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venerdì 17 Settembre 2021

In evidenza Lo svelamento di Beppe Grillo: il gioco di prestigio di Giuseppe Conte

Lo svelamento di Beppe Grillo: il gioco di prestigio di Giuseppe Conte

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Ormai sono giorni e giorni che stampa e tv ci tengono informati sul duello tra il comico Beppe Grillo fondatore del Movimento del Vaffa poi ribattezzato 5 Stelle e il professor avvocato Giuseppe Conte ex Presidente del Consiglio. Credo non ci sia mai stato offerto dal mondo della politica uno “spettacolo così miserabile”, come lo hadefinitoMassimo Cacciari rispondendo ad Antonello Sette che per la sua spraynews è andato in giro a sentire quali opinioni, giudizi e analisi si fanno a Montecitorio e dintorni sulla vicenda. “Le garanzie di Conte sono molto misteriose. Sappiamo la fine che ha fatto Mario Monti da solo oppure lo stesso Matteo Renzi quando è uscito dal Pd – ma dove sono finiti, insiste Sette, i grandi sogni, grandi ideali – Lei aveva dei dubbi sul fatto che i Cinquestelle, una volta in Parlamento, si sarebbero comportati in quel modo – continua Cacciari – Tra l’altro la metà di loro non ha neppure alternative vitali. Io non faccio moralismi spiccioli. E’ evidente che, quando a monte manca una struttura e tutto va e viene senza nessuna strategia, chi finisce in Parlamento cerca di tenersi il posto”. Sembra che al filosofo veneziano poco interessi che fine fanno quelli che una volta si chiamavano grillini. E invece è assolutamente necessario interrogarsi su quale “fine” fanno, perchè il problema che abbiamo di fronte non è quello di sapere chi sta con chi e nemmeno per quale ragione ci sta, visto che nel mondo di “uno vale uno” la politica non è un attributo necessario, ma per il semplice fatto che per il professor Conte sapere oggi con quanti voti può negoziare l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica è la vera assicurazione sulla sua vita (politica). La cosa strana è che a sfogliare le tante pagine dei giornali o a seguire via etere o satellite il duello (ormai un po’ noioso) tra i due non vi è traccia di questo retroscena. Eppure è un semplice interrogativo a cui rispondere: che i parlamentari siano divisi o uniti chi avrà la delega a trattare per loro conto? E visti i livelli di democrazia delle assemblee grilline non è ragionevole pensare che ciò che si vuole garantire il professor Conte è il diritto di negoziare un pacchetto di voti con il candidato vincente nella corsa al Quirinale? E’ questa la vera ragione per cui non vuole diarchie, né rischiare qualche intervento estemporaneo di Beppe Grillo che possa far saltare i suoi accordi. La denuncia della bozza di statuto non è stata una alzata d’ingegno: all’orizzonte la sagoma del Cavaliere che sale al Colle mentre si fa la conta dei fedeli dell’ex premier sono stati come uno svelamento per Beppe Grillo. A questo punto c’era una sola strada rompere il patto di febbraio, mettere le carte sul tavolo e riprendersi il controllo del movimento. Ma ormai il movimento non è più quello di una volta.

“Il Movimento è tre cose diverse che si sono perse per strada – riflette la senatrice Elena Fattori di Sinistra Italiana, ex M5S – I milioni di cittadini che lo hanno votato, gli attivisti, che esistono ancora anche se i meetup in cui erano organizzati sono praticamente scomparsi, e una classe dirigente che nessuno ha mai votato. Nessuno ha votato Vito Crimi, Stefano Patuanelli, Manlio Di Stefano, Carlo Sibilia e compagnia cantando. C’è una classe dirigente che si è autoproclamata M5S senza averne né i titoli né i gradi. Costoro non hanno alcun rapporto di legittimazione né con gli elettori né con gli iscritti. E poi naturalmente, al di sopra di tutti e di tutto, c’è Beppe Grillo. Tutto, a questo punto e lui compreso, è calato dall’alto. Come se la volontà degli iscritti non contasse più niente. Gli iscritti, che erano sempre stati il popolo sovrano dei Cinquestelle”.

Poi un capolavoro di trasformismo, dal culto sciamanico dei padri fondatori alla leaderschip di un illustre sconosciuto avvocato di Foggia: ”Conte non è neppure iscritto al Movimento Cinque Stelle, ribatte la senatrice Fattori, è un personaggio, bravo a comunicare e che, come si dice, si presenta bene ed è stato individuato come il salvatore della patria, dove la patria non è il Movimento Cinque Stelle come lo hanno sempre inteso gli elettori e gli iscritti, ma solo l’attuale classe dirigente autoproclamatasi, che sa benissimo di non avere consensi né sul blog né tra i cittadini.

