Ogni volta che il governo, di qualsiasi colore sia, avanza l’ipotesi di introdurre misure atte a ridurre l’uso del contante apriti cielo. Eppure in tutto il mondo la moneta elettronica ha sostituito quella di carta. E infatti a nessuno verrebbe in mente di prendere un aereo per andare a New York e portarsi dietro mazzette di euro o di dollari. Ma a Roma o a Milano sembra che ci dia fastidio. E ne facciamo un problema di libertà, che in verità non c’entra un cavolo.

E allora siamo andati al Salone dei Pagamenti che si è svolto per il quarto anno a Milano. Per noi comuni mortali, possessori di una sola carta di credito e di un conto corrente, la sorpresa è stata grande: stand bellissimi, musica e film dovunque, giochi di luce e gadget di tutti i tipi, insomma una fiera in piena regola come fosse il Tuttofood o quella del mobile. La parola d’ordine “digitale” e carte per tutti gli usi, per il credito ma anche per il debito, per l’acquisto di beni e per il pagamento a rate, insomma un po’ di tutto e a tutti i prezzi, come al mercato sotto casa.

A Milano Il Salone dei Pagamenti il 6 - 7 - 8 novembre 2019
A Milano Il Salone dei Pagamenti il 6 – 7 – 8 novembre 2019 (facebook.com)

Ma che fine hanno fatto le banche, quelle che conosciamo da quando siamo nati, dove facciamo la fila per pagare il conto o per accendere un mutuo? Sembra che il vecchio caro sportello non vada più di moda, lo ritroviamo in tv in un vecchio film in bianco e nero, roba da museo. Sembra che le banche tradizionali, quelle che si rivolgevano a un mercato ampio e che anche oggi hanno un sistema di offerta che vuole soddisfare tutti cittadini, famiglie e imprese, non funzioni più tanto bene. Per questo tipo di banche il modello di redditività tradizionale è a rischio perché hanno una struttura di costi da industria ricca, ma un volume di ricavi da industria povera. In definitiva sembra che abbiano una grande difficoltà a generare ricavi, da una parte la crisi economica ha abbassato il livello della domanda e dall’altra i vincoli normativi messi dalla BCE rendono più difficile sviluppare business. Ora queste banche sono alla ricerca di nuove soluzioni, per esempio aumentando le dimensioni attraverso operazioni di fusione anche se gli analisti ritengono che, su un orizzonte temporale medio-lungo, non sempre questa soluzione genera i benefici attesi. Forse la  soluzione a portata di mano è la riduzione dei costi, attraverso la razionalizzazione della rete delle filiali, che si riduce al solito taglio del personale e alla chiusura delle filiali, ma anche questa non è detto che generi i benefici voluti, perché sicuramente ha un impatto sulla contrazione dei costi ma non necessariamente aumenterà il volume dei ricavi.

E allora che fare? Nuovi prodotti e servizi diversi. Oltre ad una struttura più produttiva e snella, è necessario riorganizzare le attività e aumentare la quota dei portafogli in gestione, anche proponendosi come consulenti ma questo richiede competenze più ampie e un diverso modello di lavoro, lavorando più in team piuttosto che da soli.

Ma la vera e più difficile scommessa è la digitalizzazione della banca, ad iniziare dalle carte di credito e di debito. E ancora meglio coniugare questo con la conservazione delle filiali e soprattutto degli sportelli sul territorio. Al Salone dei Pagamenti ICCREA, il nuovo istituto che raggruppa 144 banche di credito cooperativo, si è presentato sfoggiando un ecosistema digitale a supporto dello sportello e per una fidelizzazione del cliente. E in una delle 80 sessioni della manifestazione dedicate agli scenari e le tendenze dell’innovazione a presentato il suo fiore all’occhiello: Ventis, un portale di shopping online con tanto di “ventiscard debit” pronta per i mobile payments. E siamo solo all’inizio – hanno raccontato Antonio Galliano, head of E-bank, Stiven Muccioli e Matteo Miconi – di una “rivoluzione” che vede la banca come una piattaforma su cui fornitori di beni e servizi, azionisti della banca e clienti allo sportello “dialogano” fra di loro creando vantaggi per se e valore per la banca.


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Artigiano, mastro oleario, giornalista e dirigente d’azienda, Giampaolo Sodano è nato a Roma. Prima di vincere nel 1966 un concorso ed entrare in Rai come funzionario programmi svolge una intensa attività pubblicistica come critico letterario e cinematografico. Nel 1971 è giornalista professionista. Nel 1979 è dirigente d’azienda della RAI. Nel 1983 è eletto deputato al Parlamento. Nel 1987 torna all’attività professionale in RAI ed è nominato vice-presidente e amministratore delegato di Sipra e successivamente direttore di Raidue. Nel 1994 è direttore generale di Sacis e l’anno successivo direttore di APC, direzione acquisti, produzioni e coproduzioni della Rai. Nel 1997 si dimette dalla RAI e diventa direttore di Canale5. Una breve esperienza dopo della quale da vita ad una società di consulenza “Comconsulting” con la quale nel 1999 collabora con il fondo B&S Electra per l’acquisizione della società Eagle Pictures spa di cui diventa presidente. Nel 2001 è eletto vicepresidente di ANICA e Presidente dell’Unidim (Unione Distributori). Dal 2008 al 2014 è vicepresidente di “Sitcom Televisione spa”. E’ stato Presidente di IAA. Sezione italiana (International Advertising Association), Presidente di Cartoons on the bay (Festival internazionale dei cartoni animati) e Presidente degli Incontri Internazionali di Cinema di Sorrento. Ha scritto e pubblicato “Le cose possibili” (Sugarco 1982), “Le coccarde verdemare” (Marsilio 1987), “Nascita di Venere” (Liguori editore 1995). Cambia vita e professione, diventa artigiano dell’olio e nel 1999 acquista un vecchio frantoio a Vetralla. Come mastro oleario si impegna nell’attività associativa assumendo l’incarico prima di vicepresidente e poi direttore dell’Associazione Italiana Frantoiani Oleari (AIFO). Con sua moglie Fabrizia ha pubblicato “Pane e olio. guida ai frantoi artigiani” e “Fuga dalla città”.