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giovedì 26 Novembre 2020

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Riapre il teatrino della politica italiana

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Teatri di prosa caffè concerto musicals avanspettacolo cinematografi tutti chiusi a causa della pandemia. Resta aperto, e si arricchisce di nuove pieces vecchi e nuovi autori e attori,  il teatrino della politica. Niente male, almeno vi è qualcosa di cui parlare più serenamente rispetto alle cattive  notizie riguardanti i numeri dei malati in terapia intensiva e, purtroppo, dei morti.  

   L’Italia è veramente un grande paese, perché, anche  quando le cose vanno male, c’è sempre uno spiraglio di luce, e così,  dopo l’entusiasmo per le vittorie della nazionale di calcio, si accende un faro di luce sulla ribalta  della politica che  si rianima. Passata la quaresima (che passata non è), per dirla con G.G. Belli, “ricomincia la commedia nova”.

    Scostamento di bilancio, nuovo debito pubblico, si e no al Mes, progetti per l’utilizzo del “recvovery fund”, elezioni primaverili in grandi città, sullo sfondo  il rinnovo della carica presidenziale, il cartellone è  ricco di titoli e propone sontuosi programmi.

   Inizia dai contrasti interni ai due schieramenti dominanti, centrodestra e fazione giallorossa. Mentre il governo Conte è appeso ai pochi numeri di maggioranza su cui conta al Senato, nella diatriba tra 5Stelle e Pd, che ormai interviene un pò su  tutto, si è inserito  Berlusconi dichiarandosi pronto a schierare Forza Italia in appoggio alla manovra economica.  Silvio, che  è una vecchia volpe, ha fiutato il momento giusto per rientrare in gioco, politicamente su tutto, per scadenze vicine e lontane. 

    Senza dichiarare di volerlo fare, anzi sostenendo l’esatto contrario, Berlusconi ha spaccato il centrodestrra, sollevando alte grida a destra e, udite, anche a sinistra.  A destra, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha strillato all'”inciucio”, mentre la Meloni di Fratelli d’Italia ha capito e, pur storcendo la bocca, si appresta a trarne vantaggio, cominciando dalla candidatura per il sindaco di Roma. 

    Salvini, al contrario, non ha capito che la sua auto candidatura a premier  ha preso una brutta piega  non farà più strada, sia per le cappellate  compiute in sede nazionale (vedasi la crisi di governo al buio  causata l’estate dello scorso anno) sia per lo schierarsi con il fronte sovranista perdente anche a livello europeo. Qualcuno gli dica che è ora di riporre il cappellino “Trump presidente”  Sebbene abbia acquisito tre transfughi di Forza Italia, sembra non avvertire che fra poco dovrà misurarsi sul fronte interno dove personalità più accorte e credibili, come Giorgetti, , gli presenteranno il conto.

    L’iniziativa assunta da Berlusconi ha scompigliato anche lo schieramento opposto, quello del governo Pd 5Stelle, dove quest’ultimi temono, a loro volta, che si ricomponga una sorta di “patto del Nazareno”  (quello stipulato a suo tempo tra  l’allora segretario del Pd, Matteo Renzi, e il Berlusca, che venne rotto da quest’ultimo perché in disaccordo sull’elezione di Mattarella al Quirinale). Bene  i voti di Forza Italia per il bilancio, ma guai a pensare che possa entrare al governo (e, i mastini del “Fatto Quotidiano” lo vanno latrando a pieni polmoni).       Altro personaggio di scena è il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, che, con il garbo formale che lo distingue, ha detto sì a Forza Italia per un’intesa  in parlamento ma no al governo,perché se l’equilibrio ministeriale si modifica è  chiaro che anche la sua carica può saltare. 

Non caso Di Maio, ringalluzzito per il fatto che il movimento 5Stelle ancora regge, ha rivendicato “maggior visione” all’interno del governo, facendo intendere che quel posto tocca a lui.

   C’è un piccolo antefatto utile ad illuminare la scena.  Giorni addietro, un giornale che appare sempre più vicino alla Lega,  “La Verità”, aveva sparato un attacco a tutta prima pagina contro Matteo Renzi messo sotto indagine da un magistrato toscano per  vecchie attività della “Leopolda”. Lì per lì sembrava una sortita più incomprensibile che sciocca. Si è capito successivamente dove andava a parare, quando su “il Giornale”, edito dalla famiglia Berlusconi, è sceso in campo il direttore Sallusti con un articolo di fondo nel quale, parlando di “persecuzione giudiziaria”,  ha difeso a spada tratta Matteo Renzi. 