Quindi il Movimento è finito, come sembra ormai chiaro a tutti, dentro e fuori i palazzi del potere mentre sotto i nostri occhi si consuma l’inesorabile tramonto del suo inventore. E poi? “Nulla si può escludere, dice Fioramonti, deputato, ex M5s e già Ministro dell’Istruzione, né un ripensamento di Grillo né una scissione parlamentare e, di conseguenza, una implosione del Movimento con Giuseppe Conte che prova a fare una sua lista. Anche se fra il dire e il fare c’è di mezzo molto mare. A meno di due anni dalle prossime elezioni, fare un partito senza una struttura preesistente non è facile”

In verità non è questo il problema: che il Movimento del Vaffa non abbia mai avuto una struttura e nemmeno una parvenza di linea politica è cosa nota da sempre ai suoi militanti ed è una delle ragioni che lo ha portato alla vittoria elettorale sull’onda dell’antipolitica. E lo sa benissimo il professor Conte che in virtù di un dedalo di regole concepite dal fondatore per impedire che il movimento fosse contaminato dalla politica democratica, ha potuto diventare, come fosse un coniglio dal cappello, presidente del consiglio.

Una forza politica mica può acquistare un leader su Amazon – sottolinea Lorenzo Fioramonti, – Ora ci ripensano e dicono che si sono sbagliati. Dopo tre anni di governo, dopo averlo descritto come il salvatore della patria. E’ la prova del grande caos in cui versa il M5s che, preso dalla disperazione, è pronto ad affidarsi a chiunque, compreso a chi non ha nulla a che vedere con i propri valori originali”.E’ la fine o un nuovo inizio? si domanda Sette: “Secondo me è una fine. Il M5s ha fatto troppi errori. Alcuni si giustificano, altri si possono comprendere, ma sono troppi e per giunta ravvicinati. Hanno fatto capire a tutti che i Cinquestelle non sono un Movimento con una visione coerente. Inseguono i gossip e gli umori del momento, si affidano al vento che tira. Io ho sempre detto che Giuseppe Conte era molto lontano dai valori del Movimento, ma loro, pur di mettersi sotto l’ala protettiva di una figura popolare, si affiderebbero anche a Chiara Ferragni”.

“Il Movimento non dovrebbe avere dei capi bastoni – conclude la senatrice Fattori – Né Grillo, né tantomeno Conte. Lui vuole legittimamente fare un suo partito e altrettanto legittimamente tenta di prendersi un simbolo che ha già uno zoccolo duro di consensi”.

In definitiva da coniglio a prestigiatore, Giuseppe Conte prepara il suo coup de theatre. E Beppe Grillo che farà? “non voglio creare un partito, io i partiti li voglio distruggere. Sono il cancro della democrazia” (8.9.2007)

C’era una bell’aria quel pomeriggio in piazza Maggiore a Bologna dove da poco era finito lo spettacolo del Vaffaday e si erano raccolte 350mila firme per il “Parlamento pulito” e le librerie vicine alla piazza avevano esaurito le copie di un libro appena uscito ma già di grande successo di vendite, il famoso “la casta”. Era l’eco di un grido lontano nel tempo, era il 30 aprile 1993, il giorno in cui davanti alla porta di un albergo romano morì la politica.

Tenuta a battesimo nell’edizione delle 20 del TG1 dall’intero pool di mani pulite per cancellare il decreto Conso alla cresima officiata da Antonio Di Pietro sul TG3 contro il decreto Biondi nacque l’antipolitica. Sono trascorsi circa trent’anni e molte sono state le vicende che hanno cambiato il volto e non solo della vita economica e sociale del nostro paese ma solo una cosa sembra immutabile, quel circolo mediatico giudiziario che tiene vivo un sentimento diffuso contro la politica. “mai più vitalizi” “fermiamo la casta” “basta privilegi”, rabbia e indignazione, da una piazza a uno studio televisivo, dai titoloni della stampa di regime al portone di Montecitorio. L’onda sembra arrestarsi, perde forza, un cittadino denominato Fico si accomoda sul sedile posteriore dell’auto blu della presidenza della Camera, mentre un altro cittadino si affretta a prendere il treno dal Sud per Roma per giurare nelle mani del Capo dello Stato la fedeltà alla Costituzione. Insomma tutto sembra finito, si torna alla vita normale tra una recessione economica e una pandemia. Ma è solo una tregua apparente: la “bestia dell’antipolitica” ha bisogno del suo pasto da prima serata e riprende la caccia al “mostro” con Giletti e Giordano, nuovi sacerdoti della moralità pubblica e per i palati più raffinati è sempre il salotto della coppia Gruber-Travaglio. E così lo spettacolo riprende in attesa del gran finale….






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