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giovedì 18 Agosto 2022
Sette per cinqueUna nuova stagione per i diritti civili

Una nuova stagione per i diritti civili

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Il pasticciaccio del concorso scolastico per dirigenti scolastici del 2017 di cui si è occupato Antonello Sette nelle settimane passate è ancora una volta il tema sul quale ha intervistato per SprayNews Lorenzo Fioramonti, deputato di FacciamoECO nel Gruppo Misto, già del M5S ed ex Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca. I fatti sono arcinoti. Una commissione nazionale che ha lasciato mano libera a trentotto sottocommissioni, dislocate anche in sedi quasi impossibili da raggiungere con i mezzi pubblici, che hanno agito come altrettante repubbliche indipendenti e sovrane con il risultato che alcune hanno promosso tutti gli ammessi agli orali, altre meno della metà. La scuola, esaminatrice per obbligo e vocazione, non sa esaminare i suoi dirigenti.

“E’ un episodio davvero esecrabile, che mette in discussione la credibilità dello Stato nella sua interezza – ha risposto Fioramonti – Purtroppo i concorsi pubblici nel nostro Paese continuano a essere, mi perdoni il termine poco tecnico, una grande buffonata, con la conseguenza che viene lesa completamente la fiducia che le persone hanno nelle istituzioni. Ho seguito la vicenda del concorso per dirigenti scolastici del 2017 con molta attenzione quando ero ministro. Da subito mi sono reso conto che serviva da parte dell’Amministrazione almeno una grande trasparenza e ho fatto in modo che i ricorrenti avessero accesso a tutte le informazioni ritenute necessarie. Purtroppo, dopo di me è accaduto l’esatto contrario. L’Amministrazione continua a nascondere e a nascondersi. Le amministrazioni che nascondono sono una vergogna per la Repubblica italiana. Sono l’esempio più anticostituzionale che si possa immaginare. I cittadini hanno diritto alla privacy. Le istituzioni no”.

Che spesso, sempre più spesso, ci troviamo come cittadini a dover constatare che la legge non è uguale per tutti purtroppo è un fatto e non ci sorprende più di tanto. Tuttavia ci sono episodi che veramente umiliano la coscienza civile di ciascuno: prendiamo il caso di Calogero Mannino, assolto in via definitiva dalle accuse riguardanti la presunta trattativa Stato-mafia.La Procura di Palermo non si arrende e ha presentato una memoria in cui parla di “manifesta illogicità delle motivazioni della sentenza di assoluzione”. Insomma “i magistrati della Procura non si riducono all’ordine. All’ordine della legalità. Loro pretendono di potere fare tutto – osserva Mannino – Il problema della giustizia in Italia si è aperto, io lo sperimento personalmente, e non si chiuderà più. Ero, anzi sono stato assolto, ma oggi in Corte d’Appello nel processo parallelo (ha la forza di riderci su, n.d.r.) i sostituti procuratori hanno posto il problema della contestazione della sentenza della Cassazione. Se siamo arrivati a questo. Se due pubblici ministeri contestano una sentenza della Cassazione, da dove si riparte?” si domanda Mannino. “Questo Paese nel 2021, e dopo tante storture, è ancora fermo a Enzo Tortora – risponde indirettamente Nunzia Di Gironamo, exdeputata del Popolo della Libertà e di Forza Italia e Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali – Nulla è cambiato. I magistrati non hanno carriere separate. Il magistrato che sbaglia non paga. La giustizia è lenta. Non c‘è la certezza della pena. Sentenze di assoluzione di primo grado per puro accanimento appellate. Oggi so che si sta discutendo proprio di questo con il ministro Marta Cartabia e mi auguro che abbia il coraggio di fare una sacrosanta riforma in questo senso. Vedo ancora tanti accanimenti e purtroppo sono costretta a leggere di un Csm, che dovrebbe essere un luogo di garanzia per tutti noi e per la stessa magistratura, diventato, invece, il luogo di uno scandalo.”

