L’oratoria di Salvini non mi ha mai coinvolta, solo irritata. Il discorso al senato per la fiducia al Conte-bis ancora di più. Con un nervosismo mal camuffato l’ex-ministro che non accetta di essere ex (per sua scelta, tra l’altro) e deluso di non aver conquistato i pieni poteri, ha profuso tutto il suo impegno ad intessere un discorso a metà strada tra il beffardo, l’offensivo e la spavalderia di chi è sicuro di pronunciare l’incontestabile e l’inevitabile verità che prima o poi verrà a chiedere il conto con punizioni esemplari.

Incontestabile è sicuramente il suo amore per il popolo italiano, sovrano e tutto con lui, incontestabile e inevitabile sarà il giudizio delle urne alle prossime regionali, inevitabile la sua vittoria, fatale il suo ritorno. Ineluttabile sarà anche il ritorno delle masse nelle piazze che risuoneranno d’indignazione per tutto quello che di indecente farà il nuovo governo come aprire i porti (ammesso che si possano chiudere) e abolire i decreti sicurezza. Nessuno scamperà al ritorno della lega e di Salvini che a breve si ritroverà con i pieni poteri ora negati dall’amore per le poltrone dei giallo-rossi.

In un lasso di tempo irrisorio si ritornerà a garantire sicurezza, chiusura ermetica, punizioni severe, divisioni, chiarezza ma solo su Bibbiano perché  su Putin, la Russia e il resto al popolo non interessa sapere.

Salvini ha anche garantito, da cattolico devoto rispettoso delle regole cristiane, sorrisi e amore anche ai suoi nemici perchè probabilmente convinto come il buon Benito che “molti nemici molti onori” ma soprattutto che  “chi non è con me è contro di me” e quindi è ineludibilmente un nemico.

Il concetto di leale avversario è ignoto a Salvini: non può accettare che si possano avere opinioni discordanti dalla sua con cui valga la pena confrontarsi civilmente  per un arricchimento reciproco nei luoghi predisposti, senza offendere o pensando di beffeggiare CONTE-MONTI, I RENZI, I CASINI, I MONTI, LE BOSCHI.

L’avversario è, dunque, un nemico, senza alcun dubbio.

Del resto la pratica della demonizzazione dell’avversario è il suo forte, sia esso un politico o un immigrato non fa differenza ma è funzionale ai suoi scopi: il suo consenso è stato costruito non in prospettiva di qualcosa ma sempre contro qualcuno.

Salvini ha preteso anche di dare lezioni di stile, proprio lui dai discorsi con lessico impeccabile, dal palato raffinato, dall’abbigliamento succintamente elegante, dai selfie narcisisti, dal rispettoso ossequio delle cariche e dei luoghi istituzionali.

Il discorso accattivante come non mai è terminato con una sorta di promessa al sapore di minaccia: i senatori a vita grazie al suo ritorno non ci saranno più, sono inutili, fannulloni e soprattutto rappresentano la casta della casta, per cui “certe schifezze” vanno eliminate.

Dopo questa esaltante chiusura le parole della senatrice Segre mi sono sembrate pesanti come un macigno e un monito per il governo: “Vorrei che il nuovo governo uscisse dalla consapevolezza dello scampato pericolo, dal senso di sollievo dopo che si è giunti sull’orlo del precipizio e ci si è ritratti appena in tempo. Mi attendo che operi per ripristinare un terreno di valori condivisi e i principi di solidarietà previsti dalla Costituzione uscita dalla Resistenza”.

Il mirabolante discorso di Salvini è stato pronunciato tra cori di “amici ” che applaudivano al grido di DIGNITÀ, DIGNITÀ, DIGNITÀ. Ma quando un’umanità  disperata è stata lasciata a soffrire in mezzo al mare per giorni e giorni sotto un sole cocente perché per loro “la pacchia” doveva finire si è trattato di rispetto della DIGNITÀ?

Io dico convinta: MAI PIÙ SALVINI.


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Antonella Botti
Sono nata a Salerno il 3 Marzo del 1959 ma vivo da sempre a Sessa Cilento, un piccolo paese di circa 1300 anime del Parco Nazionale del Cilento. Ho studiato al Liceo classico “Parmenide” di Vallo della Lucania ed ho conseguito la laurea in Lettere moderne. Sono entrata nella scuola come vincitrice di concorso nel 1987, attualmente insegno Letteratura Italiana e Latino al Liceo Scientifico di Vallo della Lucania. Ho pubblicato due testi di storia locale: "La lapidazione di Santi Stefano" e "Viaggio del tempo nel sogno della memoria". Da qualche mese gestisco un blog, una sorta di necessità interiore che mi porta a reagire al pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà. I tempi sono difficili: non sono possibili "fughe immobili".

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