti i convenuti. Lo avevo già incontrato più volte, in svariate occasioni, a scuola principalmente, dove si intratteneva volentieri e cordialmente con gli studenti e a Vatolla, piccolo borgo poco distante dal mio che nel ‘600 ospitò Giambattista Vico e luogo di ritrovo, ancora oggi, per molti filosofi poichè sede di una scuola estiva di alta formazione filosofica.

Era, nell’aspetto fisico tanto magro da sembrare fragilissimo ma in realtà travolgente nello spirito, affascinante nel suo eloquio, coinvolgente, appassionante. Immancabile l’interminabile e scrosciante applauso alla fine di ogni suo intervento da cui traspariva in modo evidente l’impegno di un intellettuale e di un uomo che aveva fatto della filosofia uno strumento di crescita civile a vantaggio dei grandi valori democratici che riguardano ogni individuo inteso aristotelicamente come “zoon politikon”.

Poterlo avvicinare, avere avuto l’opportunità di offrirgli la mia, sicuramente inadeguata, ospitalità che, comunque, avevo organizzato con minuziosa attenzione, considerata l’importanza dell’ospite (in qualità di moglie del sindaco mi premeva non fare brutta figura) fu un’esperienza unica, difficile da dimenticare. Il prof Masullo era una persona che lasciava il segno, per cultura, per semplicità, per umiltà, virtù rara nel nostro tempo di esibizionismi isterici e inconcludenti. In una realtà in cui il riconoscimento è atteso, anzi preteso come un obbligo dovuto, lui estremamente cordiale ed elegante nella sua semplicità era la dimostrazione vivente che l’unico riconoscimento è quello che scaturisce dalla forza del pensiero lucido ed onesto, quello che sa distinguere l’ESSENZIALE dal TRANSITORIO, l’unica forza che può resistere ad ogni estinzione.

Ebbi subito la consapevole certezza di trovarmi davanti ad un Gigante ma buono, ed estremamente disponibile come solo i Grandi sanno esserlo.

“Non si curi di me, pensi ai suoi ospiti” mi disse, notando le numerose attenzioni che gli mostravo, io dimentica di tutto il resto. La mia risposta fu spontanea e sincera: “Ma professore è lei il mio ospite, tutto questo io l’ho organizzato per lei.”

Accennò ad un sorriso, quasi meravigliato, e mi promise che sarebbe ritornato volentieri se lo avessi invitato di nuovo. Aveva già 90 anni ma il vigore, non tanto del corpo, quanto degli occhi sarebbe stato straordinario anche in un ventenne.

Esprimevano la forza interiore di un combattente, la cui partita non sarebbe mai stata chiusa tanta era l’energia che possedeva. E quell’energia mi è rimasta tutta addosso, indimenticabile, la testimonianza di una vita combattuta con impegno civile senza risparmio e con gioia. L’inno alla gioia di Beethoven, mi disse, era il fuoco che infiammava il suo pensiero filosofico. Un pensiero che era rivolto a tutti gli uomini ma in particolare alle nuove generazioni che avvertiva bisognose di logos e di pathos .

Amava ripetere: “La filosofia non è serva di nessuna assolutezza, è quella che ci aiuta a non farci irretire dagli Assoluti, genera pensiero puro che riporta Amore, Amore per la vita, Amore per l’Altro; la sua luce ci salva dal silenzio della cultura che è il problema più grave del nostro tempo”.

A pochi giorni dalla sua morte, queste poche righe sono il mio piccolo tributo al grande privilegio ricevuto di aver potuto scambiare poche parole con lui.

Arrivederci Maestro, dovunque incontrerò un “PENSIERO PATICO” saprò di incontrare lei.






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