Ma lo scandalo non si ferma sulla soglia del Palazzo dei Marescialli sede del CSM. La nostra comunità ha vissuto, per colpa della pandemia, lo “scandalo” della perdita della libertà individuale, la clausura, la dipendenza e infine la rabbia. Come i topi in un laboratorio, chiusi in una gabbia e percorsi da scariche elettriche, sentono il bisogno di azzuffarsi, così i nostri giovani una volta fuori di casa, sono vittime o carnefici di bullismo e gang. È una società scandalosa! “Ma ci rendiamo conto di quello che hanno visto e sentito con la televisione sempre accesa in tutti questi mesi? – osserva Maria Rita Parsi, psicologa, psicoterapeuta, docente, saggista e scrittrice –Io credo che una mano sulla coscienza chi ha avuto, e continua ad avere, il potere di decidere sui programmi televisivi dovrebbe mettersela. Sono arrivati dentro le case messaggi devastanti che vanno dai quotidiani bollettini di guerra sul Covid ai film a sfondo criminale, fra sparatorie e accoltellamenti. Un cocktail colpevole e pericoloso quando, in un momento così traumatico ci sarebbe stato bisogno di messaggi positivi di accoglienza, di speranza, di bellezza, di allegria e di fiducia. Ha prevalso, invece, una programmazione assolutamente deplorevole”.

Forse l’unica soluzione che possiamo auspicare è un ritorno alla stagione dei diritti civili, così come accadde nel nostro Paese quando in piena tragedia del terrorismo fummo capaci di lottare per il diritto al divorzio o all’aborto o alla procreazione assistita insomma per una società più giusta.

“Ho combattuto per i diritti e non ho mai smesso di farlo –  afferma Renata Polverini, deputata di Forza Italia, già presidente della Regione Lazio- Le mie posizioni autonome riguardano i diritti in generale. Io nella scorsa legislatura ho votato le unioni civili e ho presentato una mia proposta di legge, ribadita anche in questa, sulla cittadinanza. Nella legislatura in corso ho votato la proposta di legge Zan contro l’odio di genere e verso i disabili. Ho presentato una proposta di legge che non è lo ius soli e che guarda caso era il testo sul quale poi si era arrivati per mediazione nella scorsa legislatura. Secondo la mia proposta, i bambini non acquisiscono la nazionalità per nascita, ma perché hanno fatto un percorso di istruzione. In questo caso andando a scuola nel nostro Paese e, quindi, sposando in qualche modo la nostra cultura”.“Lo Ius Soli non è importante – le fa eco Maria Rita Parsi – E’ decisivo in un Paese che oltretutto ha problemi di denatalità, perché questi bambini, possono essere integrati e inclusi e con loro i loro genitori. Possiamo costruire, grazie allo Ius Soli, una società che sarà multietnica, multireligiosa, aperta ai cambiamenti e alle prospettive che ormai un mondo come il nostro non può rimuovere e baipassare”.

In definitiva una società migliore. Che ha bisogno di un nuovo traino sociale. Forse un mondo in cui gli uomini, che hanno gestito il potere per alcuni millenni, accettino senza vendette di lasciare il passo alle donne. “Le donne che studiano e si inseriscono a vari livelli sono sempre di più – osserva Maria Rita Parsi – e dovendo molto spesso contrastare il loro ruolo deputato di madri, di mogli e di compagne, perché gli uomini esigono tutto e le donne portano sulle loro spalle il mito di Atalanta: la casa, i figli, l’istruzione, la possibilità di cercare e di mantenere un rapporto sentimentale per se. Io credo che in prospettiva sempre più le stanze dei bottoni si riempiranno di donne. Innanzi tutto perché le donne sanno che cosa fare.

Samantha Cristoforetti sa come andare sulla Luna e anche come indirizzare e dirigere le prospettive degli esseri umani proiettati nell’universo. Certo qualcosa di vero in quello che lei ha detto c’è e io, a questo proposito, consiglio a quelle donne,  che pensano sia utile adottare i comportamenti dei maschi o fare le bamboline, di riflettere sul fatto che tanti uomini hanno raggiunto dei risultati proprio perché si sono comportati in maniera maschilista e folle, mentre tante donne non si sono qualificate riconoscendosi qualità e diritti, proprio perché certi passaggi sono stati obbligati o li hanno accettati come obbligati. Credo, però, che il futuro che si sta preparando è un futuro in cui le donne con tranquillità, con fermezza e anche con l’aiuto di tanti uomini le stimano e le vogliono bene, ce la potranno fare ad arrivare nelle stanze dei bottoni e in un numero sempre più crescente. Mi dispiace per l’oggi perché proprio delle donne il Paese avrebbe in questo momento bisogno”.






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