Il Sor Antero, macellaio a Roma nei primi anni del dopo guerra, più per necessità che per conoscenza del mestiere, vendeva (quando li vendeva) polli con la carne durissima (non ho mai capito perché) ed assolutamente insipidi.

Mia madre, quando raramente ne comprava uno, faceva presente al Sor Antero queste certo non positive caratteristiche. Ma lui ribatteva, a lei e a coloro che formulavano critiche analoghe, di non saper cuocere ciò che acquistavano e propinava loro le sue ricette, tra le quali quella del pollo con i peperoni: un pitto tipico della cucina romana, anche se con numerose versioni.

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Pollo con i peperoni. Photo credit: Speziata

La ricetta del Sor Antero era piuttosto semplice: pollo tagliato a pezzi, lasciato cuocere con un po’ di cipolla tagliata fine in una padella con i bordi alti per pochi minuti, prima di aggiungere un bicchiere d’acqua ed uno di vino bianco secco. Il pollo doveva cuocere con il coperchio per circa una mezz’ora, aggiungendo se necessario un po’ d’acqua. A questo punto si doveva aggiungere il sale ed un paio di peperoni tagliati a pezzi e privati dei filamenti interni e dei semi (un consiglio: scegliere peperoni verdi, perché più saporiti), poi lasciar cuocere in padella con il coperchio fino a quando i peperoni ed il pollo non siano completamente cotti.

Alcuni, oltre ai peperoni, aggiungono pomodori tagliati a pezzi, altri uniscono alla cipolla uno spicchio d’aglio, altri ancora al posto dei pomodori mettono un rametto di rosmarino: questione di gusti.

Malgrado la qualità del pollo usato, il risultato non era disprezzabile. Provare per credere, magari aggiungendo un pizzico di peperoncino: anche i peperoni verdi non sono più piccanti come quelli di un tempo…  



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Mario Pacelli
Mario Pacelli è docente di Diritto pubblico nell'Università di Roma La Sapienza, per lunghi anni funzionario della Camera dei deputati. Ha scritto numerosi studi di storia parlamentare, tra cui Le radici di Montecitorio (1984), Bella gente (1992), Interno Montecitorio (2000), Il colle più alto (2017). Collabora con il «Corriere della Sera» e «Il Messaggero».

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