02E se la mitica carbonara, piatto romano per eccellenza, fosse in realtà stata “inventata” dagli americani?

1943, fronte di Anzio: le truppe alleate sbarcate per combattere contro i tedeschi solidamente attestati a sud di Roma, sono bloccate da una resistenza superiore a quella prevista. I combattimenti sono rari mentre i cannoni fanno sentire la loro voce potente ma lontana. I soldati statunitensi hanno una razione di combattimento con bacon e bustine di uova in polvere: vedono gli italiani mangiare, quando possono, spaghetti al sugo di pomodoro ma quel liquido rosso e denso è per loro un mistero. Perché non provare a sostituirlo con quello di cui dispongono, il bacon e l’uovo in polvere? Nascono gli spaghetti alla carbonara, così definiti nel ricordo degli spaghetti di cui coloro che bruciavano legna per produrre carbone usavano cibarsi: pasta lessata in un pentolino vicino alla legna condita con un uovo avuto da un contadino della campagna vicina.

carbonara
Spaghetti alla carbonara, tradizione romanesca in tavola. Photo credit: Cookaround

Carbonara, rivisitazione romana di un’idea americana

Arrivati il 4 giugno 1943 gli alleati a Roma, per gli osti romani fu sufficiente utilizzare il guanciale, usato al posto del bacon, l’uovo questa volta fresco e il pecorino, il formaggio della tradizione romanesca quando tra le antiche rovine sotto il Campidoglio pascolavano le pecore. Nacquero gli spaghetti alla carbonara ed insieme a loro le varie tesi  sul momento più opportuno per aggiungere l’uovo evitando che divenga una frittata e due partiti, una a favore dell’uso del guanciale e l’altro della pancetta.

Hanno ragione tutti: ha torto invece chi ritiene che gli spaghetti alla carbonara precotti, surgelati, di solito somministrati agli ignari turisti nei ristoranti a buon mercato, abbiano qualcosa a che vedere con la ricetta nata dallo sbarco alleato ad Anzio.


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Mario Pacelli
Mario Pacelli è docente di Diritto pubblico nell'Università di Roma La Sapienza, per lunghi anni funzionario della Camera dei deputati. Ha scritto numerosi studi di storia parlamentare, tra cui Le radici di Montecitorio (1984), Bella gente (1992), Interno Montecitorio (2000), Il colle più alto (2017). Collabora con il «Corriere della Sera» e «Il Messaggero».

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