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mercoledì 12 Agosto 2020

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Un invito a Casaleggio

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Mentre tutti i commentatori, sui giornali, nei talk show televisivi, fanno il loro mestiere cioè l’analisi del voto e le ipotesi sulle conseguenze che quel voto può avere, io vorrei soffermarmi su un aspetto particolare di questa campagna elettorale. Io penso che quando in una democrazia si forma un movimento politico, quando cioè si realizza il consenso intorno ad un programma politico, questo diventa al di la dei risultati, un patrimonio per la democrazia. La democrazia vive perché ci sono i partiti, quindi i partiti sono il patrimonio della democrazia.

Un invito a Casaleggio

Partendo da questo presupposto l’analisi della debacle del Movimento 5 Stelle non può essere trattato come avvenimento di ordinaria amministrazione: è un fatto eccezionale, dal momento che il Movimento in meno di 12 mesi ha più che dimezzato il proprio consenso.

Dobbiamo domandarci perché questo è accaduto e se questo può avere conseguenze nel prossimo futuro. Perché è accaduto? A mio avviso perché il livello di impreparazione, di incompetenza, di incapacità dei giovani che sono stati chiamati a responsabilità di governo ha dimostrato in questi 12 mesi che il mestiere migliore che sono stati capace di fare è stato quello di portare il caffè la mattina Matteo Salvini. Salvini che da dirigente politico di lunga scuola, che ha capito al volo la convenienza di un accordo (contratto) con un gruppo di giovani camerieri e che ne avrebbe tratto giovamento. La funzione di questi giovani ministri del movimento 5 Stelle è stata funzionale all’affermazione della Lega ed alla sconfitta dei 5 stelle.

Scoperta la ragione di questa sconfitta resta da capire come trovare una soluzione. La soluzione non la può certo indicare Di Maio o Toninelli, artefici diretti della sconfitta, forse la poteva indicare Beppe Grillo ma sembra essersi defilato in tempo e tornato al suo vecchio lavoro di comico nei teatri, non resta che Casaleggio.

Davide Casaleggio
Davide Casaleggio

Ed allora è proprio a Casaleggio che rivolgo queste riflessioni. Posto che tutta l’invenzione del 1 vale 1, della selezione dal web, della partecipazione sulla piattaforma Rosseau, dei cittadini che diventano ministri ecc. si sono rivelate nulla più che propaganda pubblicitaria (anche di basso livello), fregnacce diciamo la verità, buttiamo via tutta questa roba, perché non serve!

E cominciamo a dire che amministrare la cosa pubblica non ci vogliono i cittadini ma servono dirigenti politici e “fare” un dirigente è come fare un chirurgo, un ingegnere, ci vuole preparazione, studio, bisogna passare attraverso una selezione, ma non dei “like”, una selezione professionale. Perché la politica la fanno i professionisti della politica e non i dilettanti allo sbaraglio, altrimenti finisce come finisce.

Quindi fate il partito, organizzatelo, datevi una struttura dirigente, mandate a casa questi Di Maio, Toninelli, Di Battista, sostituiteli con gente competente, mantenete questo patrimonio di democrazia che si è formato nella società italiana e donatelo alla vita pubblica, rinnovato nei modi, nelle forme, nell’immagine che non può essere certo quella di questi 4 maggiordomi allo sbaraglio.






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