Questa volta Di Maio, Salvini e l’Avvocato del Popolo che fino a ieri giungeva in funzione di Presidente del Consiglio l’hanno fatta grossa.
Il Presidente Mattarella ha comunicato la legge di conversione del decreto legge “Sicurezza Bis” contenente tra l’altro norme più severe contro l’immigrazione clandestina e di reati contro pubblici ufficiali ma ha accompagnato la firma con una letterina ai presidenti delle due Camere ed al Presidente del Consiglio, sollecitando l’emanazione di norme che eliminino “criticità” della nuova legge.

La prima riguarda le norme che favoriscono il sequestro ed il pagamento di multe mega galattiche, oltre alla confisca delle navi che entrino nelle acque territoriali italiane, ignorando il divieto del ministro dell’Interni che diventa il solo competente in materia, “senza alcun criterio che distingua quanto la tipologia della nave, alla condotta concretamente posta in essere e alle ragioni della presenza di persone accolte a bordo e trasportate”, in contrasto con norme internazionali che impongono il salvataggio in mare delle persone in pericolo, e ciò solo in base ad un atto amministrativo (il decreto ministeriale che interdice l’accesso), la seconda criticità concerne la non punibilità per “la particolare tenuità del fatto in caso di resistenza o oltraggio a pubblico ufficiale” senza alcun criterio cui far riferimento nella valutazione del fatto.

Anche uno studentello di giurisprudenza sarebbe stato in grado di valutare quanto meno dubbi di legittimità costituzionale su quelle che il Presidente Mattarella chiama criticità: è vero che egli avrebbe potuto non promulgare la legge, rinviandola con un messaggio al Parlamento per una nuova deliberazione secondo quanto previsto dalla Costituzione ma, dopo la lotta condotta dal Quirinale per la correzione degli errori più macroscopici contenuti nel decreto legge e conclusasi con scarso successo, ha evidentemente stimato che non convenisse farlo in quanto la stessa maggioranza avrebbe di nuovo approvato la legge, magari accusando il Capo dello Stato di attentato alla Costituzione di cui l’ormai ex Ministro degli Interni è convinto di essere l’unico vero interprete.

Mattarella

Mattarella deve aver pensato che era una fatica inutile specie alla vigilia dello scioglimento delle Camere: spetterà al nuovo Parlamento correggere quelle norme aberranti. Se non lo farà, sembra dire il Presidente delle Repubblica, ci penserà la Corte Costituzionale a cancellare dall’ordinamento giuridico del paese che ha una costituzione almeno fino a quando Salvini e compagni non riusciranno a cancellarla.

Per ora Mattarella, simile ad un maestro costretto ad insegnare a leggere e scrivere a scolari un po’ asinelli, si è limitato a rimandarli ad ottobre, forse con la tremenda speranza che molti di loro restino a casa per lasciare il posto a chi ha più buon senso e soprattutto maggiore rispetto della nostra costituzione.

Di Maio tornato a vendere bibite alla stadio San Paolo va a cena con la nuova fidanzata; Matteo Salvini prende il sole sulla spiaggia di Rimini mentre il figlio gioca con la moto d’acqua, questa volta non della Polizia; l’Avvocato del Popolo cena a lume di candela all’Hotel Plaza a Roma. Una musica in sottofondo mentre gli Italiani depongono le urne per la rielezione del nuovo Parlamento continua a suonare “vengo anche io – no tu no – perché no – perché no”. E’ un modesto sogno di metà estate.


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Mario Pacelli
Mario Pacelli è docente di Diritto pubblico nell'Università di Roma La Sapienza, per lunghi anni funzionario della Camera dei deputati. Ha scritto numerosi studi di storia parlamentare, tra cui Le radici di Montecitorio (1984), Bella gente (1992), Interno Montecitorio (2000), Il colle più alto (2017). Collabora con il «Corriere della Sera» e «Il Messaggero».

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