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domenica 24 Gennaio 2021

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Il paziente zero

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Con questa storia del Coronavirus ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori: giornalisti, maschi e femmine, alla ricerca della notizia sensazionale, determinati a raggiungere il primato nella conta dei contagiati e dei morti; medici più o meno famosi e competenti che occhieggiano e sorridono dalla seconda fila davanti alle telecamere; politici schierati in prima fila che si divorano il microfono recitando una parte dotta e intelligente che non fa per loro. Ed il migliore è risultato l’ex Ministro dell’Interno che invece di adoperarsi positivamente per la sua Padania ampiamente contagiata, chiede la testa del’attuale Ministro della Salute, responsabile a suo dire di non aver fermato il virus alla frontiera, come invece aveva fatto lui con i migranti, finendo a processo! Se fosse vissuto quattro secoli fa in occasione della peste a Milano, di manzoniana memoria, avrebbe chiesto la riduzione allo stato laicale del cardinale Borromeo reo di non aver pregato abbastanza!

 La pubblica opinione tormentata e squassata dai mass-media ha seguito passivamente l’evolversi di una situazione che non conosceva e non capiva, divisa tra le opinioni contrastanti degli spaventapasseri e dei negazionisti. All’inizio dell’epidemia, quando questa era nella lontana Cina gli spaventapasseri hanno prevalso lasciando credere che sarebbe stato un cataclisma per quella popolazione. Ora che l’epidemia è arrivata a casa nostra stanno crescendo i negazionisti ossia gli scettici per i quali il quesito chiave è: “ma che differenza c’è tra questa infezione virale e quella abituale della influenza invernale nostrana per la quale da anni ci si vaccina spesso con scarso successo?”

Ne sono derivate in genere risposte evasive; poi i Cinesi hanno pubblicato i loro dati: l’85% dei loro contagiati è guarito senza problemi, il 15%, in genere vecchi e malati o esposti a condizioni igieniche infelici, ha sviluppato polmoniti dalle quali per lo più sono guariti magari con più fatica. I decessi sono stati il 2% cifra benevola comparata alla mortalità abituale dell’influenza nostrana che tutti gli anni colpisce il 10% della popolazione italiana ossia 6 milioni, con una mortalità di circa 5000 unità!

paziente zero
unsplash.com

Naturalmente muoiono i pazienti fragili per altre malattie, i vecchi con problemi cardiorespiratori di base e pochi adulti che per motivi diversi non hanno avuto la possibilità e le condizioni per curarsi! Il resto della mortalità lo fa la stampa, i pennivendoli, i medici chiacchieroni, i portavoce acefali, gli irresponsabili di tutte le risme. Così tra i primi 10 morti italiani incredibilmente c’era una vecchia di 92 anni con non pochi problemi di suo ed un canceroso terminale devastato dal cancro i quali, non si sa perché, sono stati sottoposti al tampone faringeo per la ricerca del coronavirus. Insomma chiaramente erano morti col virus in corpo e non per il virus, ma chi soffiava sul fuoco o meglio sulla cenere li ha inclusi nella mortalità dell’epidemia.

Man mano che l’ansia per la diffusione dell’epidemia si ricompone, crescono le curiosità. Stampa e Politica sono alla ricerca dell’untore, ossia del primo viaggiatore che ha portato il virus in Italia. Tutti i giorni qualche Sindaco delle zone infette dichiara di avere trovato il colpevole e così guadagna la prima pagina dei giornali con una fake news.

 Stranamente la pista meno seguita è quella dei due cinesi dello Spallanzani forse perché ormai sono guariti e non fanno più notizia. Invece proviamo noi a seguirli. Erano arrivati a Milano Malpensa- Lombardia all’alba di un giorno di fine gennaio con un gruppo di connazionali per turismo. Solo loro due però provenivano da Wuhan- Cina infetta. Per la stanchezza del viaggio si erano rifugiati in una Beauty Farm per bagni e massaggi e lì hanno incontrato altri quattro cinesi di Taiwan in transito verso il loro Paese dove il giorno dopo sono giunti affetti dalla malattia virale. Chi ha contagiato gli altri in quella Beauty Farm?

Certo è che i due nostri dopo Milano con il loro gruppo sono giunti a Verona-Veneto per visitare l’Arena, il Castello, il famoso Balcone, eccetera, mangiare, bere in comunità, dormire in albergo, incontrare gente, usare lo stesso vasellame, tossire starnutire nella stessa aria. Poi partenza per Parma-Emilia ancora due giorni in comitiva nel Ducato già accusando qualche malessere e perciò hanno abbandonato il gruppo ed hanno proseguito con una macchina privata ed autista per Firenze.

 Il loro malessere aumentava ed il loro turismo era sempre più faticoso, così dopo cinque giorni di viaggio, squassati dalla febbre alta e dalla tosse sono giunti a Roma dove il portiere d’albergo ha subito chiamato il 118, direzione Spallanzani dove i due primi malati sul nostro suolo patrio sono stati ricoverati.

 Allora chi è l’untore? Perché ogni mattina un Sindaco padano si sveglia annunciando di avere individuato tra i suoi elettori il paziente zero? Credo che stampa e politica stiano trasformando un problema in tragedia e la tragedia in farsa.

 E i medici?  La vanità non fa loro difetto: hanno parlato tutti quelli che sono riusciti ad afferrare un microfono, chi aveva autorevolezza e diritto e chi non ne aveva e di cazzate ne sono partite non poche come l’annunciata scoperta, non il riconoscimento o l’isolamento, del virus allo Spallanzani che ha fatto ridere tutto il mondo della scienza meno gli improvvidi che avrebbero proposto la dottoressa precaria per il premio Nobel, offendendone, incuranti, l’innocenza. Quelli che si sono sentiti meno sono coloro che avendo ruoli istituzionali hanno scelto la prudenza e la dignità professionale: così l’Istituto Superiore di Sanità, il Consiglio Superiore di Sanità, la Società italiana di Virologia e quella di Malattie Infettive. A che servono queste nobili Assemblee se poi al momento cruciale si consente che vengano oscurate da vanitosi, imprudenti e incompetenti? Forse anche gli Ordini professionali hanno qualche negligenza da farsi perdonare!!

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