Alla vigilia delle elezioni del 27 maggio per il Parlamento europeo il movimento cinque stelle e la lega con i rispettivi capi politici Di Maio e Salvini mostrano ogni giorno di dissentire su molte cose, scelte secondo un preciso schema che fa leva sulla pancia più che sul cervello degli italiani.

Se ormai il tema della immigrazione clandestina appare un po’ passato di moda come tema per la ricerca del consenso, per Salvini c’è sempre la carta di riserva di un nuovo decreto-legge per la sicurezza, se la flat tax sembra irrealizzabile perché troppo costosa per le finanze pubbliche, si può ripiegare sulle autonomie regionali differenziate, alla faccia degli abitanti delle regioni meridionali che mostrano ancora di ritenere che la lega risolverà i loro problemi.

Sul fronte opposto per i grillini a cui il reddito di cittadinanza non ha dato i risultati più volte sbandierati c’è sempre da agitare la bandiera della moralità pubblica, mentre quanto al cambiamento nell’amministrazione pubblica non può certamente essere citata ad esempio la gestione del Comune di Roma, che utilizzerà per il trasporto urbano autobus israeliani con targa tedesca perché non immatricolabili in Italia in quanto inquinanti e ciò con buona pace dell’inquinamento atmosferico a Roma.

Occorre far dimenticare, alla vigilia delle elezioni, gli errori commessi, le promesse non mantenute, le vistose contraddizioni tra ciò che viene detto e quanto viene fatto: niente di meglio che buttare la palla avanti, indicare nuovi obiettivi, presentare l’alleato di governo come il nemico da abbattere, accentuando il paradosso di comprendere nella maggioranza governo e opposizione allo stesso tempo, con uno scambio continuo di ruoli per ingannare gli elettori e tirare nella rete elettorale più pesci possibili.

Di Maio Salvini
Di Maio Salvini, c’è da fidarsi? Photo credit: Formiche.net

Potranno gli elettori fingere di non essere accorti del gioco dei finti litigi? Potranno ignorare che “questi qua” bisogna assolutamente fermarli prima che distruggano quanto rimane della democrazia nel nostro paese?

Di Maio e Salvini sanno molto bene che se questo governo cade non ritorneranno più insieme a governare: gli equilibri politici stanno mutando, i cinque stelle sono in netto calo di consensi e la lega già prevede un risultato meno favorevole di quello sperato solo un mese fa. Tenteranno di resistere e di continuare a governare ben sapendo che dietro l’angolo della crisi di governo ci sono probabilmente nuove elezioni: farli tornare alle loro case non sarà facile ed il voto di domenica prossima può essere una spintarella in questo senso.


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Mario Pacelli
Mario Pacelli è docente di Diritto pubblico nell'Università di Roma La Sapienza, per lunghi anni funzionario della Camera dei deputati. Ha scritto numerosi studi di storia parlamentare, tra cui Le radici di Montecitorio (1984), Bella gente (1992), Interno Montecitorio (2000), Il colle più alto (2017). Collabora con il «Corriere della Sera» e «Il Messaggero».

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