Le sfide che il nuovo governo dovrà affrontare sono molte e non facili. Urge, tuttavia, offrire risposte immediate, convincenti e costruttive per un moderno assetto sociale e culturale oltre che politico.

La sfida più impegnativa è sicuramente quella legata all’immigrazione su cui Salvini ha costruito il suo consenso galvanizzando le masse, fomentando odio e rancore e, soprattutto cosa gravissima, aprendo un baratro tra uomo e dignità.

Ma la politica “atroce” di Salvini con tutta la sua durezza e fermezza, ha dimostrato che i porti chiusi non sono affatto una soluzione, al contrario sono un’ulteriore dimostrazione di come l’esodo di disperati non si arresti di fronte a nessun divieto. Spinta da condizioni estreme e da sofferenze inaudite la traversata del Mediterraneo e l’approdo su coste più vicine rappresentano l’estrema speranza di salvezza per un’umanità in fuga da guerre e dagli orrori che ne conseguono. Il fenomeno immigratorio è pertanto inarrestabile, respingere non serve, chiudere cuore, mente e porti è inutile, è indispensabile invece  governarlo attraverso strategie europee che mettano al centro il rispetto della persona umana, sacra per disegno divino, per il diritto universale delle genti, per la nostra Costituzione oltre che per una tradizione culturale consolidata che ci viene dal mondo classico, dai valori dell’Humanitas, gli stessi su cui si fonda la nostra civiltà Occidentale. È evidente, pertanto, che il problema immigrazione è prima di tutto un problema culturale.

Gli untori dei nostri giorni capaci di diffondere la peste “manufatta” di manzoniana memoria, esistono solo nelle menti allucinate. Una priorità assoluta sarà, pertanto, allontanare il clima indecente di odio e di rabbia voluto dalla propaganda salviniana, recuperare razionalità e ripristinare il valore della cultura dell’accoglienza. L’immigrato è un hospes non un hostis  e la sua vita  ha lo stesso valore della nostra in particolare se vittima di ingiustizie e di violenza. Senza questa consapevolezza la brutalità dei porti chiusi, del reato di soccorso o i provvedimenti iniqui di alcune politiche regionali appariranno l’unica soluzione ovvia ma tale ovvietà servirà solo a misurare il grado di subcultura della nostra società non a costruire BELLEZZA.

migranti
Immigrazione problema non di facile e rapida soluzione, ma che non può essere rimandato (pixabay.com)

Il problema non è di facile e rapida soluzione. Le crisi culturali richiedono tempi lunghissimi di soluzione e sinergie di forze. Il fenomeno immigrazione non può, però, attendere. Bisognerà  agire con immediatezza contenendo tutte le situazioni che possono offrire il fianco al malcontento e al risentimento per garantire da un lato una politica più umana, dall’altro sicurezza e ordine senza ridurre per questo  il valore della libertà ma favorendo una pacifica e civile convivenza.

L’Europa in profonda crisi demografica dovrà considerare vitale e indispensabile organizzarsi per offrire ospitalità e, in particolare, integrazione senza per questo pensare di snaturarsi e perdere la propria identità. Le diversità possono convivere senza omologarsi ed essere fonte di arricchimento e di confronto rispettoso e costruttivo. Siamo di fronte ad un’emergenza mondiale, è dunque necessario sedersi ad un tavolo e discutere con responsabilità e serietà senza che la ricerca di soluzioni diventi solo un dibattito “tra anime belle”o “astiose” ma un’opportunità concreta per individuare insieme le strategie migliori per tutti e per ciascuno anche in considerazione che noi EUROPEI abbiamo una buona dose di responsabilità sulla situazione  estremamente precaria e difficile del continente africano e quindi il dovere di trasformare ciò che appare come una criticità  in  un’opportunità di “crescita felice”.

Non sarà peregrino considerare fondamentali non solo i valori borsistici o di bilancio ma anche gli indicatori sociali in quanto il deterioramento dei rapporti di comunità si declina in  insoddisfazione e le disuguaglianze sono la causa prima dei sovranismi e dei populismi dei nostri giorni. Prendere consapevolezza di questo potrà in parte ripagarci dei 14 mesi di dominio leghista e ci consentirà il conforto di riconoscere che Salvini sarà servito almeno a farci riflettere. Sono necessarie una buona dose di volontà, intelligenze e rapidità di soluzioni, la cultura farà il resto nelle scuole, nelle università dovunque ci sia confronto e dibattito.

La nostra stabilità politica ed economica dipenderà anche da tutto questo. 

Ci si potrà salvare ma tutti insieme .



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Antonella Botti
Sono nata a Salerno il 3 Marzo del 1959 ma vivo da sempre a Sessa Cilento, un piccolo paese di circa 1300 anime del Parco Nazionale del Cilento. Ho studiato al Liceo classico “Parmenide” di Vallo della Lucania ed ho conseguito la laurea in Lettere moderne. Sono entrata nella scuola come vincitrice di concorso nel 1987, attualmente insegno Letteratura Italiana e Latino al Liceo Scientifico di Vallo della Lucania. Ho pubblicato due testi di storia locale: "La lapidazione di Santi Stefano" e "Viaggio del tempo nel sogno della memoria". Da qualche mese gestisco un blog, una sorta di necessità interiore che mi porta a reagire al pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà. I tempi sono difficili: non sono possibili "fughe immobili".

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