Pubblichiamo la risposta alla lettera inviata al Direttore di Moondo da Aldo Di Russo dal titolo “Divelte nella notte le pietre di inciampo al Rione Monti a Roma” e pubblicata su Mondo Cultura.

Tra le tante “fregnacce” che circolano sulla rete ce n’è una che accusa gli ebrei di tutte le malefatte possibili, ma soprattutto di essere gli inventori di quei meccanismi della finanza e della economia nazionale e internazionale che ci impoveriscono, dallo spread al debito pubblico. Se non fosse per il fatto che certi governanti di casa nostra e non solo vanno facendo in giro affermazioni non molto dissimili potremmo risolvere il problema con una semplice alzata di spalle. Al contrario, per questa straordinaria coincidenza, abbiamo il dovere di alzare la guardia.

Pietre d'inciampo
Pietre d’inciampo – Photo credit: RaiNews

Infatti quello che sta accadendo in Francia ci riguarda almeno quanto quello che succede al confine tra gli Stati Uniti e il Messico, così come i rigurgiti nazisti nella democratica Germania non sono molto diversi da certo sovranismo made in Ungheria o in Turchia. Dobbiamo sfuggire alla tentazione di fare di tutta l’erba un fascio e tuttavia non si può nascondere un certo comun denominatore, una certa corrente di pensiero che attraversa confini e popoli che alimenta intolleranza e violenza.

Profanare le pietre d’inciampo non cancellerà la civiltà che abbiamo conquistato

Un gesto come quello di “profanare” i simboli di un eccidio nasce da questo humus, è il frutto dell’odio per un prossimo con cui non si vuole convivere, è il gesto violento contro la storia che si vuole cancellare perché è la storia dei nostri orrori.

Le pietre d’inciampo prima di essere incastonate sulla strada di via Madonna dei Monti sono impresse nella nostra coscienza e ci ricordano un peccato che non potrà mai essere assolto. Certamente non sarà il gesto di quattro “straccioni” in una notte d’inverno a cancellare la civiltà che abbiamo conquistato.

Abbiamo il compito di non dimenticare, di conservare la memoria di una guerra che nacque e si alimentò di una cultura che è tornata a circolare in occidente. Abbiamo il dovere di diffondere la conoscenza e il sapere, di combattere l’ignoranza e ogni egoismo, in casa nostra e nella comunità in cui viviamo, di essere cittadini e per una cittadinanza consapevole e democratica. Per queste ragioni scriviamo, insieme a te caro Aldo, questo nostro giornale.


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Artigiano, mastro oleario, giornalista e dirigente d’azienda, Giampaolo Sodano è nato a Roma. Prima di vincere nel 1966 un concorso ed entrare in Rai come funzionario programmi svolge una intensa attività pubblicistica come critico letterario e cinematografico. Nel 1971 è giornalista professionista. Nel 1979 è dirigente d’azienda della RAI. Nel 1983 è eletto deputato al Parlamento. Nel 1987 torna all’attività professionale in RAI ed è nominato vice-presidente e amministratore delegato di Sipra e successivamente direttore di Raidue. Nel 1994 è direttore generale di Sacis e l’anno successivo direttore di APC, direzione acquisti, produzioni e coproduzioni della Rai. Nel 1997 si dimette dalla RAI e diventa direttore di Canale5. Una breve esperienza dopo della quale da vita ad una società di consulenza “Comconsulting” con la quale nel 1999 collabora con il fondo B&S Electra per l’acquisizione della società Eagle Pictures spa di cui diventa presidente. Nel 2001 è eletto vicepresidente di ANICA e Presidente dell’Unidim (Unione Distributori). Dal 2008 al 2014 è vicepresidente di “Sitcom Televisione spa”. E’ stato Presidente di IAA. Sezione italiana (International Advertising Association), Presidente di Cartoons on the bay (Festival internazionale dei cartoni animati) e Presidente degli Incontri Internazionali di Cinema di Sorrento. Ha scritto e pubblicato “Le cose possibili” (Sugarco 1982), “Le coccarde verdemare” (Marsilio 1987), “Nascita di Venere” (Liguori editore 1995). Cambia vita e professione, diventa artigiano dell’olio e nel 1999 acquista un vecchio frantoio a Vetralla. Come mastro oleario si impegna nell’attività associativa assumendo l’incarico prima di vicepresidente e poi direttore dell’Associazione Italiana Frantoiani Oleari (AIFO). Con sua moglie Fabrizia ha pubblicato “Pane e olio. guida ai frantoi artigiani” e “Fuga dalla città”.

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