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lunedì 12 Aprile 2021

Anteprima News L'onda verde della "generazione Greta"

L’onda verde della “generazione Greta”

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“La generazione Greta”, numerosa è scesa in piazza per reclamare un futuro dignitoso e chiedere saggezza, equilibrio e rispetto nei confronti della nostra casa TERRA, la dea Gaia come la chiamavano gli antichi Greci. E come darle torto!!! Come non riconoscere che siamo tutti fortemente a rischio  e  che di fronte a danni irreparabili non ci saranno vincitori ma solo vinti. Non si tratterà solo di rubare sogni ma di negare la vita attuando scelte che potrebbero rivelarsi  irreversibili.

Manifestazione Fridaysforfuture – Roma 27 settembre 2019 . Photocredit: Tiziana Buccico

Il problema che abbiamo di fronte è immane e la sua soluzione non è in mano solo ai Grandi della terra ma anche a ciascuno di noi: il mondo non si salverà senza il contributo di ogni singolo individuo. Nessuno può pensare di essere esonerato. A ciascuno sarà richiesto un cambiamento di abitudini “mentali”, innanzitutto, e un adeguato stile di vita. I rischi a cui andiamo incontro non hanno bisogno di prediche e profezie ma di un’educazione a cui bisognerà lavorare giorno dopo giorno. Sicuramente si  tratterà di imporsi, una disciplina rigorosa, una gerarchia di compiti ben coordinati, rinunce a svantaggiose comodità. Basteranno piccoli gesti quotidiani per contribuire al progetto di Greta.

Evitare sprechi, limitare al massimo sostanze inquinanti come la plastica, essere attenti nel conferimento dei rifiuti con una differenziata estrema, evitare ogni pigrizia mentale e il fascino comodo del qualunquismo.

Servirà anche recuperare uno sguardo “incantato” verso la natura troppo spesso oggi  contaminato da opportunismi nefasti e da motivazioni economiche sconsiderate.

Molto del nostro futuro poggia proprio su queste premesse. Una maggiore sensibilità del cuore e una maggiore saggezza della mente nelle scelte che si operano potranno essere fondamentali per salvare il destino di Gaia.

È l’unica via possibile, non esistono alternative come non ha senso delegare ogni responsabilità alle comunità scientifiche e ai politici. Ognuno  deve farsi carico delle scelte che opererà anche se solo nel proprio recinto privato evitando di lasciare via libera alla distruzione inevitabile per il godimento di “attimi fuggenti” che non potranno ripetersi. 

E forse recuperare il fascino del “tremolar della marina” e la bellezza dell'”ora che volge al desio…” ci potrà appagare infinitamente di tutte le rinunce a cui, ormai, siamo obbligati.






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