Presidente Rai: 3 motivi per…

L’ultima querelle che vede impegnato il governo gialloverde (ma a trazione leghista) riguarda la scelta del Presidente Rai, quelle che seguono sono 3 motivazioni, per una scelta giusta:

  1. Forse avendo condiviso per quattro anni la direzione di una rete della Rai (felicemente) mi è semplice essere d’accordo con Giovanni Minoli “ancora una volta quello che accade nella TV di stato anticipa o ratifica i cambiamenti politici”. Infatti il problema della mancata elezione del signor Marcello Foa non può essere ridotto a questione di metodo o di gradimento o di posizioni ideologiche del candidato. Il problema è politico. E il problema è la leadership dello schieramento di centrodestra, una leadership che Salvini ricerca con la propria azione di governo ma che per realizzarsi ha “bisogno” della irrilevanza del Cavaliere. In definitiva Salvini persegue l’obiettivo della maggioranza relativa alle prossime elezioni anche con i voti di Forza Italia, meglio sarebbe senza Berlusconi.
  2. Giuseppe Conte (noto come attuale Presidente del Consiglio dei Ministri), come le stelle, “sta a guardare”, scrive sul Corriere della Sera Antonio Polito nel suo editoriale sulla vicenda Rai. Ma in verità anche l’acuto giornalista  sa bene che non può fare diversamente: nel mandato ricevuto dai contraenti del governo non ci sono i poteri per la lottizzazione. Ma forse è proprio la lottizzazione che non c’è. Credo di avere l’età giusta e una buona memoria per descrivere il tratto essenziale della pratica lottizzatrice, un metodo inventato nel secolo scorso dai governanti per garantire con legge dello Stato il pluralismo nella gestione del Servizio Pubblico radiotelevisivo. In concreto si risolse il problema del passaggio dal latifondo democristiano al lotto DC, il lotto PSI e il lotto al partito di opposizione PCI. Quindi se non c’è il lotto per la minoranza è improprio parlare di lottizzazione, e il problema che si apre non si risolve con i membri del CdA: tutti sanno che il pluralismo in una azienda culturale si assicura con la gestione dei contenuti.
  3. L’umiltà è la virtù delle persone intelligenti. Nelle società democratiche le regole si rispettano. Se la regola è la maggioranza dei due terzi per eleggere un presidente Rai si propone un candidato condiviso dai due terzi dell’assemblea. Se si sbaglia il nome del candidato si deve avere l’umiltà di cambiarlo e di ricercare un nome condiviso dalla maggioranza. E che sia un nome di garanzia, come indicano le regole. Siamo con Giuliano Ferrara: per Buttafuoco presidente.
Pietrangelo Buttafuoco
Pietrangelo Buttafuoco. Photo credit: Il resto del carlino

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Artigiano, mastro oleario, giornalista e dirigente d’azienda, Giampaolo Sodano è nato a Roma. Prima di vincere nel 1966 un concorso ed entrare in Rai come funzionario programmi svolge una intensa attività pubblicistica come critico letterario e cinematografico. Nel 1971 è giornalista professionista. Nel 1979 è dirigente d’azienda della RAI. Nel 1983 è eletto deputato al Parlamento. Nel 1987 torna all’attività professionale in RAI ed è nominato vice-presidente e amministratore delegato di Sipra e successivamente direttore di Raidue. Nel 1994 è direttore generale di Sacis e l’anno successivo direttore di APC, direzione acquisti, produzioni e coproduzioni della Rai. Nel 1997 si dimette dalla RAI e diventa direttore di Canale5. Una breve esperienza dopo della quale da vita ad una società di consulenza “Comconsulting” con la quale nel 1999 collabora con il fondo B&S Electra per l’acquisizione della società Eagle Pictures spa di cui diventa presidente. Nel 2001 è eletto vicepresidente di ANICA e Presidente dell’Unidim (Unione Distributori). Dal 2008 al 2014 è vicepresidente di “Sitcom Televisione spa”. E’ stato Presidente di IAA. Sezione italiana (International Advertising Association), Presidente di Cartoons on the bay (Festival internazionale dei cartoni animati) e Presidente degli Incontri Internazionali di Cinema di Sorrento. Ha scritto e pubblicato “Le cose possibili” (Sugarco 1982), “Le coccarde verdemare” (Marsilio 1987), “Nascita di Venere” (Liguori editore 1995). Cambia vita e professione, diventa artigiano dell’olio e nel 1999 acquista un vecchio frantoio a Vetralla. Come mastro oleario si impegna nell’attività associativa assumendo l’incarico prima di vicepresidente e poi direttore dell’Associazione Italiana Frantoiani Oleari (AIFO). Con sua moglie Fabrizia ha pubblicato “Pane e olio. guida ai frantoi artigiani” e “Fuga dalla città”.

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