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martedì 11 Maggio 2021

In evidenza Trump e Renzi : c'è di peggio del COVID?

Trump e Renzi : c’è di peggio del COVID?

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L’anno 2020 era finito male in un bombardamento reale e mediatico di contagi da coronavirus e di morti, ma il 2021 è cominciato peggio, come mai si sarebbe potuto immaginare: la tumultuosa uscita di scena del Presidente Trump sconfitto alle elezioni, che ha mostrato i limiti della democrazia americana e la assurda uscita dalla maggioranza del Governo italiano del piccolo partito di Renzi capace di produrre una crisi politica inattesa ed inspiegabile nel mezzo del disastroso incedere della pandemia da coronavirus.

Washington è una grande capitale ed una bella città con straordinari monumenti neoclassici, come il Parlamento, la Casa Bianca, l’Alta Corte ed i magnifici giardini che dal Campidoglio raggiungono l’imponente monumento a Lincoln, sulle rive quiete del Potomac. L’intero distretto, il Washington District, incastrato tra gli Stati di Maryland e Virginia, ha una dimensione limitata ed una popolazione che di poco supera i 700.000 abitanti, città politica, burocratica e museale, città tranquilla e rigorosa: la storia degli Stati Uniti degli ultimi due secoli è passata tutta di qua.

Quel pomeriggio del 6 gennaio 2021, festa cattolica della Befana, Trump è uscito dalla Casa Bianca ed è salito su un palco improvvisato lungo la recinzione del suo giardino, per arringare una enorme folla richiamata da numerosi appelli via social media, per contrastare la presa d’atto parlamentare della elezione di Joe Biden a suo successore e 46º Presidente degli Stati Uniti per il prossimo quadriennio. Il discorso infuocato di Trump che disconosceva il risultato delle elezioni, ha spinto la folla ad invadere il Campidoglio nel tentativo di bloccare la cerimonia in corso presieduta da Mike Pence, Vicepresidente ancora in carica che, forse a malincuore, aveva deciso di fare il suo dovere istituzionale.

L’onda umana ha travolto la debole resistenza della poca Polizia schierata a difesa del Parlamento distruggendo porte, vetrate, suppellettili, mobili, impunemente ripresa da compiaciuti cellulari, ma non è riuscita nello scopo e Biden è stato proclamato dal Parlamento Nazionale Presidente della Repubblica Federale. Ci sono stati morti e feriti, ma non si sa esattamente quanti. La violenza politica di piazza non fa parte della storia degli Stati Uniti e neanche della maggioranza dei Paesi dell’Occidente. L’evento poteva avere un profilo rivoluzionario o controrivoluzionario di tipo sudamericano ed è finito nel ridicolo e nel disgusto, capitanato da un manichino seminudo con grandi corna sul capo, proveniente dall’Arizona.

Quella grande folla assiepata sotto il palco di Trump, incurante del contagio virale, non era fatta da cittadini della Capitale Federale, ma da facinorosi incuranti delle norme nazionali anti Covid’, proveniente dai più remoti angoli del Paese come fu accertato dalle successive indagini giudiziarie. Adam Johnson 36 anni, precedenti per droga, proveniva dalla West Florida, Derrik Evans era un deputato statale della West Virginia, Richard Barnet sessant’anni, fotografato con i piedi sulla scrivania di Nancy Pelosi, era arrivato dall’Arkansas, Lomie  Coffnon settant’anni veniva dalla Alabama con un furgone carico di armi, Christopher Albert era arrivato dal Maryland armato di pistola, Larry Rendall Brock  texano e veterano della Air Force era arrivato portando manette. Il cosiddetto “Capo”, lo sciamano  seguace del Gruppo complottista  conosciuto col nome di battaglia di Jake Angeli, il cui vero nome è Jacob Clausley, è attualmente positivo al Covid ed è rinchiuso nel Penitenziario di Phoenix, da dove proveniva. Anche gli altri 53, già arrestati al 9 gennaio, non erano diversi da questi elencati  e testimoniano la gravità e la povertà politica e culturale della sommossa avvenuta mentre migliaia di cittadini americani morivano ogni giorno per il Covid da mesi, sino a raggiungere nel trascorso anno solare le 400.000 unità. Quella sera George Clooney che è un attore americano molto amato e conosciuto, sentì il dovere di fare un amaro commento: “Trump è finito nella pattumiera della storia”.

