La fiducia parlamentare al governo Conte/due ha prodotto un risultato importante che non si può disconoscere: un recupero di quella stabilità politica che costituisce fondamento essenziale per un sistema democratico e il suo contro altare economico. 

L’Italia è uscita dalla fase peggiore della recente storia repubblicana,  forse più subdola del tentativo operato da Tambroni, nel mese di luglio del lontano 1960, di riaprire la porta al fascismo. Più subdola perché meno appariscente e non dichiarata. 

Allora, era ancora vivo il ricordo del ventennio, delle sciagure politiche,  delle distruzioni morali e materiali figlie del regime e del delirio di onnipotenza del duce del fascismo, Benito Mussolini uomo solo al comando. La reazione fu forte, immediata, di piazza e politica. Dai carruggi e piazze antistanti il porto di Genova a piazza S.Giovanni a Roma fu rivolta di popolo. E il tentativo fu seppellito.

Dopo quell’esperienza abortita sul nascere, il partito allora dominante, la DC, intraprese un lento cammino di apertura alle forze sociali, con il sindacato che  riprese vigorosamente ad essere coprotagonista di un processo di evoluzione  positivo tanto sul piano economico che su quello politico. Iniziò il decennio di espansione dell’economia nazionale e si aprì la  strada ad una reale svolta politica con l’ingresso del Partito socialista nel governo, prima con l’astensione parlamentare e poi la partecipazione effettiva.

All’inizio dell’estate che sta per concludersi, un estemporaneo epigono dell’uomo solo al comando ha rivendicato a sé i “pieni poteri”. Lì per lì, sbagliando,  si è pensato all’effetto di un colpo di sole. Poco dopo, la verità è venuta allo scoperto, con la crisi di governo aperta dal leader della Lega Matteo Salvini.  Lo stesso che era divenuto il “padrone” incontrastato del governo lega-m5s,  dominando in ogni campo della situazione italiana, dalla sicurezza all’economia alla politica economica e internazionale. Porti chiusi, avocazione dei rapporti con le parti sociali, via dall’Europa e dall’Euro, bocca storta alla Nato e occhiolino (o meglio, occhioni ammiccanti  e mani tese a Mosca). La crisi di governo con la  richiesta di immediate elezioni anticipate.

Se Salvini fosse riuscito nel suo proposito l’Italia sarebbe caduta in un precipizio senza fondo. Stando alle tendenze elettorali,  avrebbe avuto il controllo del parlamento e “pieni poteri” per un governo di fatto antidemocratico, che avrebbe portato il paese fuori dall’Europa verso un sovranismo immaginario e distruttivo.

Di Maio, Renzi, Salvini: i tre piccoli birichini
Renzi, Di Maio, Salvini

Va detto che nella sua scellerataggine il progetto, era accompagnato da almeno altri due comprimari di scarso profilo  ma pronti ad indossare gli abiti politici della volpe. Con il segretario del PD, Nicola Zingaretti, l’intesa (non smentita) era fatta: al primo i “pieni poteri”, al secondo un “pugno di mosche” rappresentato da nuovi parlamentari anti Renzi.

Con il giovine capo politico del 5stelle, Luigi Di Maio, la promessa andava oltre, fino ad offrirgli, per ben due volte (confermato dall’interessato), la “poltrona di Palazzo Chigi”; un conto  “guaglione” a vendere bibite sugli spalti del S.Paolo di Napoli altro essere “premier” di nome, se non di fatto. Il giovinotto stava per abboccare all’amo e non è escluso che la tentazione gli sia rimasta. 

Se non fosse stato per la mossa inaspettata di Matteo Renzi che ha sparigliato il gioco aprendo la via ad un rapporto, fino ad allora impensabile tra Pd e 5stelle, supportato sulla stessa linea da Beppe Grillo, il colpo sarebbe riuscito. 

Fermato il tentativo del leader leghista e dei comprimari Zingaretti e Di Maio, il presidente del consiglio uscente, Giuseppe Conte, è uscito trionfatore e, inaspettatamente, ha acquisito una caratura politica di livello nazionale e internazionale. E questo, è già un grande  risultato per il paese  che è passato dall’incertezza alla stabilità politica, per quanto essa potrà durare. Gli effetti, pur nella difficoltà del quadro economico generale, si faranno sentire già dalle prossime settimane. 

Va detto infatti che nella loro ricaduta sul quadro economico, i dati politici hanno effetto pressoché immediato, mentre i provvedimenti e le manovre economiche finanziarie comportano tempi più lunghi, almeno di mesi, per farsi sentire su consumi e investimenti che daranno corpo alla ripresa. Ma, il punto è un altro, quanto durerà la calma politico-istituzionale che si è prodotta. Ciò dipenderà dai prossimi comportamenti  di quelli che, nei giorni scorsi, sono stati i protagonisti politici, soprattutto Renzi e Di Maio. 

Ma questo è altro argomento.


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