Finalmente una buona notizia da Palazzo Chigi: il Presidente del Consiglio Conte ha dichiarato da Bruxelles, dove si trovava, che il Presidente del Consiglio dei Ministri, il capo (usando la sua espressione letterale), è lui ed a lui spetta convocare il Consiglio per esaminare nuovamente il decreto legge fiscale, contestato violentemente dal Vice Presidente Di Maio per alcune norme che sarebbero state inserite nel decreto a sua insaputa (???).

Conte scopre di essere Presidente?

Come abbia fatto il Prof. Conte ad accorgersi che era il Presidente del Consiglio resta un mistero: si può pensare che la notte precedente abbia sognato i soliti due lupi con il volto di Di Maio e Salvini che gli ringhiavano ai fianchi, pronti a sbranarlo ad ogni cenno di muoversi. Altra soluzione può essere quella di un sogno diverso, in cui finalmente il prigioniero in una buia cantina di Palazzo Chigi riesce a liberarsi dalle catene ed a raggiungere il secondo piano del Palazzo…

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Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Tutte ipotesi fantasiose naturalmente, come quella di una sua lettura del famoso sonetto di Giuseppe Gioacchino Belli in cui si riporta di un Re “cche ddar palazzo, mannò ffora a li popoli st’editto: “Io sò io, e vvoi nun zete un c…” da cui sarebbe stato profondamente colpito, tanto da volerlo imitare.

L’unica certezza è che sia Di Maio che Salvini sono seriamente preoccupati: che Conte potesse pretendere di svolgere il suo ruolo di Presidente del Consiglio proprio non l’avrebbero mai pensato. Secondo alcuni sono già corsi da Maga Magò per avere da lei qualche filtro magico capace di far ripiombare nel sonno profondo il buon professore…

A restare ancora senza risposta è invece la domanda su dove fosse il Presidente Conte quando il decreto legge veniva approvato in Consiglio dei Ministri: possibile che non si sia reso conto del suo contenuto, tanto da ritenere necessario un nuovo Consiglio dei Ministri per discutere nuovamente le parti contestate del Decreto? Una spiegazione potrebbe essere l’ora tarda, la stanchezza per una giornata movimentata, l’abitudine a parlare il minimo indispensabile, specie in presenza di lupi affamati… mistero. L’importante è che non tornino i brutti sogni!


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Mario Pacelli
Mario Pacelli è docente di Diritto pubblico nell'Università di Roma La Sapienza, per lunghi anni funzionario della Camera dei deputati. Ha scritto numerosi studi di storia parlamentare, tra cui Le radici di Montecitorio (1984), Bella gente (1992), Interno Montecitorio (2000), Il colle più alto (2017). Collabora con il «Corriere della Sera» e «Il Messaggero».

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