Nei giorni successivi commentatori di vario genere e parte politica, di qua e di là dell’oceano, hanno condannato e disprezzato l’evento e il suo ispiratore, come una grave ferita alla democrazia ed alla storia degli Stati Uniti. Trump ha poi cercato inutilmente di fare marcia indietro ma ormai il commento di Clooney accompagnerà per sempre il suo nome.

Secondo il Washington Post gli inquirenti sarebbero orientati a verificare se le intenzioni degli insorti erano realmente di catturare e assassinare membri del Parlamento e del Governo. Il Parlamento intanto  ha attivato la procedura di “impeachment” contro il Presidente Trump per istigazione alla insurrezione contro i poteri dello Stato ed altro. Sembrerebbe che quel giorno nella folla ci fossero anche molti “suprematisti bianchi”, schedati come terroristi dalla Polizia federale.

Il 20 gennaio 2021, giorno del giuramento di Joe Biden, sarà per gli americani un evento epocale: 25.000 militari saranno schierati a Washington a difesa della Casa Bianca, della Città Capitale federale e della democrazia. Tuttavia il malessere sociale che aveva trovato sfogo nel populismo di Trump è certamente ancora vivo e sanguinante. Saprà Joe Biden venirne a capo ?

Intanto nei palazzi romani della politica si è consumata una mini tragedia da prima Repubblica che nulla ha a che vedere con il malessere sociale italiano, la miseria incombente, il ribellismo di antica memoria, il populismo di nuova invadenza. Forse si è trattato di un atto di guerra privata, di carattere personale, o forse una battaglia di poltrone e di potere.

Rispetto alla prima Repubblica la cui storia è piena di analoghi atti, questo attuale è più violento, più inopportuno, con una giustificazione formale inattendibile, proposto da chi non è nuovo a colpi di teatro di tal genere e che un anno e mezzo prima aveva assicurato pieno sostegno al Governo sino al termine della legislatura. Ed il tutto in piena pandemia, col Paese schiacciato dalla paura del virus, aggrappato alla speranza del vaccino, terrorizzato dagli oltre 500 morti quotidiani che nell’insieme hanno superato quasi le 80.000 vittime nel solo 2020. Mai crisi di Governo fu meno opportuna e le citazioni storiche di casi analoghi tali non sono. Nel ‘43 Badoglio sostituì Mussolini di fronte alla guerra ormai persa: fu il tentativo di salvare il salvabile col cambio delle alleanze e ne venne fuori una guerra civile, la resistenza partigiana, e migliaia di morti da tutte le parti. Qualcuno ha anche citato la sostituzione di Chamberlain con Churchill come un cambio indolore e foriero di una grande vittoria: ma quello non fu un cambio politico giacché Chamberlain dovette lasciare il suo posto perché assalito da un grave cancro che lo portò a morte meno di sei mesi dopo.

Resisterà il Governo Conte e la sua maggioranza ferita, al piccolo tsunami provocato da Renzi? Il quesito appassiona le stanze del potere, i palazzi romani, gli editorialisti, la stampa, l’informazione di ogni genere, ma ha poco coinvolto gli Italiani, da San Candido a Marsala, alle prese da quasi un anno con il  lockdown, lo smart working, il blocco degli spostamenti interregionali, la chiusura dei ristoranti e dei bar, la scuola a distanza, gli orari per l’asporto del cibo, la disoccupazione crescente, i “ristori” insufficienti, ecc. Questi problemi sono gli stessi in tutto il mondo e soprattutto nei 27 Paesi della UE, ma solo noi nell’Occidente civilizzato, a parte Israele, siamo riusciti a trovare lo spazio illogico per complicare il tutto con una insana crisi di Governo!






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