    Ormai, è più di un anno e mezzo, che il “vituperato Renzi” continua a dare, o almeno a giostrare con le carte della politica nazionale. Prima ha costretto Zingaretti, suo avversario e successore come segretario del Pd, ad ingoiare il rospo del no ad elezioni anticipate, con l’aggiunta di un governo di alleanza con gli odiati 5Stelle. Dopo di che ha lasciato la compagnia Pd, dando vita ad una formazione autonoma, Italia Viva, che detiene un  pacchetto di voti minoritario ma determinante.    

   In politica amicizie e conflitti non sono mai eterni. Ed ecco che da rivali, Renzi e Berlusconi hanno intuito che c’è un tratto nuovo di strada da compiere in accordo, tacito o no che esso sia.  A Berlusconi viene data la chance di rientrare pienamente in gioco (e, persino il Pd di Zingaretti gli ha aperto  le porte), a Renzi interessa avere un alleato al centro dove, non si sa mai, da qui alle elezioni del 2023 potrà nascere un nuovo e consistente raggruppamento, senza contare che nel frattempo serviranno i voti per eleggere il prossimo presidente della Repubblica.  

   Le alleanze si costruiscono nel tempo e su fatti concreti. Il tempo, in politica, è un fattore fondamentale, le scelte risultano giuste o sbagliate a seconda del tempo in cui si compiono. E, nel corso di queste settimane, si stanno effettuando  mosse propizie per determinare gli schieramenti futuri. 

   Un “grande vecchio” (non quello a cui pensava Bettino Craxi a proposito del “cervello” delle Brigate Rosse), Goffredo Bettini, si sta muovendo a tutto campo partendo dall’interno del Pd dove ha conservato e rafforzato una leadership politico morale indiscussa. Il personaggio che ha ripreso a tirare le fila, dando spazio all’iniziativa renziana,  corroborandola con il riavvicinamento a Gianni Letta, antico e costante “maitre à penser” del Cavaliere.

   Sulla giostra cercano di salire o restare accomodati altri personaggi. Taluni in saggio silenzio, altri distinguendosi con uscite accattivanti ma peregrine. Il miraggio è rappresentato dal colle del Quirinale. Ministri di antico pelo democristiano, come Franceschini, sono considerati candidati taciti quanto  possibili. Altri, come l’ex premier Gentiloni, svolgono la funzione di padre nobile da Bruxelles, con suggerimenti su manovre economiche e fondi comunitari. Altri ancora, da Strasburgo, sede del parlamento europeo di cui è attualmente presidente, come Sassoli  il quale l’ha sparata grossa proponendo la cancellazione del debito pubblico, che è come dire farla fuori dal vaso.  Passare dalla Rai al parlamento europeo è già un bel passo, raggiungerne la presidenza è ancora più considerevole, però ci vuole sempre senso della misura e se la prospettata candidatura a sindaco di Roma è poca cosa, mettersi in corsa per il Quirinale potrebbe essere  al di là delle proprie forze e, allora, perché non cercare qualche aiutino tra sovranisti e cinque stelle che non amano Bruxelles?

 Ma l’uva, come dovette commentare la volpe di buona memoria, “nondum matura est”!   Ed ecco, subito, il non più ragazzo essere  ripreso amorevolmente dalla presidente della Banca centrale europea, la signora Cristine Lagarde,  rammentando che quel  proposito cozza contro trattati comunitari e dunque è campato in aria.

   Lezione, come si è detto amorevole, perché ha sottratto l’incauto, o incompetente, o peggio ancora  vanaglorioso, alle pernacchie (si ricordi che siamo a teatro e quello appena  proposto è  puro avanspettacolo) dei “paesi frugali”.  Il che sarebbe ancora niente se si pensa a quale poteva essere la risposta dei mercati finanziari ad un’uscita così avventata. Un’idea al momento tanto futile da non essere presa in considerazione. Fortunatamente! 

   Il teatrino della politica, in vista delle festività di fine anno che non si potranno celebrare,  da parte sua  ha riaperto il sipario, sul quale  diversi attori si sono già affacciati, taluni  assumendo ruoli seri altri mostrando la corda.

    Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi se ne vedranno delle belle. La commedia è appena iniziata.  






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