Sta crollando il monumento eretto a Luigi Di Maio talora a cavallo, talora vestito da Masaniello, eroe della rivolta del popolo napoletano contro l’invasore spagnolo nel XVII secolo, appunto il monumento gli era stato eretto in molti paesi d’Italia, specialmente nelle regioni meridionali: giovane eroe che da anni promette felicità per tutti con il reddito e la pensione di cittadinanza il condono degli abusi edilizi, la soluzione di tutti i problemi (e sono tanti) dall’Ilva di Taranto e via dicendo. Ma soprattutto onestà per tutti.

Da anni da parte sua e del suo movimento c’è una condanna severa per chi non rispetta la legge: ora Luigino si trova in seria difficoltà a proposito di parecchi peccatucci di famiglia, anche se afferma di non esserne direttamente responsabile. E’ vero che dovrebbe essere fatta sempre una distinzione tra pubblico e privato e che non è proprio un modello di comportamento politico mettere sotto torchio un uomo politico per il comportamento criminale di suoi congiunti, salvo che non ne sia stato complice, ma è altrettanto vero che questa strada è già stata ampiamente seguita in passato proprio da quel movimento di cui Di Maio è il capo politico e di cui ha dunque la responsabilità per i comportamenti politici. Chi di spada ferisce di spada perisce, afferma un vecchio detto popolare, fatto che nel caso di Di Maio si sta puntualmente  verificando. Difficile che il giovane leader possa superare indenne la bufera. Quanto sta accadendo a seguito della denuncia di una nota trasmissione televisiva, che tutto lascia presumere frutto di una lunga preparazione, lascia presupporre che i fatti saranno presi a prestito per l’accantonamento politico del capo, accusato dal movimento di non aver saputo gestire in modo adeguato il successo elettorale. Probabilmente il suo errore fondamentale è stato quello di aver insistito con promesse di stampo elettoralistico senza curarsi di essere in grado di mantenerle, come a proposito dell’ormai famoso reddito di cittadinanza che sarà (se sarà) cosa molto più limitata di quanto lasciato sperare, con conseguente perdita di consensi elettorali.

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio, photo credit: Artribune

Da una parte il piccone demolitore dei peccatucci di famiglia, dall’altro la ruspa di Salvini che detta ormai le regole del governo (ultima l’assenza dalla Conferenza dell’ONU sulle migrazioni): il monumento a Di Maio tra qualche mese sarà probabilmente un cumulo di macerie.

D’altra parte con il personale di governo a disposizione da Toninelli a Laura Castelli, c’era ben poco da fare se non promettere, promettere, promettere, ed ancora promettere. Ora gli italiani si accingono a presentare il conto ed i guai per il giovane leader si annunciano all’orizzonte. Addio monumenti.

 


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